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 2011  novembre 01 Martedì calendario

Riuscire a vincere non è da «ragionieri» - Dopo tante puntate basate su statistiche e modelli mate­matici, è ormai chiaro che la massa degli scommettitori è complessivamente perdente

Riuscire a vincere non è da «ragionieri» - Dopo tante puntate basate su statistiche e modelli mate­matici, è ormai chiaro che la massa degli scommettitori è complessivamente perdente.Oltre che la teoria,l’aggio e tut­to il resto, a provarlo è soprattutto la pratica: il pay-out (per­centuale del denaro giocato che ritorna nelle tasche dei gio­catori) medio del 75%, per le aziende bene amministrate. Per quanto riguarda la tipologia dei giocatori, quelli di imposta­zione ragionieristica non superano il 5% del totale. Non è un numero buttato lì a caso, ma quanto emerge dalle profilazio­ni che quasi tutti i bookmaker tracciano dei loro clienti. Un lavoro che in certi casi conduce alla loro messa alla porta (vir­tuale). Perché quindi il 95% di noi continua a scommettere anche se il suo bilancio storico è negativo? Di poco o di tanto dipende dalle capacità di spesa e propensione al rischio... Proviamo a dare una risposta che vada oltre l’evidenza dei numeri. Le scommesse, ancora più del gioco d’azzardo per così dire «puro», hanno fondamentalmente un significato psicologico, visto che rappresentano una finzione di realtà. In altre parole, fingere-giocare vuol dire minimizzare il ri­schio della vita. Non eliminandolo, anzi, ma trasformandolo in qualcosa di relativamente semplice (un Over-Under 2,5 gol è più comprensibile di una qualsiasi dinamica familiare), che ci si illude di poter controllare. La bibliografia sull’argo­mento è vastissima, per chi ci si voglia avvicinare il nostro consiglio è di partire dal caposaldo: Theory of Play and Fan­tasy di Gregory Bateson, il fondatore dell’approccio sistemi­co. Non è un caso che i bookmaker abbiano di solito un aggio (cioé un margine matematico) più alto sulle giocate più sem­plici (vittoria, numero di gol, eccetera) e uno più basso su quelle più complesse come l’Asian Handicap.Conclusione? Vincere non è mai semplice, le opportunità migliori arrivano dalla complessità.