Felice Modica, Libero 2/11/2011, 2 novembre 2011
MARX HA SBAGLIATO SPECIE
Vive, nelle foreste del sud America, un piccolo cervide color nocciola, del genere Mazama, che si nutre di frutti e materiale vegetale. Nel suo stesso ambiente si trovano pure imponenti colonie di formiche tagliafoglie del genere Atta. Queste ultime le ho viste davvero e sono chiamate dalle popolazioni locali hormigas parasol, perché trasportano, in migliaia, ciascuna un pezzettino di foglia a mo’ di ombrello. Leggendo la monumentale opera di Bert Holldobler e Edward O. Wilson, Il Superorganismo (Adelphi, splendide illustrazioni di Margaret C. Nelson, traduzione di Isabella C. Blum con, in apertura, un bel saggio di Donato A. Grasso, pp. 602, euro 49), si apprende che questi insetti sono agricoltori. Non mangiano, infatti, le foglie, ma le utilizzano per costruirsi un allevamento di funghi dentro il formicaio, il quale servirà effettivamente al loro nutrimento. Torniamo al piccolo cervo. L’abbiamo chiamato in causa in quanto pesa, da adulto, circa 20 kg e consuma, in un anno, 300 kg di materiale vegetale. Esattamente quanto una colonia di Atta colombica (questo il nome degli straordinari insetti): 20 kg di formiche, che masticano, spezzettano le foglie (300 kg in un anno!), riducendole ad una poltiglia, le trasportano nella fungaia, che ha un microclima in grado di permettere la proliferazione di particolari microrganismi. La fungaia, all’interno del nido, svolge la stessa funzione che ha il rumine per il cervo: produce il cibo necessario alla colonia. Le sorprendenti analogie non finiscono qui. Sia per il mammifero che per gli insetti, ci sono foglie «buone» e foglie velenose, che vengono individuate da sofisticati organi di senso, che nelle parasol si trovano sui recettori antennali delle operaie. La colonia è composta da legioni di specialiste le quali agiscono con straordinaria coordinazione per uno scopo ultimo. Ci sono operaie esploratrici, tagliatrici, trasportatrici e addette alla fungaia. Inoltre, come il cervo Mazama ha, nello stomaco, un efficace sistema di difesa dai microrganismi patogeni, le tagliafoglie utilizzano potenti antibiotici di produzione propria, o addirittura prodotte da batteri che vivono sul loro corpo, alloggiate in apposite cripte della cuticola. Quando sarà il momento di riprodursi e quindi di espandersi, la colonia affiderà ad altri specialisti il compito di ricreare le medesime condizioni necessarie alla vita di un’altra fungaia e quindi di una nuova colonia. Nessuna libertà Le tagliafoglie sono solo un esempio di “superorganismo”, ovvero di un meccanismo biologico molto complesso, le cui parti cooperano strettamente per il bene comune. Il superorganismo è qualcosa di più di una stretta associazione di individui, presentando inquietanti similitudini con gli organismi convenzionali. Holldobler e Wilson sono mirmecologi, cioè entomologi che studiano le formiche e, insieme, da una vita abbassano il loro punto di vista portandolo ad un millimetro dalla superficie del suolo. Nel ’91, il loro The Ants fu premiato col Pulitzer per la saggistica. Per loro stessa ammissione, nonostante Il superorganismo tratti anche di api, vespe e termiti, si sono concentrati specialmente sulle formiche, il primo amore e il meglio conosciuto. Se Maurice Maeterlinck, nel suo celebre La vita delle api, è stato un poeta che si occupava di entomologia, i due autori sono entomologi capaci di cantare le gesta dei loro amatissimi insetti come un poema epico, lasciando intatto il rigore scientifico della narrazione. Pare che, poste su un piatto di un’ipotetica bilancia, tutte le formiche del mondo peserebbero insieme quanto tutti gli esseri umani. Con la differenza che la loro biomassa è sottilmente divisa in individui minuscoli e satura ogni ambiente terrestre. Le formiche sono le vere dominatrici del mondo e il segreto del (misconosciuto) successo sta proprio nella loro natura di insetti sociali e nella genialità delle soluzioni organizzative che le varie specie hanno trovato nel corso del cammino evolutivo. Il comune denominatore per tutti questi insetti è costituito da un radicale collettivismo. La singola ape, vespa, termite o formica esiste solo in quanto parte di un gruppo, di una colonia, Superorganismo dotato di un organo riproduttore (la Regina), di cervello, cuore, viscere e altri tessuti di supporto (le operaie con le diverse mansioni). Si pensi che, perfino uno scambio di cibo liquido tra i singoli insetti può essere assimilato alla circolazione del sangue e della linfa! Quello che, per gli uomini, equivarrebbe ad un universo concentrazionario, ha consentito agli insetti sociali la conquista della terra. È grazie al sacrificio del singolo che prospera la colonia e ogni parte del Superorganismo è programmata ad agire in modo coordinato nell’interesse del tutto. Insomma Karl Marx avrebbe indovinato ogni cosa, se avesse lasciato stare gli uomini e si fosse occupato di formiche... Politica aggressiva I soldati di «Pheidole», a difesa del formicaio, sono talmente devoti al compito della loro casta, da lasciarsi massacrare dalle formiche di fuoco come i difensori spartani che resistettero e morirono alle Termopili davanti ai persiani. I maschi degli insetti sociali vivono poche settimane, missili carichi di sperma costruiti solo per la riproduzione. La regina stabilisce il sesso e la casta delle figlie ed è, essa stessa, una «macchina sforna-uova». Continuando col gioco delle similitudini, tra i Superorganismi, sono i formicai a superare di gran lunga gli esseri umani, quanto a «cattiveria organizzata ». Scrivono Holldobler e Wilson che «il programma di politica estera delle formiche può essere così riassunto: aggressione ininterrotta, conquista territoriale e genocidio fino all’annientamento delle colonie limitrofe ogni qualvolta sia possibile». Aggiungendo: «Se le formiche possedessero armi nucleari, probabilmente distruggerebbero il mondo nel giro di due settimane». Quando si dice, gli effetti del Socialismo nel regno animale...