Luigi Ferrarella, Corriere della Sera 01/11/2011, 1 novembre 2011
L’ESTATE DEI «FURBETTI» E QUELLE TELEFONATE DA «INSIDER TRADING» CON FASSINO E LATORRE —
Al Quirinale, oppure in qualche servizio sociale al quale chiedere l’affidamento in prova come misura alternativa al carcere per aggiotaggio, fa una bella differenza: eppure, senza lo stop imposto nel 2005 dai magistrati milanesi alle scalate «gemelle» della Pop Lodi di Fiorani all’Antonveneta e dell’Unipol di Consorte alla Bnl, forse oggi Antonio Fazio sarebbe davvero al Quirinale, dove nell’estate 2005 le alchimie di una politica debole sembravano stare per sospingerlo col vento in poppa. E invece adesso, a distanza di 6 anni, «Fazio Antonio» è un imputato gravato da due condanne di primo grado per aggiotaggio a ben 7 anni e mezzo complessivi di pena (più 2 milioni di multa): 4 per Antonveneta nel maggio scorso, e 3 e mezzo ieri per Bnl-Unipol. Con il paradosso che il suo stretto collaboratore e allora capo della Vigilanza in Banca d’Italia, Antonio Frasca, è stato invece assolto in entrambi i processi che pur hanno accertato eclatanti casi di manipolazione del mercato sotto gli occhi proprio della Vigilanza della Banca d’Italia e della Consob.
Pesante comincia a essere anche il conto giudiziario presentato dopo un lustro a Consorte: l’ex amministratore di Unipol, che nell’inchiesta Antonveneta aveva patteggiato 10 mesi per appropriazione indebita e truffa allo Stato, ed era stato condannato in primo grado per concorso in aggiotaggio a 3 anni e 1 milione di multa, ieri per la scalata di Unipol a Bnl ha incassato altri 3 anni e 10 mesi, più 1 milione e 300.000 di multa.
Ma è come se i cascami giudiziari dell’estate dei «furbetti del quartierino» (diritti d’autore imperituri a Stefano Ricucci) solo ora rispuntassero dal passato del 2005 ad afferrare anche il presente di protagonisti dell’economia italiana. Oltre a Consorte, infatti, pure l’attuale amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, rimedia 3 anni e 7 mesi, più un milione di multa. E i 3 anni e mezzo per Francesco Gaetano Caltagirone (più 900.000 euro di multa) hanno subito l’effetto di far autosospendere il costruttore ed editore del Messaggero/Il Mattino/Il Gazzettino dalla vicepresidenza di Banca Monte dei Paschi di Siena (di cui è secondo azionista), la cui assemblea dovrà poi valutare, in base alle norme sui requisiti di onorabilità previsti per gli amministratori delle banche, se riconfermarlo o meno nell’incarico. Anche Giuseppe Statuto, sinora uscito dai turbinii giudiziari degli immobiliaristi con meno ammaccature dei colleghi Stefano Ricucci e Danilo Coppola, ieri finisce con il dover condividere con loro, e con l’europarlamentare pdl Vito Bonsignore, vicepresidente del gruppo del Partito popolare europeo, la condanna a 3 anni e 6 mesi, più 900.000 euro di multa.
Nelle pieghe del dispositivo, infine, si coglie la condanna di Consorte anche per un «insider trading» nelle sue telefonate con l’allora segretario ds Piero Fassino (che i pm non hanno mai preso in considerazione di indagare) e il parlamentare ds Nicola Latorre (per il quale i pm si sono visti negare dal Parlamento l’uso delle intercettazioni di Consorte). L’etichetta di «insider trading», però, non integra qui il reato di chi sfrutta in Borsa notizie riservate per lucrarne profitti (né Consorte né i due politici l’hanno fatto). La sentenza, invece, punisce il reato di Consorte che nel 2005 a proposito dell’andamento della scalata (partecipanti, modalità contrattuali, supporti finanziari) comunicò notizie riservate, e potenzialmente idonee ad alterare il valore dei titoli, a persone diverse da quelle legittimate a riceverle per il loro ruolo: e cioè a Fassino nelle telefonate intercettate il 5 e 9 luglio (non in quella famosa per l’«abbiamo una banca?»), e a Latorre il 6-7-14-15-17 luglio 2005.
Luigi Ferrarella