ANTONELLA RAMPINO, La Stampa 1/11/2011, 1 novembre 2011
“Servirebbe uno scatto però noi non toglieremo le castagne dal fuoco al Pdl” - Ame proprio non risulta, e non risulta neanche a Bersani
“Servirebbe uno scatto però noi non toglieremo le castagne dal fuoco al Pdl” - Ame proprio non risulta, e non risulta neanche a Bersani. E meno male...». Vincenzo Visco, che è nella direzione di via del Nazareno, dove si susseguono riunioni a vario livello su come affrontare la crisi del debito pubblico, smentisce che il Pd abbia allo studio, insieme a Idv e Sel, una nuova «lettera all’Europa». Un’idea che per l’economista ex ministro del Tesoro e delle Finanze dei governi di centrosinistra che «in condizioni politiche normali, se non ci fosse al governo Berlusconi con tutto quello che comporta, le misure da varare dovrebbero essere condivise. Se si esplicitassero in Europa, con una lettera, contrapposizioni a fini politici interni, ci farebbero neri». Sta dicendo che il Pd dovrà votare le misure di Berlusconi? «Non toglieremo le castagne dal fuoco a chi ha scassato l’Italia. Il Pd immagino si comporterà come per i decreti di luglio, e condividerà quello che si può condividere. Se si potrà, perché Berlusconi e Tremonti continuano a ragionare in relazione agli interessi dei loro elettori: niente liberalizzazioni né patrimoniale sennò non mi votano. Quando invece c’è un evidente problema di serietà, e la necessità di distribuire il sacrificio. E poi c’è il nodo della questione. Si vuole davvero affrontare il problema del rientro dal debito? La situazione è incancrenita da dieci anni. La linea dei governi di centrosinistra era stata tenere alto l’avanzo primario, proprio perché serve a ridurre il debito pubblico. Nel 2001 lasciammo al governo Berlusconi 5 punti di avanzo primario, che loro volatilizzarono, poi nei due anni dell’ultimo governo Prodi riuscimmo a riportarlo a 3 punti e rotti. La destra al governo ha fatto tutto il contrario, non occupandosi neanche di crescita e riforme. È a quell’obiettivo che bisogna tornare». Perché è così importante l’avanzo primario? «Le faccio un esempio. Quando nel 1996 aderimmo al Trattato di Maastricht, il nostro debito era al 120 per cento, e quello del Belgio al 125. Ma loro hanno seguito una politica volta a mantenere un avanzo primario ogni anno molto alto, attorno al 5 per cento, e in dieci anni il loro debito è sceso automaticamente all’85. Adesso è risalito, per i problemi delle loro banche e per la scarsa patrimonializzazione delle famiglie. Ma se noi avessimo seguito quella politica, senza la discontinuità berlusconiana, oggi saremmo a posto. Saremmo fuori dalla tempesta». Eppure Luca Ricolfi ha scritto che la lettera di Berlusconi alla Ue un risultato l’ha centrato: dimostrare il «bluff» delle parti sociali, che non vogliono il cambiamento, e dell’opposizione divisa tra conservatori in difesa dei diritti acquisiti e «minoranze modernizzatrici come Renzi, che viene insultato». «Guardi, qui non si tratta di difendere niente, ma di fare cose ragionevoli e relativamente sostenibili. Con le proposte di Renzi non c’è da stare allegri perché implicano qualche punto di Pil di spesa. Il governo Berlusconi, delle molte cose che deve attuare, ha scelto di partire con i licenziamenti: è una priorità nel momento in cui abbiamo già decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione? È chiaro che occorre una riforma del mercato del lavoro, ma la priorità è eliminare il precariato, snellire la giungla dei contratti. E rivedere gli ammortizzatori sociali, che ha un costo. Sono proprio le cose di buon senso che avevano iniziato a discutere le parti sociali in giugno». La stessa via indicata dalla lettera di Trichet e Draghi al governo, lo scorso agosto. E le pensioni? Di Pietro accorperebbe Inps, Inail e Inpdap. «È una riorganizzazione che permetterebbe di risparmiare qualche miliardo, se è parte di una complessiva riorganizzazione della spesa pubblica. E delle entrate: ha notato che nessuno parla più di lotta all’evasione fiscale? A parte questo, occorre spostare l’imposizione in modo che non abbia impatto sulla produzione, ma sui patrimoni e sui consumi, in modo da ridurre le imposte sul reddito. La questione previdenziale è da affrontare senza esitazione. Anche se non so quanti via libera ci potranno essere, a sinistra, sulle pensioni di anzianità. Ma non è un tema eludibile». È per questo, per le pensioni e per il punto sulla libertà di licenziamento, che vi danno del «bluff», però. «Nessuno vuol passare per nostalgico di tempi non più praticabili, si tratta piuttosto di prendere tutti atto della situazione, ed essere seri e non ideologici. Tutti, non solo noi dell’opposizione. Al professor Ricolfi posso solo consigliare di guardare i dati degli ultimi 15 anni, e vedere chi ha rimesso a posto il Bilancio dello Stato, e chi lo ha scassato. Se vuole, le conclusioni le ha già tirate il sito più liberista degli Stati Uniti, noisesfromamerica».