Alberto Quadrio Curzio, Corriere della Sera 2/11/2011, 2 novembre 2011
All’imminente G20 Eurolandia arriva mentre i mercati hanno già cancellato il suo Vertice del 26 ottobre con i differenziali di rischio (spread) in aumento rispetto ai titoli tedeschi (bund) e con quelli dei titoli di Stato italiani cresciuti al livello greco dell’aprile 2010
All’imminente G20 Eurolandia arriva mentre i mercati hanno già cancellato il suo Vertice del 26 ottobre con i differenziali di rischio (spread) in aumento rispetto ai titoli tedeschi (bund) e con quelli dei titoli di Stato italiani cresciuti al livello greco dell’aprile 2010. Il Vertice non è dunque stato una svolta a sostegno dell’euro e dell’Eurozona sia per quanto riguarda il Fondo salva Stati (FSS o ufficialmente EFSF) sia per gli obblighi di ricapitalizzazione delle banche che molto danneggiano quelle italiane. Consideriamo solo il Fondo salva Stati. Legalmente ha un capitale garantito dai Paesi membri della Unione economica e monetaria (PMUem) per 780 miliardi di euro e può utilizzare 440 miliardi, il resto rimanendo a copertura del rischio. La sua azione può andare dai prestiti, già in atto, a Paesi inclusi in programmi di ristrutturazione (Irlanda, Portogallo e Grecia), all’acquisto sui mercati primari e secondari dei titoli di Stato di Paesi membri della Uem, ai prestiti ai PMUem per la ricapitalizzazione delle banche. Il Vertice ha affermato che il Fondo salva Stati potrà avere una «potenza di fuoco» (parole di Van Rompuy) di 1000 miliardi di euro. Per arrivare a questa cifra riteniamo si parta dalla dotazione dei 220 miliardi di cui il FSS ha la disponibilità dal 2010, ipotizzando che con raccolta sul mercato o con concessione di garanzie si mobilitino 1000 miliardi (con una «leva» tra 4 e 5). Oltre alla triste constatazione che il Fondo salva Stati non può ancora operare sui 440 miliardi legalmente autorizzati dalle recenti ratifiche dei Paesi membri della Uem perché mancano i regolamenti attuativi, due sono le critiche fondamentali alla decisione presa. La prima è la grande complicazione operativa del FSS. Per accrescere l’entità dell’intervento si prefigura la concessione di assicurazioni a pagamento fino al 20% alle emissioni di titoli di Stato dei Paesi membri della Uem e la costituzione di «società veicolo» per raccogliere capitali sui mercati. Tutto ciò ha lo scopo di evitare che contabilmente, in base ai criteri dell’Ufficio statistico europeo (Eurostat), aumentino i debiti pubblici dei PMUem, che danno le garanzie al FSS, ed in particolare di Francia e Germania. Ciò toglierebbe al FSS la qualifica di massima affidabilità delle agenzie di rating. Siamo al paradosso: per sottrarsi a criteri formali che l’Europa stessa ha fissato ed a quelli delle criticatissime agenzie di rating, la Uem punta ad un marchingegno di «ingegneria finanziaria» molto simile a quelli che hanno inquinato il mondo di titoli tossici. Inoltre, per varare questo meccanismo ci vorranno mesi che speriamo non servano anche ad attivare qualche «benefica» società finanziaria mondiale. La seconda critica è che sarà impossibile convincere i potenziali sottoscrittori di titoli di stato di Paesi membri della Uem o di titoli azionari e/o obbligazionari delle Società Veicolo. Si parla dei Fondi sovrani cinesi e di altri. Sappiamo che la Cina ha disponibilità valutarie superiori ai 3000 miliardi di dollari ma certamente non le rischierà in titoli potenzialmente «tossici» di Società Veicolo. La Cina è infatti disposta ad intervenire in Europa a due condizioni: che le sia dato lo status di economia di mercato che faciliterebbe le sue esportazioni; che i suoi investimenti siano in oggetti tangibili (oro, reti infrastrutturali e imprese) e non in promesse virtuali. La prima condizione non danneggerebbe ormai più l’Europa che ha recuperato competitività manifatturiera alzando la qualità dei prodotti. La seconda condizione sarebbe soddisfatta dal conferimento di un capitale reale fatto dalle riserve auree e dalle azioni di società pubbliche che posseggono le reti (energia, telecomunicazioni, pipelines di vario tipo, linee ferroviarie ecc.) a un Fondo finanziario europeo (che è molto di più del FSS). Questo è il nucleo della proposta di Euro Union Bond (EUB) fatta da Romano Prodi e dal sottoscritto. Questo Fondo potrebbe facilmente avere un patrimonio tangibile di 1000 miliardi di euro senza incidere sui debiti sovrani dei PMUem. Su tale garanzia reale, applicare una leva di 5 sarebbe ragionevole e ciò vorrebbe dire una potenzialità di 5000 miliardi di euro che è pari al 64% di tutto il debito pubblico della Uem e alla metà del debito pubblico Usa circolante sul mercato. Il Fondo dovrebbe in parte rilevare titoli di Stato dei Paesi membri dell’Unione economica e monetaria e in parte fare investimenti infrastrutturali. La natura tangibile del suo capitale e il fatto che serva anche per investimenti nell’economia reale sarebbero un potente attrattore per la Cina che in Europa vuole produrre e tecnologizzarsi. Per la rapida operatività il Fondo dovrebbe avere anche una licenza bancaria per accedere al finanziamento della Bce ed attuare il suo primo collocamento di obbligazioni, se necessario anche in modo forzoso tramite i sistemi bancari nazionali, presso i risparmiatori dei singoli PMUem in proporzione all’eccedenza del loro debito pubblico e del loro deficit sul Pil rispetto alla media della Uem. I risparmiatori tedeschi dovrebbero sottoscrivere ben poco mentre quelli italiani molto per l’alto debito tuttavia alleggerito dal basso deficit. Se la Uem non va in questa direzione, la sola speranza è che la Bce abbassi i tassi di interesse, che continui ad acquistare i titoli di Stato e a fornire liquidità, che ciò basti a rilanciare la fiducia e la crescita.