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 2011  novembre 01 Martedì calendario

Scalata Bnl, condannati Fazio e Consorte (2 articoli) - L’ex grande manovratore di Palazzo Koch, i contropattisti e Unipol

Scalata Bnl, condannati Fazio e Consorte (2 articoli) - L’ex grande manovratore di Palazzo Koch, i contropattisti e Unipol. Sono loro a pagare il prezzo più alto per il tentativo di scalata del gruppo assicurativo a Bnl, scippato agli spagnoli del Banco Bilbao. Era l’estate del 2005, quella dei furbetti. Aggiotaggio, ostacolo agli organi di vigilanza, appropriazione indebita e riciclaggio i reati contestati a vario titolo. I giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano, dopo tre giorni di camera di consiglio e a due anni e mezzo dalla prima udienza, hanno condannato l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio – con alle spalle una pena già inflitta a quattro anni per la vicenda Antonveneta - a tre anni e sei mesi e una multa da un milione di euro. Alla sua «costernazione» si aggiunge quella di Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, accusato anche di insider trading, cui è stata inflitta una pena a tre anni e 10 mesi di reclusione e a una multa da un milione e 300 mila euro. Per il suo vice, Ivano Sacchetti, e l’allora direttore generale Carlo Cimbri, i giudici hanno stabilito tre anni e sette mesi e un milione di euro di multa ciascuno. L’imprenditore ed editore, Francesco Gaetano Caltagirone, è stato condannato a 3 anni e sei mesi di reclusione e 900 mila euro di multa, come gli altri contropattisti Vito Bonsignore, parlamentare europeo per il Pdl e vice presidente del Ppe; Danilo Coppola, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto, gli immobiliaristi del gruppo e gli imprenditori bresciani Ettore e Tiberio Lonati. Stessa pena per Emilio Gnutti, per cui la Procura aveva chiesto l’assoluzione, e Guido Leoni, ex presidente di Banca Popolare dell’EmiliaRomagna. L’unico banchiere condannato perché gli altri festeggiano l’assoluzione: Giovanni Berneschi di Carige, Giovanni Zonin e Divo Gronchi della Banca Popolare di Vicenza, l’ex presidente di Coop Adriatica Pierluigi Stefanini, ma anche gli ex manager di Deutsche Bank Londra Filippo Nicolais e Rafael Gil-Alberdi. Incassa un’altra assoluzione dopo quella di Antonveneta Francesco Frasca, ex capo della vigilanza di Palazzo Koch e vicinissimo a Fazio. Assolto anche Giulio Grazioli, unico contropattista che esce indenne. Tutti i condannati (Giampiero Fiorani, ex Bpl, ha patteggiato, ndr), che dovranno pagare una provvisionale agli spagnoli di 15 milioni di euro più il risarcimento da stabilire in sede civile, hanno ricevuto in dote anche le pene accessorie come l’interdizione dai pubblici uffici, dalla professione, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione. Unipol, Bper e Hopa, holding di Gnutti, sono state condannate per la legge 231 per la responsabilità oggettiva delle società rispettivamente a 720 mila, 270 mila e 480 mila euro. La decisione dei giudici viene duramente commentata dall’avvocato Giovanni Maria Dedola, difensore di Consorte, che parla di «sentenza inspiegabile». Per il legale, la scalata Unipol fu «un’operazione portata avanti dalla compagnia assicuratrice e dai suoi vertici nel rispetto delle regole, in maniera lineare e ortodossa e che venne fatta fallire deliberatamente da alchimie finanziarie. Noi su questo abbiamo presentato una denuncia il 13 dicembre 2005 a Milano e Roma, denuncia che pare si sia persa». Consorte fa sapere di essere «deluso, rammaricato, dispiaciuto, frustrato da una pronuncia della quale non si capacita». Tutti i condannati annunciano appello e chissà se si arriverà al verdetto definitivo visto che la prescrizione cadrà nel 2013. Forse proprio per evitare che il tempo cancelli il reato i giudici si sono dati «solo» 45 giorni per le motivazioni. GIOVANNA TRINCHELLA *** Quel che resta del gioco dell’Opa - Antonio Fazio è ormai ai margini della scena da che, nel dicembre 2005, dovette lasciare la dorata poltrona in Banca d’Italia a quel Mario Draghi che, proprio oggi, s’insedia alla guida della