MARIA CORBI, La Stampa 1/11/2011, 1 novembre 2011
Una ladra da Guinness: presa a rubare 152 volte - Centocinquantadue volte ladra. Una carriera iniziata bambina per questa donna nomade, 29 anni, C
Una ladra da Guinness: presa a rubare 152 volte - Centocinquantadue volte ladra. Una carriera iniziata bambina per questa donna nomade, 29 anni, C.N., che ieri è stata fermata per l’ennesima volta, la centocinquauntaduesima appunto, mentre tentava di scassinare la porta di un appartamento romano insieme con un’altra nomade di 20 anni dotata di cacciaviti e lastre di metallo. Una storia che porta con sé paure, insofferenza, verità e preconcetti che si hanno sul popolo rom. Ma anche il disappunto dei romani per una città sempre meno sicura. Così questa ragazza diventa l’emblema di qualcosa che non va e che non capiamo. Come è possibile che sia ancora a piede libero? Al commissariato Vescovio dove l’hanno arrestata tentano di dare una risposta spiegando che la ventinovenne in occasione dei numerosi arresti, aveva fornito almeno 50 nomi (alias) diversi. Insomma una «fregoli» del furto, capace di evitare le maglie della giustizia inventandosi ogni volta una vita diversa. La sua, quella vera, è invece sempre la stessa, senza nessuna chance dal giorno in cui è nata in una famiglia rom, uno dei tanti ghetti del mondo, il campo nomadi di Via di Salone, dove la parola «alternativa» suona muta. Adesso ad aspettare C.N. c’è un processo per direttissima e una cella. Ma che cosa succederà dopo? Cosa farà C. appena uscita se non continuare a fare quello che ha sempre fatto e che le hanno insegnato fin da piccola a fare? Luca Cefisi, studioso del popolo rom, ha scritto un saggio sulle nuove generazioni degli «zingari». «Bambini ladri» (edizioni Newton Compton) è un viaggio nel mondo dei rom ma anche dei preconcetti che si hanno su di loro. «Questa storia della ragazza che ha rubato così tante volte non mi stupisce. Ma dobbiamo sottolineare che la percentuale di rom di cui fa parte, quelli che delinquono abitualmente, è una minoranza della minoranza, quella parte di comunità straniera che vive nell’isolamento estremo e nella povertà. Ci stupiamo di un fatto del genere quando non si è mai fatto nulla per cambiare le cose. L’essere ladri non è fisiologico della cultura rom come si vuol fare credere; lo è invece della condizione di isolamento ed emarginazione che si vive nei campighetto». La storia della donna dalle troppe identità non è certo una novità visto che questa estate a Lecce è stata fermata un’altra rom, di etnia serba, 26 anni, che ha fatto impazzire i computer della polizia. La sua foto corrispondeva a 70 identità diverse. Presa con un bimbo tra le braccia mentre era senza motivo all’interno di un palazzo al centro città, la donna ha detto di abitare in un campo rom di Roma e quando i poliziotti hanno richiesto al casellario centrale d’identità del ministero dell’Interno i precedenti dattiloscopici, la sorpresa: era stata già sottoposta a 96 fotosegnalamenti in molte regioni d’Italia (varianti del nome di battesimo e del cognome, magari cambiando anche solo una lettera). «Queste ragazze - continua Cefisi - sono abbandonate a loro stesse. Rubano perché non è stata data loro un’alternativa. Se il comune di Roma spendesse di più in politiche di integrazione invece che in inutili telecamere forse le cose potrebbero iniziare a cambiare. Non sono patologiche queste ragazze e la loro gente. E’ patologica una società che non offre sponda e approdo».