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 2011  novembre 01 Martedì calendario

A CANNES SENZA TAPPETO ROSSO

Grazie alla nascita di una bambina, il numero degli esseri umani presenti sulla Terra ha superato ieri i sette miliardi. Si tratta di una bambina asiatica, il che, del resto, è ragionevole perché in Asia si concentra più della metà delle nascite; mentre difficilmente avrebbe potuto essere europea, dal momento che dall’Europa proviene una piccolissima percentuale dei nuovi abitanti del pianeta.

Tra una decina d’anni, questa bambina forse leggerà nei suoi libri di scuola che il mutamento relativamente lento degli equilibri mondiali, in atto ormai da un ventennio, ricevette un’accelerazione decisiva un paio di giorni prima della sua nascita. E che in Europa, un continente piccolo e lontano, pieno di vecchi e di debiti - dove di bambini ne nascono pochi e quei pochi hanno crescenti difficoltà a trovare un lavoro stabile e a impostare un proprio programma di vita - si arrivò a un momento cruciale in cui i governanti non sapevano bene come affrontare questi debiti.Eche l’Italia, uno dei Paesi europei di più antica civiltà e di maggior indebitamento pubblico, si trovò nell’occhio del ciclone del mutamento: la fiducia dei mercati internazionali sulle sue possibilità di pagare i debiti toccò nuovi, preoccupanti, livelli minimi.

I dolorosi tagli di successive manovre economiche rischiavano di servire a pagare interessi più alti invece che a ridurre il deficit pubblico.

In questo senso, la giornata di ieri è stata un lungo susseguirsi di notizie economico-finanziarie non incoraggianti. In Italia l’inflazione di ottobre è risalita ai livelli di tre anni fa, anche a seguito dell’aumento dell’Iva introdotto dalla più recente manovra finanziaria, il che la dice lunga sulle possibilità di correzioni indolori dei deficit pubblici; sono contemporaneamente cresciuti anche la disoccupazione e i prezzi alla produzione dell’industria e il temibile «spread», ossia la maggiorazione che misura il «rischio Italia». A livello europeo, l’intesa Merkel-Sarkozy, peraltro ancora poco chiara su diversi punti importanti, non è stata ben ricevuta dai mercati finanziari e l’Ocse ha ridotto praticamente a zero le previsioni di crescita dell’Europa.

Sull’altra riva dell’Atlantico ha avuto inizio la procedura fallimentare di MF Global, grande società di intermediazione finanziaria. I suoi debiti, oltre 40 miliardi di dollari, sono di un ordine di grandezza non troppo distante da quello della Grecia, il fallimento è dovuto anche a speculazioni sbagliate proprio sul debito greco, ma gli attentissimi valutatori delle agenzie di rating se ne sono accorti solo all’ultimo momento. Sempre ieri è stato reso noto che le famiglie americane negli ultimi mesi hanno ridotto i risparmi a meno del 4 per cento dei loro redditi; non hanno soldi per acquistare nuove case, per le quali non si escludono nuove cadute di prezzi. E molti, per di più, sono al freddo: oltre due milioni di abitazioni sulla costa orientale sono rimaste a lungo prive di luce e calore grazie a una tempesta di neve fuori stagione (e all’inefficienza della rete elettrica americana, nella quale si è investito poco perché i mercati hanno premiato assai più le operazioni finanziarie che quelle reali).

È con queste premesse che tra due giorni si riuniranno a Cannes, in Francia, i rappresentanti delle venti maggiori economie mondiali. I mezzi di informazione talvolta li presentano come architetti di piani che rilanceranno l’economia globale, rimetteranno a punto i bilanci pubblici dei Paesi europei, ridisegneranno le istituzioni internazionali, ci faranno uscire (quasi) subito da questa crisi già troppo lunga. È molto più probabile che si tratti di uomini e donne spaventati di fronte ad andamenti di congiuntura e mercati che non sono in grado di controllare e dirigere, relativamente impotenti di fronte a una malattia economica che non segue gli andamenti previsti dai libri di testo. E che, come avverte un rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, anch’esso reso noto nella frenetica giornata di ieri, potrebbe trasformarsi in grave crisi sociale: nei prossimi due anni sono necessari nel mondo ottanta milioni di nuovi posti di lavoro e si prevede che se ne creeranno soltanto la metà.

Nella lunga storia del suo annuale Festival del Cinema, Cannes ha visto e vissuto molti tipi di storie; forse, però, nessuna è come questa anche perché lo spettacolo sarà dal vivo, senza schermo e senza tappeto rosso. Dobbiamo naturalmente sperare che, come spesso succede nei film e forse ancora più spesso nella vita, nonostante le premesse le cose si aggiustino: che la pasticciata intesa europea tenga, che le anchilosate economie ricche ripartano, che i mercati mondiali ritrovino almeno un poco della tranquillità perduta. Per far questo è probabilmente inevitabile intervenire sul funzionamento di questi mercati che, dopo essere stati veicolo di sviluppo, si sono trasformati in grave veicolo di crisi. Senza questi interventi è difficile che i posti di lavoro mancanti vengano davvero creati e il mondo potrebbe avvitarsi in una spirale depressiva priva di senso.

Si deve quindi auspicare che la bambina asiatica nata ieri possa leggere, tra dieci anni, nei suoi libri di testo che, contro le aspettative della vigilia, da Cannes partì la stabilizzazione e la risistemazione dell’economia mondiale con le quali fu possibile affrontare a livello mondiale i problemi chiave dell’energia e dell’ambiente. E sull’Italia? Sarebbe meglio che la bambina asiatica non debba leggere niente perché vorrebbe dire che siamo ritornati a essere un Paese normale.