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 2011  novembre 01 Martedì calendario

LA SCOZIA FA LA SECESSIONE VIA DA LONDRA IN DUE ANNI

Resterà la Regina Elisabetta. Resterà la sterlina. Resterà la Bbc. Resterà il servizio sanitario, di cui vienericonosciuto che «ha reso grande laGran Bretagna ». E ovviamente Inghilterra e Scozia resteranno assieme nell’Unione Europea, nel Commonwealth e nella Nato. Ma sia pure con tutte queste cautele, il governo scozzese chiede l’indi - pendenza. D’altra parte, nazionali e campionati di calcio, rugby e cricket autonomi ci sono già: così come c’è già un distinto sistema giudiziario, basato sul Diritto Romano invece che sulla Common Law; c’è già una Chiesa di Stato differente, quella Presbiteriana invece di quella Anglicana; e ci sono già unità regionali nelle Forze Armate. È una storia che inizia nel 1603: quando Giacomo VI Stuart, sovrano di unRegnodi Scozia che era stato creato da Cináed I nell’843, divenne anche re d’Inghilterra, per la morte senza eredi della zia Elisabetta I Tudor. L’Inghilter - ra era però più ricca e popolosa, il re andò a vivere a Londra, e infine quando il primo maggio del 1707 gli Acts of Union votati dai due Parlamenti di Londra e Edimburgo fusero i due Stati nel nuovo regno di Gran Bretagna, fu il Parlamento di Scozia che cessò di esistere, in cambio di una rappresentanza a Westminster. Ma l’11 settembre del 1997 un referendum sulla devoluzione voluto dal primo ministro Tony Blair, scozzese, stabilì col 60,4% di sì che un Parlamento Scozzese doveva essere ristabilito. Nel 1998 lo Scotland Act stabilì un Parlamento e un Esecutivo scozzesi. Il 6 maggio 1999 le prime elezioni scozzesi videro la vittoria dei laburisti, che ottennero 56 seggi contro 45 del Partito Nazionalista Scozzese (Snp), 18 conservatori, 17 liberali, un verde, un socialista e un indipendente. E il laburista Donald Dewar divenne il primo First Minister dell’Esecutivo autonomo: per poco, visto che morì l’11 ottobre del 2000, e fu rimpiazzato primaper qualche giorno dal liberale Jim Wallace,cheera Vice First Ministercome leader dell’altro partirto alleato ai laburisti; poi dal laburista Jack McConnell, che fu confermato sempre in coalizione con i liberali al voto del primo maggio 2003. Ma il 3 maggio 2007 fu lo Snp a diventare primo partito: 47 seggi contro 46 laburisti, 17 conservatori, 16 liberali, 2 verdi e un indipendente. E First Minister divenne il leader nazionalista scozzese Alex Salmond, con l’appoggio esterno dei Verdi. Lo scorso 5 maggio Salmond si è confermato con la maggioranza assoluta in seggi: 69, contro 37 laburisti, 15 conservatori, 5 liberali, 2 verdi e un indipendente. Non in voti: lo Snp ha ottenuto il 44,04% nello scrutinio regionale e il 45,39% nello scrutinio delle circoscrizioni. Il rischio è dunque che si ripeta quello che è successo nelQuébec, quando il partito separatista ha varie volte vinto il governo della Provincia, per però poi perdere sempre i referendumsulla separazione dal Canadache ha provato a indire. Ma tanto Salmond non ha niente da perderci. E così il 20 ottobre, quando è iniziata la prima conferenza dello Snp dopo la conquista della maggioranza al Parlamento Scozzese, ha subito presentato il suo progetto per un referendum da tenere nel 2013 o nel 2014. Due sarebbero le opzioni in campo. Da una parte un «massimo di devoluzione» che darebbe comunque alla Scozia anche tutti i poteri in campo fiscale, lasciando a Londra solo esteri e Difesa. Nel 1707 era stata proprio la povertà del Paese a convincere gli scozzesi a smobilitare la sovranità, ma adesso il petrolio del Mare del Nord ha cambiato le carte in tavola. Dall’altra, il ritorno alla situazione del 1603-1707: due Stati, un solo re.