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 2011  novembre 01 Martedì calendario

DRAGHI, VISCO E CICCARONE, I CHICCHI DI CAFFÈ

Mario Draghi, Ignazio Visco e Giuseppe Ciccarone: sono tre allievi dell’economista Federico Caffè, che per una singolare coincidenza proprio oggi, primo novembre, si insedieranno nei loro nuovi uffici.

Draghi alla guida della Bce, Visco al posto di governatore della Banca d’Italia e Ciccarone sulla poltrona di preside della facoltà di economia dell’università La Sapienza di Roma.

Strano destino, per chi è stato allievo di Caffè, insigne accademico scomparso a Roma nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1987: proprio Ciccarone ha scritto che «Caffè è stato capace di parlare il linguaggio erudito della teoria e di divulgare il pensiero economico di altri, di dialogare con gli accademici, con le più alte autorità dello stato, le istituzioni, i rappresentanti sindacali, gli studenti, i lettori dei quotidiani», prestando «orecchio a lavoratori non concepiti come meri fattori della produzione e, più in generale, a tutti i soggetti deboli di una società dove, come non si stancava di sottolineare, è ancora profonda la spaccatura tra chi ha e chi non ha».

E «ponendosi come interlocutore di molte figure eminenti, lontane dagli uomini comuni, come «Azzolini, Baffi, Ciampi, Einaudi, Parri, Ruini».

Alla Sapienza Caffè non è stato mai dimenticato: oggi Ciccarone subentra a un preside come Attilio Celant che ha segnato la facoltà, guidandola per nove anni, sollecitando con vigore la rinascita culturale del complesso di via del Castro Laurenziano.

È stato Celant a dare il via nel 2005 all’associazione Alumni, per riunire tutti i laureati che hanno conquistato posti di rilievo nelle istituzioni pubbliche e private, oltre che nel mondo delle professioni: Ignazio Visco ha fatto subito parte del comitato scientifico del sodalizio, insieme a personaggi quali Cesare Romiti, Lamberto Cardia, Antonio Catricalà e Pietro Ciucci.

E le lezioni di Caffè sono sempre oggetto di studi e riflessioni, dove il legame tra la facoltà romana di economia e palazzo Koch è sempre stato fortissimo: classe 1914, l’economista venne richiamato sotto le armi nel dicembre del 1940, per seguire il corso allievi ufficiali e giungere in zona di guerra, ma viene adibito a mansioni «sedentarie» per la sua modesta statura.

Già in precedenza, aveva insistito per non essere «riformato», ma considerato «rivedibile»; e così, pur potendolo evitare, volle partire per senso di dovere nei confronti di tanti altri suoi colleghi e coetanei.

Il governatore della Banca d’Italia Azzolini riesce, dopo forti insistenze, ad ottenere il rientro di alcuni dipendenti tra cui Baffi e lo stesso Caffè, ritenuti indispensabili per l’attività della banca. Partecipò alla Resistenza in qualità di «non combattente», militando del Partito della democrazia del lavoro, e fu presente alla riunione nel Grand Hotel di Roma che segnò la fine del governo Badoglio.

Negli anni, nell’università, è stato determinante per la chiamata in facoltà di prestigiosi docenti come Sergio Steve, Claudio Napoleoni, Vittorio Marrama, Antonio Pedone e Guido Rey. Tutti allievi che di strada ne hanno fatta molta, come Draghi, Visco e Ciccarone.