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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

DOMANDE

& RISPOSTE -
Com’è disciplinato

il referendum in Grecia?

La Costituzione prevede due tipi di referendum: il primo su argomenti di vitale interesse nazionale, proposto dal Governo; il secondo può essere proposto dal Parlamento con la maggioranza dei tre quinti dei 300 deputati. Il ricorso al referendum in Grecia è molto raro. L’ultima consultazione si è svolta l’8 dicembre del 1974 sulla Costituzione repubblicana (il 69% si pronunciò a favore, contro il 31% che votò per la restaurazione della monarchia).



Ci sono margini per bloccare il referendum annunciato da Papandreou?

Sì, ci sono margini per tornare indietro perché il ricorso al referendum sul piano di salvataggio per la Grecia è stato per ora solo annunciato dal premier George Papandreou ai deputati socialisti. Se la maggioranza dei deputati del Pasok che sostiene il Governo non fosse d’accordo con questa scelta la proposta potrebbe essere ritirata.



Qual è il significato politico di questa scelta?

Il premier Papandreou ha voluto mettere in difficoltà Antonis Samaras, leader del partito conservatore di opposizione, Neo Dimokratia, che si è arroccato in una posizione di rifiuto degli accordi con l’Unione europea e che chiede elezioni anticipate. Samaras ha subito chiesto al presidente della Repubblica Papalia di bloccare il referendum che lo costringerebbe a dire sì all’accordo e rinunciare alla sua opposizione.



Cosa succederebbe se vincessero i no?

Se l’accordo raggiunto con l’Europa, e quindi l’impegno a risanare i conti pubblici, venisse bocciato dagli elettori, la Grecia perderebbe gli aiuti da 110 miliardi di euro decisi nel maggio 2010 da Ue e Fmi e i 130 miliardi di euro decisi il 26 ottobre al Consiglio europeo a Bruxelles. Il Paese andrebbe in pochi giorni in bancarotta. I 357 miliardi di euro di debito greco subirebbero a quel punto un haircut (perdita sul valore nominale) del 75% anziché del 50% concordato a Bruxelles, provocando un effetto contagio sugli altri Paesi e mettendo in gravissime difficoltà le banche francesi e tedesche, le più esposte. Inoltre scatterebbero i Cds a copertura delle perdite sui bond e Atene rischierebbe di essere costretta a uscire dall’Eurozona per tornare ad adottare la dracma.



Ma un Paese dell’Unione monetaria può uscire dall’euro?

Il Trattato di Lisbona non prevede una procedura per l’uscita volontaria di uno Stato dall’Eurozona (mentre è previsto l’opt-out dall’euro al momento dell’ingresso nell’Unione). L’unica strada sarebbe uscire del tutto dalla Ue. Un’ipotesi di scuola, improbabile, ma tecnicamente possibile. Proprio l’entrata in vigore, il 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona offre qualche strumento tecnico in più, introducendo il diritto di ogni Stato di uscire dalla Ue. La procedura impone allo Stato che volesse abbandonare l’Unione di comunicare la scelta al Consiglio. A questo punto si aprirebbe un negoziato tra Unione e Stato membro per fissare le modalità di recesso, con una delibera adottata a maggioranza dal Consiglio e approvata dall’Europarlamento. Sono ammessi ripensamenti. In tal caso, lo Stato dovrebbe sottoporsi alle ordinarie procedure di adesione. Dall’entrata in vigore dell’accordo di recesso, i Trattati smetterebbero di essere applicabili per lo Stato in questione. La Carta di Lisbona non dice nulla, invece, sulla possibilità di abbandonare solo l’Eurozona. Tanto meno è prevista la facoltà di espulsione.



Quanto potrebbe costare l’abbandono dell’euro?

Poiché per uscire dall’euro bisognerebbe abbandonare la Ue, tanto per cominciare si perderebbero i fondi per lo sviluppo erogati da Bruxelles (20,4 miliardi per la Grecia per il periodo 2007-2013). Secondo un studio della banca svizzera Ubs di inizio settembre, che prende in esame un ipotetico «Stato debole» dell’Eurozona, l’uscita dalla moneta unica significherebbe, oltre al default, il collasso del sistema bancario domestico e dei suoi scambi internazionali. La "svalutazione" della moneta rispetto all’euro offrirebbe ben poco sollievo (la Ue potrebbe imporre dazi) e ciascun abitante si toverebbe a pagare un prezzo tra 9.500 e 11.500 euro solo nel primo anno (in Grecia gli stipendi medi annui sono di circa 20mila euro). Negli anni successivi, il danno scenderebbe a 3-4mila euro.