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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

PACCHETTO DI HALLOWEEN

Di tempo non ce n’è più. Al termine della giornata peggiore sui mercati finanziari dall’inizio della crisi del debito arriva la nota del Quirinale che invita a “l’improrogabile assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee”. Lo spread sta abbattendo, con colpi sempre più violenti, quel che resta dei conti pubblici italiani, ma negli ultimi tre giorni, quelli passati dalla disastrosa asta di venerdì che ha spinto i rendimenti dei Btp oltre il 6 per cento, il governo ha simulato una condizione di normalità. Renato Brunetta in Cina, Paolo Romani in India, Giulio Tre-monti alla sagra della zucca di Piacenza, Silvio Berlusconi ad Arcore. Ma lo spread al 4,5 per cento e il rendimento sui mercati del debito decennale al 6,3 per cento costringono a cambiare atteggiamento: di questo passo entro la fine della settimana si arriva al punto di non ritorno, il tasso del 7 per cento.
SI DEVE intervenire prima, quindi, intima il Colle. Senza ostruzionismi da parte dell’opposizione. Il problema è come. La premessa è questa: l’andamento dello spread e delle aste costringe a rivedere tutto l’impianto della manovra estiva da 60 miliardi, 20 dei quali comunque erano ancora assai incerti. Non c’è più la garanzia di arrivare al 2014 con un avanzo primario (cioè entrate meno spese, prima di contare gli interessi sul debito) al 5,7 per cento del Pil e un debito al 112,6. Si sta verificando, insomma, lo scenario paventato nell’ultimo punto della lettera d’intenti consegnata da Silvio Berlusconi all’Ue mercoledì: “Qualora il deterioramento del ciclo economico dovesse portare a un peggioramento nei saldi, il governo interverrà prontamente”. Il momento è arrivato, ma con una complicazione non prevista: Berlusconi ha esautorato il ministro del Tesoro Giulio Tremonti dalla redazione del decreto Sviluppo, frustrato per la sua ritrosia a recuperare risorse per varare provvedimenti di spesa, e affidato la regia della politica economica ai ministri Romani e Brunetta. Quindi Tre-monti ha la forte tentazione di sedersi sulla riva del fiume guardando passare i cadaveri dei nemici, cioè si limita a osservare riducendo le proposte al minimo necessario per rispettare le indicazioni del capo dello Stato.
IL MINISTRO del Tesoro ha anche fatto sapere pubblicamente di non condividere i contenuti della lettera europea, quindi non ha una fretta particolare di attuarla. Ma qualcosa bisogna fare, nei prossimi due-tre giorni, con il vertice del G20 di Cannes che si apre domani a complicare l’agenda. Le misure richieste dai mercati sono quelle che servono per rendere di nuovo credibili i saldi di bilancio e, come ha ricordato il premio Nobel Paul Krugman, più tardi si prendono, meno credibili diventano. E se si tarda troppo, diventano proprio inutili. La lista delle leve a disposizione è nota: patrimoniale, abolizione delle pensioni di anzianità, prelievo sui conti correnti, aumento dell’Iva. L’unico giorno utile per annunciarle è oggi, visto che poi giovedì e venerdì Berlusconi, Tremonti e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli sono a Canens, al G20.
Ma il governo sembra orientato verso un approccio ben più minimalista. Il “pacchetto di Halloween” discusso ieri sera a palazzo Chigi da un vertice convocato con i ministri economici a disposizione, da Tremonti a Maurizio Sacconi a Paolo Romani a Roberto Calderoli, privilegia la via degli emendamenti alla legge di stabilità. Tradotto dal politichese: invece di fare un Consiglio dei ministri in cui ruggini e tensioni rischiano di produrre un’imbarazzante inconcludenza (all’ultima riunione si è discussa solo la normativa europea sul pollame), si demanda tutto a emendamenti elaborati da qualche parlamentare da inserire in una legge che poi verrà blindata dal voto di fiducia in aula. I contenuti pare saranno la parte meno problematica della lettera Ue: qualche liberalizzazione minima, un po’ di semplificazione amministrativa (con l’aumento delle autocertificazioni voluto da Brunetta), un intervento ancora misterioso nei dettagli sugli immobili pubblici, riaffittando quelli in uso al governo o alla Pubblica amministrazione. In pratica le stesse misure che il governo ipotizzava prima della lettera all’Unione e prima dell’ultima disfatta finanziaria. Come se nulla fosse successo.
Ma questa è davvero l’ultima occasione, “ogni ritardo può avere conseguenze irreversibili per l’intero Paese”, come ricorda un appello promosso tra gli altri da Romano Prodi e Giuliano Amato. Anche imprese, banche e assicurazioni danno l’ultimo ultimatum all’esecutivo: “Verifichi se ci sono le condizioni per “assumere immediatamente le misure che sono necessarie” oppure “tragga le conseguenze e lo faccia rapidamente nell’interesse dell’Italia”. Oggi. Oppure sarà davvero troppo tardi, i mercati pronunceranno la prima sentenza questa mattina.