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 2011  novembre 01 Martedì calendario

COFFERATI GELA RENZI: «ASSURDO ESSERE NELLO STESSO PARTITO»

Dalla A di «abolizione di una delle due camere in Parlamento», alla P di esclusione dei «partiti nella gestione della Tv pubblica». E poi la finestra unica per le pensioni (63-67 anni) con sistema contributivo per tutti, alla cancellazione dell’Irap. Eccoli qua i cento punti per cambiare l’Italia, partoriti da Big Matteo Renzi Bang alla stazione Leopolda di Firenze, diventata l’acquario dei rottamatori. Cento idee che assomigliano tanto a un album di figure, più che a un Bignami del pensiero politico di Renzi, tanto è l’effetto “senso comune” delle proposte impilate dentro. È un po’ come se i rottamatori avessero fatto un giro nei bar del capoluogo toscano e avessero messo in rete il papiello. Molto televisivo, molto scenografico, molto pittoresco come direbbe un noto personaggio di Enrico Montesano. Si parte con l’abolizione del bicameralismo, tanto per dare una chiave di lettura a coloro che cavalcano l’antipolitica. «Il Parlamento è tra le istituzioni più denigrate e discreditate», si legge nel primo punto del documento programmatico, «una delle due camere va semplicemente abolita». Come anche le Province (nei territori con almeno 500 mila abitanti si può lasciare alle Regioni la facoltà di istituire un organo di secondo grado). Per quanto riguarda le Regioni, invece, stop ai privilegi e dunque abolizione dei vitalizi (anche per i parlamentari). E infine i Comuni. I presidi locali non possono scomparire, ma i servizi devono essere gestiti con l’unione di Comuni, con una dimensione minima di 5.000 abitanti. Chi non deve essere un ente pubblico sono invece i partiti, e per questo deve essere abolito il loro finanziamento pubblico. Come rimediare? Favorendo un finanziamento privato sia con il 5 per mille che con donazioni. E poi, ovviamente, stop ai contributi alla stampa di partito. E le imprese? E la crescita? Secondo Renzi il duplice obiettivo si raggiunge attraverso il taglio ai sussidi alle imprese. Per sfuggire alla crisi e ridare fiducia ai mercati occorre privatizzare le imprese pubbliche, privatizzare le municipalizzate, alienare una parte del patrimonio immobiliare dello Stato e varare l’imposta sui grandi patrimoni. Un ruolo fondamentale spetta anche alla riforma delle pensioni, mentre la sanità deve essere riorganizzata. Il piano prevede la creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio e un consorzio di medicina generale. Uno dei temi cari al sindaco Renzi è quello della green economy. Per questo servono subito incentivi all’uso delle energie rinnovabili, non solo per «l’installazione di impianti ma anche per la ricerca e la creazione di una filiera industriale». Tutte le amministrazioni pubbliche, poi, devono essere obbligate ad acquistare solo auto a basso consumo. Sul tema della cultura, obbligatoriamente il governo deve investire l’equivalente dell’1% del Pil e tutti i contributi alla cultura devono essere defiscalizzati. Infine i giovani e le unioni civili. Il capitolo dedicato a loro s’intitola «Dare un futuro a tutti». E non a caso i punti fanno riferimento proprio ai giovani. Diritto di voto a 16 anni e l’introduzione di un contratto di lavoro per studenti, con un massimo di 32 ore al mese, un minimo salariale e l’assegnazione di crediti formativi i punti cardine. Infine il riconoscimento delle coppie per far sì che ogni convivente possa beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e pari diritti al matrimonio in tema di cittadinanza. Belle o brutte che siano le 100 idee sono destinate a suscitare dibattito, anche se «Renzi non ha detto nulla di nuovo», come sostiene alla “Zanzara” su Radio 24 Sergio Cofferati, europarlamentare del Pd e acerrimo avversario del sindaco di Firenze: «Non vedo proposte, agita temi molto generici, pieni di illusioni, a volte sono solo titoli e ipotesi da dettagliare. La mia idea di centrosinistra è molto lontana da quella di Renzi. Noi insieme? È una contraddizione che non può durare in eterno. È abbastanza paradossale che io e Renzi siamo nello stesso partito. Bisogna chiedergli perché sta in questo partito. Sull’economia, sul lavoro e altro ha pensieri che sono più vicini al centrodestra che al centrosinistra»