GLAUCO MAGGI, La Stampa 1/11/2011, 1 novembre 2011
Il superfondo Usa fa crac con l’Europa - Jon Corzine aveva sognato di far diventare la MF Global, finanziaria di derivati impegnata sulle borse e nei bond di tutto il mondo, una seconda Goldman Sachs: ne era stato partner e massimo dirigente (co-Ceo) negli Anni Novanta
Il superfondo Usa fa crac con l’Europa - Jon Corzine aveva sognato di far diventare la MF Global, finanziaria di derivati impegnata sulle borse e nei bond di tutto il mondo, una seconda Goldman Sachs: ne era stato partner e massimo dirigente (co-Ceo) negli Anni Novanta. L’avventura è finita ieri, quando i libri della società sono stati portati in tribunale a Manhattan per l’avvio della bancarotta (l’articolo 11). Ad affondare la MF Global sono state le esposizioni sui titoli di stato europei, comprati di recente per 6 miliardi di dollari - di cui 3 in Italia e uno in Spagna scommettendo su un rally. È invece avvenuto l’opposto, e ad aggravare la situazione è stata l’aggressività di Corzin, lo stile che aveva fatto la sua fortuna alla Goldman. Entrando nel mercato dei bond il manager era diventato famoso e ricco, usando largamente i derivati. Questi strumenti, opzioni e futures, permettono di moltiplicare il volume della “puntata” su un certo trend rispetto al capitale reale di cui si dispone. E’ il cosiddetto effetto-leva, alla base della crisi del 2008 e del fallimento Lehman Brothers. Tre anni dopo, e mentre vige la riforma obamiana di Wall Street, una società finanziaria affidata ad uno stretto alleato della Casa Bianca è andata a gambe all’aria. Sotto la regia di Corzine, l’esposizione ai titoli europei della MF Global è stata addirittura superiore in assoluto a quella della Morgan Stanley, altra banca colpita dal collasso dei bond in euro, ma che non corre rischi essendo la sua partecipazione non altrettanto squilibrata. La richiesta di “protezione fallimentare” avanzata ieri riguarda sia la casa madre internazionale, la MF Global Holdings, sia il braccio americano MF Global Finance Usa. Per tutto il week end, fino alle cinque del mattino di lunedì, Corzine aveva cercato di trovare un compratore per la sola filiale americana: la speranza era di dichiarare comunque la bancarotta per la Holdings, ma contestualmente di evitarla per la società Usa sottostante attraverso la vendita preconcordata all’Interactive Brokers Group, l’ultimo concorrente a mostrare interesse. La trattativa, quando l’Ibg ha esaminato i libri della MF Global, non ha partorito la soluzione sperata da Corzine, che ha dovuto gettare la spugna: nei conti presentati al giudice figurano assets per 41 miliardi di dollari, a fronte di impegni finanziari e debiti per 39,68 miliardi. Il crollo della società, che è quotata in borsa e ha perso l’80% del suo valore, avrà un effetto domino negativo sui due creditori più esposti, Jp Morgan Chase Bank e Deutsche Bank Trust Co., che insieme detengono 1,5 miliardi di bond. Ma l’elenco dei creditori colpiti è lungo: ci sono anche Cnbc, Bloomberg Finance, svariati studi legali e il colosso dei fondi pensione Tiaa-Cref. Corzine era diventato ad dall’anno scorso, pochi mesi dopo che la sua carriera politica di Democratico d’alto profilo era stata stroncata in New Jersey : eletto governatore dello Stato che confina con New York, e che è considerato una roccaforte dei Democratici, è stato battuto dall’emergente repubblicano Chris Christie, corteggiato di recente dal suo partito perché entrasse nella corsa alla nomination. Quanto a Corzine, che alla MF Global aveva ottenuto uno stipendio da 1,5 milioni all’anno, più altrettanti in azioni come bonus, appaiono a questo punto sepolte le speranze di diventare ministro del Tesoro dopo Timothy Geithner. Il suo nome era sempre tra i più citati del gossip di Washington, non essendo un segreto la sua forte amicizia con Obama, di cui era stato collega senatore in Congresso, e per il quale organizza abitualmente cene per la raccolta di fondi a Manhattan.