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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

Intempestive, forse, le critiche di Berlusconi all’euro, ma giuste: una moneta che ha impoverito l’Italia e gli italiani, che ha provocato l’impennarsi dei prezzi e del costo della vita, dimezzato il potere di acquisto delle famiglie, determinato nuove povertà

Intempestive, forse, le critiche di Berlusconi all’euro, ma giuste: una moneta che ha impoverito l’Italia e gli italiani, che ha provocato l’impennarsi dei prezzi e del costo della vita, dimezzato il potere di acquisto delle famiglie, determinato nuove povertà. Coloro che ne intessono le lodi sono, a mio parere, in malafede. Giovanni Bertei giovanni.bertei@alice.it Caro Bertei, L a persona che le risponde corre il rischio di essere considerata «in malafede» e spera di convincerla che lei commette un errore. Dopo l’introduzione dell’euro, i prezzi aumentarono, ma in misura diversa e con incidenze diverse su prodotti diversi. In un libro recente scritto da Giovanni Moro in collaborazione con Lucia Mazzuca e Roberto Ranucci («La moneta della discordia», edizioni Cooper Banda Larga) appare a pagina 70 un grafico da cui risulta che «mentre i prezzi di una serie di beni, specialmente di uso quotidiano, sono aumentati sensibilmente (…), altri hanno conosciuto un aumento molto più lieve, come la carne, le automobili e le vacanze organizzate, e altri ancora sono diminuiti, in alcuni casi (tutta l’elettronica e altri beni di alto valore) in modo molto marcato». Conviene ricordare inoltre che molti aumenti furono provocati da altri fattori. Sempre nel libro di Moro si osserva che «non sono dovuti alla moneta unica, ad esempio, aumenti connessi all’incremento del prezzo del petrolio, che tra il dicembre del 2001 e l’aprile del 2002 crebbe del 35% in tutto il mondo, oppure a quelli delle case che hanno avuto luogo ovunque a causa della crisi dei mercati finanziari seguita all’11 settembre; o ancora a quelli riguardanti i genere alimentari freschi dovuti ai danni ai raccolti causati dal tempo cattivo in quello stesso inverno». È certamente vero, tuttavia, che l’Italia è fra i Paesi dell’Eurozona quello in cui molti fornitori di merci e servizi fissarono i loro prezzi come se l’euro valesse mille lire anziché 1.936,27. Poterono farlo, caro Bertei, perché il governo Berlusconi-Tremonti, subentrato a quello Prodi-Ciampi nella fase che precedette la circolazione dell’euro, fece assai poco per impedire che questo accadesse. In un’intervista rilasciata a Giovanni Moro e pubblicata alla fine del libro, Romano Prodi ricorda che Ciampi aveva emanato norme per «la creazione di commissioni provinciali di controllo, l’esposizione dei doppi prezzi e altre azioni per impedire la speculazione». Non furono applicate verosimilmente perché i destinatari di quelle norme appartenevano all’elettorato di un governo che era allora (e forse rimane tuttora) piuttosto euroscettico. Anche la Germania ebbe le sue responsabilità. Le banconote da 1 o 2 euro, proposte da Giulio Tremonti, avrebbero evitato l’uso spensierato e distratto di monete metalliche che in Italia avevano avuto per molti anni un valore modesto. Ma il governo tedesco si oppose. Piuttosto che accusare l’euro, quindi, dovremmo ricordare che la moneta unica fu una straordinaria occasione. Vi fu chi seppe coglierla nell’interesse del Paese e chi preferì invece coltivare i propri elettori.