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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

MILANO

La crisi greca, a un passo dal lieto fine, torna a trasformarsi in tragedia. George Papandreou ha convocato un referendum popolare (data prevista tra dicembre e gennaio) sul piano di aiuti internazionali ad Atene. L´annuncio a sorpresa del premier – che non aveva informato dei suoi progetti né il ministro dell´economia Evangelis Venizelos né i partner europei – ha avuto l´effetto di un elettrochoc: il governo ellenico, in attesa del voto di fiducia di venerdì, è appeso a un filo dopo la defezione di un paio di parlamentari della maggioranza. Sei esponenti del Pasok, il partito del presidente del Consiglio, ne hanno chiesto le dimissioni per far spazio a un esecutivo di unità nazionale. E con un blitz in serata, Papandreou ha ordinato la sostituzione dei vertici di tutte le forze armate e di decine di generali. «Una decisione programmata» dicono fonte ufficiali. Quanto basta però per far correre un brivido lungo la schiena a chi ricorda i golpe del 1967 e del 1974.
La situazione è tesissima anche sul fronte estero: Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, hanno convocato d´urgenza oggi il leader ellenico a Cannes per discutere il da farsi assieme al nuovo numero uno della Bce Mario Draghi. «Siamo rimasti tutti spiazzati – ha ammesso Sarkozy –. Il piano è l´unica strada per salvare la Grecia e non ci sono alternative».
La scelta di Papandreou è piovuta sul Vecchio continente e sui mercati come un fulmine a ciel sereno. Il premier è riuscito negli ultimi mesi a strappare l´ok della Trojka ai 130 miliardi di aiuti necessari per evitare il default, ha costretto le banche a tagliare del 50% la loro esposizione verso Atene. E ha convinto i parlamentari del Pasok – un miracolo, ammettono persino i detrattori – a votare (turandosi il naso) tre finanziarie lacrime e sangue che hanno messo in ginocchio l´economia del paese e ridotto al 15% nei sondaggi il gradimento per il partito socialista.
Il peggio, a questo punto, sembrava alle spalle. Ma l´asso calato da Papandreou è tornato all´improvviso a mischiare le carte. «Sono certo del buon senso dei miei concittadini», ha spiegato lui. Il rischio di un "no" alla roulette del referendum è però altissimo. Il 65% dei greci, dicono gli ultimi sondaggi, è contrario ai sacrifici imposti da Ue, Fmi e Bce in cambio degli aiuti. E la bocciatura del piano avrebbe l´effetto di un terremoto: il governo dovrebbe dichiarare bancarotta, precipitando il paese (e tutto il Vecchio continente) nel caos. Aprendo così la strada al ritorno della dracma e alla fine, temono in molti, dell´euro.
Il premier proverà a spiegare oggi a Sarkozy e Merkel perché il gioco vale la candela: «Lui è convinto che di fronte alla scelta tra sacrifici nell´euro da una parte e crac con dracma dall´altra, alla fine vincerà il sì», assicurano gli uomini che gli stanno più vicini. E per puntellare le loro certezze citano gli ultimi sondaggi secondo cui il 70% dei greci preferisce rimanere nella Ue piuttosto che riportare l´orologio indietro di un decennio alla vecchia valuta nazionale.
Il vero problema però a questo punto è arrivare alla consultazione. L´azzardo del presidente del Consiglio rischia infatti di trasformarsi in un boomerang: il deputato Milena Apostolaki ha dato le dimissioni dal Pasok riducendo a 152 seggi su 300 la maggioranza socialista in Parlamento. Un altro paio di socialisti sarebbero orientati all´addio al governo. E un consiglio dei ministri convocato d´urgenza nel tardo pomeriggio di ieri rischiava di sfociare nello scioglimento dell´esecutivo.
Difficile sperare in un aiuto in extremis dell´opposizione. Papandreou ha cercato per mesi di convincere Nea Demokratia – responsabile del maxi-buco ereditato dal premier – a formare un governo di unità nazionale. Obiettivo: dividere tra i due schieramenti gli oneri politici del risanamento. Antonis Samaras però, il leader del centrodestra, ha ribadito ieri di non essere disposto a muovere un dito per salvare il rivale. Anzi. In un incontro con il Presidente della Repubblica Karol Papoulias è tornato a chiedere elezioni anticipate. Volendo, tra l´altro, potrebbe essere proprio lui a premere il grilletto che porterebbe al capolinea il governo Papandreou: se facesse ritirare tutti i deputati Nd (sono 85) il Parlamento verrebbe sciolto in automatico, spianando la strada al voto immediato. L´Europa assiste a questo Risiko in salsa ellenica con il fiato sospeso. La tragedia greca è arrivata forse al suo atta finale. Il rischio a questo punto è che si alzi il sipario sulla tragedia europea.