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 2011  novembre 01 Martedì calendario

IL CINEMA CEREBRALE DI LELIO LUTTAZZI

Un duro atto d’accusa contro la magistratura, colpevole di non dover mai rendere conto dei suoi sbagli. Ma un attacco, per così dire, da sinistra. Un racconto all’insegna della rivalsa, dopo aver subito un’ingiustizia bruciante. Un conte philosophique per immagini, come usava negli anni Settanta.
Questo e altro è L’illazione, il solo film girato da Lelio Luttazzi, uno dei nostri più grandi musicisti ed entertainer. Com’è noto, per una imperdonabile leggerezza di Walter Chiari e per certa ottusità degli inquirenti, nel 1970 Luttazzi si fece 27 giorni di carcere per una questione di droga. L’episodio segnò irrimediabilmente la sua vita, anche quella professionale. Nel 1972, quasi per una sorta di risarcimento, la Rai gli finanziò un film, ma non ebbe mai il coraggio di metterlo in onda.
A quasi quarant’anni di distanza, dopo un fortunoso ritrovamento da parte della moglie Rossana, è stato mandato in onda L’illazione (Rai5, domenica, ore 22). Tutto ruota attorno a una cena a cui Decio (interpretato dallo stesso Luttazzi), la sua compagna e due loro amici invitano un giudice (che si rivelerà essere cinico, ottuso e reazionario) e sua moglie, intenzionati a comprare un terreno fuori città. Tra giochi di società e bicchieri di «vino del contadino», la chiacchiera notturna prende i contorni di un processo metafisico, tra sogni e realtà, tra illazioni e flashback monocromatici.
Per l’immensa stima che abbiamo nei confronti di Luttazzi, dobbiamo purtroppo constatare che l’opera non è riuscita, prigioniera dei danni fatti dal «cinema cerebrale» dell’epoca. È come se Luttazzi, accecato dal risentimento, volesse continuamente dimostrare qualcosa: non solo che la giustizia è fallace ma che lui è all’altezza di Antonioni, che sa scrivere battute come «C’erano solo due psicoanalisti bravi, Freud e Jung, ma sono morti», che non arretra di fronte alle ultime mode intellettuali.
Ma tale è stato il piacere di rivedere Luttazzi sullo schermo che tutto è perdonato. Anche perché niente riuscirà a ripagarlo del torto subito.
Aldo Grasso