Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

IL PARLAMENTO DA COINVOLGERE

L’Italia non può presentarsi a mani vuote domani al vertice del G-20. Non potrebbe in ogni circostanza, ma in particolare non può farlo dopo le terribili giornate vissute dal Paese: gli "spread" arrivati oltre i 450 punti e la Borsa che si schianta senza paracadute nella peggiore seduta degli ultimi tre anni. «Le misure sono improrogabili» ha fatto sapere Giorgio Napolitano con una nota assolutamente perentoria, diffusa un attimo dopo che era stata resa nota la telefonata fra Silvio Berlusconi e Angela Merkel.
Un colloquio, quest’ultimo, auspicato nelle ore precedenti dallo stesso Quirinale, in quanto necessario per ancorare il Governo al realismo, cioè alla linea del rigore e soprattutto della tempestività. Senza l’assenso o almeno la non ostilità del Governo di Berlino non c’è via d’uscita, tanto meno c’è un qualche recupero di credibilità. È la triste condizione di un esecutivo "commissariato", ma tant’è.

Il Capo dello Stato, il Governo tedesco, i mercati finanziari: nelle ultime ore intorno al presidente del Consiglio la pressione è stata concentrica, determinando la convocazione urgente della riunione ristretta di ieri sera. Preparatoria, si deve immaginare, di un decisivo Consiglio dei ministri oggi. In ogni caso il presidente del Consiglio ha il dovere di assumersi le responsabilità del caso insieme ai suoi ministri, in particolare quello dell’Economia, e di essere convincente davanti agli italiani, davanti al Parlamento e domani di fronte ai partner. Dopo settimane di parole e di vaghe assicurazioni, è il tempo dei fatti. Sappiamo che la maggior parte dei provvedimenti fino a ieri sera o non era pronta o si era arenata. Ma l’impegno preso da Berlusconi con la Merkel, se ha un senso, è quello di superare di slancio gli ostacoli e di obbligare il governo ad approvare almeno un segmento significativo dell’agenda europea prima del G-20.
Sarebbe anche consigliabile che il premier, prima della partenza alla volta del vertice, andasse a informare il Parlamento. È essenziale coinvolgere l’intero arco politico in una discussione su temi che investono ormai la salvezza nazionale. E qui veniamo al punto. Giorgio Napolitano non ha chiesto solo misure improrogabili e immediate. Ha chiesto anche «misure condivise» e ampie intese parlamentari. In sostanza ha consigliato al premier e alla maggioranza di cercare il consenso del l’opposizione su provvedimenti che riguardano il futuro del Paese e non si prestano ai conflitti di fazione.
Un segnale di grande novità e di serietà sarebbe, ad esempio, un passo del presidente del Consiglio verso i leader dell’opposizione, da Bersani a Casini, prima o dopo il G-20. Un colloquio, uno scambio di idee, una mano tesa: sarebbe il modo migliore per dare all’opinione pubblica l’idea di una classe politica all’altezza della sfida comune. Nessuno rinuncerebbe alle proprie posizioni, ma si riconoscerebbe che l’Europa rappresenta il destino comune.
In tal senso e in nome di questi principi il presidente della Repubblica si attende anche dal centrosinistra e dal "terzo polo" un po’ di coraggio e di audacia. Il coraggio e l’audacia di condividere in tutto o in parte le misure dell’agenda europea. È già accaduto la scorsa estate. Perché non può accadere ancora? È comprensibile, anzi è ovvio che l’opposizione chieda a gran voce le dimissioni del Governo, tuttavia i provvedimenti per l’Europa, promessi nella famosa "lettera d’intenti", hanno una loro urgenza e corrono su di una sorta di corsia preferenziale.
Salviamo l’Italia, sembra dire il capo dello Stato, e dopo sarà tutto più facile. Anche approdare a un equilibrio politico diverso dall’attuale, se così vorrà una maggioranza parlamentare. Dopo sarà possibile presentarsi ai partner con maggiore credibilità. Ma è evidente che questo potrà avvenire solo se oggi ognuno avrà fatto il proprio dovere verso l’Europa. A cominciare da un premier logorato e colpevole di molti errori, da cui è lecito attendersi un gesto di generosità, ossia il ritiro, dopo gli ultimi appuntamenti europei. Ma senza ignorare le responsabilità di un’opposizione spesso latitante e miope.
Ecco perché la richiesta al Governo di venire in Parlamento può favorire la svolta. Viceversa, reclamare un esecutivo di emergenza senza voler contribuire prima ad approvare le misure in agenda rischia di essere solo un’astuzia tattica.