Banca Centrale Europea. L’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte coltiva rancori e una piccola banca d’affari, Intermedia. Gli immobiliaristi, quando va bene, continuano a fare gli immobiliaristi, altrimenti si dibattono tra residui di mondanità e aule giudiziarie, come pure l’astro di Emilio Gnutti e dei fratelli Lonati s’è appannato financo nella loro Brescia. Gli unici due protagonisti rimasti della battaglia sulla Bnl che si consumò in un aggrovigliato gioco dell’Opa per inabissarsi tra le carte giudiziarie sono Carlo Cimbri e Francesco Gaetano Caltagirone. Ma se il ruolo del primo è circoscritto a Unipol di cui ai tempi era direttore generale e oggi resta amministratore delegato (nessun passo indietro: attende gli ulteriori gradi di giudizio), per Caltagirone il discorso è diverso. Il costruttore romano - il componente più illustre del contropatto di Bnl che dapprima ingaggiò una battaglia di potere nella banca, per sostenere infine Unipol conferendo le azioni di Bnl - è al centro del sistema del potere economico finanziario del Paese. Forte di una possente liquidità (si dice arrivi a lambire i 3 miliardi di euro) ha conquistato passo passo oltre il 2% delle Generali, di cui è vicepresidente. La stessa carica l’ingegnere la riveste in Monte dei Paschi. Ma qui le più stringenti norme bancarie sui requisiti di onorabilità richiedono un passo indietro dalla carica, seppure temporaneo. Caltagirone giocherà d’anticipo. Non attenderà che a muoversi siano il Cda o, a seguire, Banca d’Italia. Nessuna melina. Già domani farà recapitare al presidente di Mps Giuseppe Mussari una lettera con la quale si autosospenderà dalla vicepresidenza. Spetterà quindi ai soci, in assemblea, decidere sul suoreintegro. Aparte pochi personaggi, della vicenda che catalizzò nel 2005 prima l’attenzione delle cronache economiche per passare alle colonne di giudiziaria, resta ben poco. I fatti sono noti: nella Banca Nazionale del Lavoro a un iniziale patto di sindacato in cui c’erano gli spagnoli del Bbva al fianco di Generali e Diego Della Valle, a metà 2004 si contrappone un contropatto, in cui oltre a Caltagirone spicca una nutrita pattuglia di immobiliaristi come Danilo Coppola e Giuseppe Statuto, più altri imprenditori come appunto i fratelli Ettore e Tiberio Lonati, il conte Giulio Grazioli, Vito Bonsignore, con l’appoggio esterno anche di Stefano Ricucci. A scardinare una prima guerra di potere in banca tra i due schieramenti, scoppia la guerra italospagnola. Di fronte alle mire del Banco Bilbao (Bbva) di conquistare la banca, Fazio cerca alternative italiane. Fatto inusuale per un arbitro: si schiera. A studiare il dossier Bnl vengono chiamati prima la Banca Popolare di Verona e Novara (oggi Banco Popolare), poi il Monte dei Paschi. Ma si sfilano. Contro gli spagnoli, su Bnl dirigono quindi Consorte e la sua Unipol, carichi di sogni di gloria, meno di quattrini. Emerge subito un vincitore: il contropatto, su cui piovono ricche plusvalenze. Unipol prosegue nelle grandi manovre a caccia di denaro per portare a termine la sua contro-Opa. Finché interviene la magistratura che, oggi, rilegge la vicenda alla luce di manipolazioni di mercato e ostacolo alle autorità di vigilanza. Morale: gli spagnoli, costretti a gettare la spugna, saranno risarciti. A comprarsi la Bnl sono stati infatti i francesi del Bnp Paribas. Cosa rimane della vicenda? Come l’operazione-gemella Bpi-Antonveneta (col duo Fiorani-Fazio), l’affaire Bnl ha aperto uno squarcio sulla finanza del Paese, tra «patti occulti» e «giochi dell’Opa». Con le intercettazioni, tutti hanno potuto conoscere i retroscena di una grande scalata, in cui i politici dal «facci sognare!» di D’Alema a Consorte, all’«Abbiamo una banca» di Fassino - non hanno fatto una gran figura. Sei anni dopo, l’era geologica è cambiata. Il gigantismo bancario ha lasciato spazio, con la crisi, allo spettro di giganteschi aumenti di capitale, pena la sopravvivenza. E dopo Bnl, molti altri gioielli tricolori sono finiti a Parigi. È stato così per Bulgari o Parmalat. In questi giorni Edison ha imboccato la stessa strada. FRANCESCO SPINI