ROBERTO CONDIO, La Stampa 1/11/2011, 1 novembre 2011
Guardiola-Barça l’unione perfetta compie 200 partite - Stasera gioca a Praga contro il Viktoria Plzen
Guardiola-Barça l’unione perfetta compie 200 partite - Stasera gioca a Praga contro il Viktoria Plzen. Una formalità. Uno degli impegni meno eccitanti per il Barcellona pigliatutto. Eppure, la partita contro la matricola della Champions entrerà nella storia della squadra più vincente del secolo. Leo Messi, l’icona blaugrana, è a un solo gol dai 200: lo davano in crisi e sabato ha rifilato una tripletta (la 12ª!) al Maiorca. Stasera può fare cifra tonda. Di sicuro, invece, ci arriverà Guardiola: sarà la 200ª del Barça del Pep. Comunque vada, sarà festa per gli uomini dei record e per il loro allenatore perfetto. Arrivano a Praga con numeri pazzeschi, mai visti: 143 partite vinte su 199, con 496 gol segnati. Soprattutto, 12 trofei portati a casa sui 15 disponibili. Tre anni, due mesi e 19 giorni che hanno aggiornato ogni primato, in Spagna e in Europa. Guardiola a 40 anni ha già vinto tutto: tra le altre cose, tre volte su tre la Liga, due Champions e un Mondiale per club. Coppa del Re a parte, non ha mai perso contro l’odiatissimo Real Madrid: sei successi e due pareggi, compresa la mitica «manita» del 5-0 mostrata al primo tentativo a Mourinho. Un mito, per i tifosi blaugrana e per l’orgoglio catalano che Pep aveva già rappresentato alla perfezione da giocatore, dal 1984 al 2001: prodotto del vivaio, centrocampista di talento e temperamento, capitano, protagonista di 16 trionfi, inclusa la Champions del 1992. Mai arrogante ma sicurissimo di sé. Ha sempre saputo di essere un fuoriclasse, Guardiola. Anche da allenatore. S’è preso così il posto nel «suo» Barça. C’era da svoltare dopo due anni di digiuno con Rijkaard. Era il maggio 2008 e il presidente Joan Laporta stava pensando intensamente a Mourinho e a Wenger. Finché Johan Cruyff, ascoltatissimo pezzo di storia del club, non ha consigliato di dare fiducia al Pep, brillante nella sua stagione di debutto alla guida del Barça B. Racconta la ricca bibliografia sulla genesi del matrimonio più riuscito degli ultimi anni che, alla proposta di Laporta, Guardiola rispose così: «No tendras cojones de hacerlo». Insomma, edulcorando: «Non avrai il coraggio di farlo». Invece, il boss di allora osò. Scommise sul 37enne rampante che gli aveva appena assicurato: «So come tornare a vincere». L’avventura, in verità, non cominciò benissimo. Due ko nelle prime tre uscite: ininfluente lo 0-1 beccato a Cracovia nel preliminare di Champions, dopo il 4-0 del Camp Nou; un filo allarmante lo 0-1 del debutto in Liga sul campo della matricola Numancia. Problemi di avviamento, comprensibili. Il Pep aveva già cominciato a parlar chiaro, a fare scelte nette. Addio a Ronaldinho e Deco, tanto per cominciare, e largo ai prodotti della «cantera». E poi, cura maniacale per ogni piccolo dettaglio, dall’alimentazione ai comportamenti. Tutto per arrivare al top alla prova del campo, alla realizzazione del progetto che sta stregando il mondo: un gioco in velocità che stordisce i rivali e ammalia chi lo osserva. Risultato: dal 13 maggio al 19 dicembre 2009, il Guardiolismo ha fruttato al Barça sei titoli su sei, dalla Coppa del Re al Mondiale per club. Era solo il clamoroso inizio di un ciclo ancora apertissimo. Con la Supercoppa europea di due mesi fa, il Pep ha già superato a quota 12 il mito Cruyff, che da tecnico blaugrana aveva vinto 11 trofei. In 12 anni, però. C’è chi dice che questa possa essere la sua ultima stagione «a casa». Che Guardiola voglia mettersi alla prova altrove, magari in Italia, nell’Inter che insegue ancora un dopo-Mou sereno. Ieri, a Praga, ha confessato: «Quando ho iniziato, non pensavo certo di poter stare 4 stagioni sulla panchina di un club così grande». Già che c’è, vuole ricavare il massimo da quest’altra annata. La sta affrontando con la stessa fame, con gli stessi risultati: 11 vittorie e 0 ko nelle prime 16 partite, un clamoroso 26 gol a 0 nelle 5 sfide casalinghe di Liga. Nell’ultima, il 5-0 al Maiorca, s’è capito perché il Barça vince e vincerà: tripletta di Messi, ma pure primo gol di Isaac Cuenca, 20 anni, ennesimo gioiello del vivaio. Il 18˚ lanciato da Guardiola. Il 19˚ è Gerard Deulofeu, punta entrata sabato dopo 63’ al posto di Villa. Ne parlano benissimo, ha soltanto 17 anni.