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 2011  ottobre 29 Sabato calendario

SE UN VIDEOGIOCO AIUTA A CAPIRE KANT

La folla assedia la prigione, vuole linciare il presunto omicida. Lo sceriffo, che ha il volto di Clint Eastwood, sa che non si condanna un uomo senza giusto processo, ma sa anche che un assalto causerà molti morti. Sceglierà la soluzione B, il male minore, e consegnerà l´uomo? Sceglierà la soluzione A, la sua coscienza, e pereat mundus? "L´ingiustizia può essere preferibile alla giustizia?".
Il dilemma lampeggia luminoso sulla lavagna elettronica, aspettando una risposta. La classe medita, si divide, discute, cerca argomenti migliori. Eccoli: un colpetto col dito, si apre una scheda, il dilemma prende nome: etica della convinzione contro etica della responsabilità, legge morale contro utilitarismo. Scegli B? Lo schermo dice "La pensi come Hume", e spiega perché. Qualcuno cambia opinione, qualcuno insiste. Il professore riassume. La lezione sul Kant è terminata. Gli studenti rimettono l´Abbagnano nello zaino.
Chissà cosa direbbe lui, Nicola Abbagnano, l´illustre esistenzialista, scomparso vent´anni fa, l´autore del manuale di filosofia più diffuso nella storia della scuola italiana, ancora oggi adottato in una classe su due, cosa direbbe della sua transustanziazione multimediale interattiva.
Il primo manuale lo scrisse nel ´37, dall´89 viene aggiornato da Giovanni Fornero, se ne vendono centotrentamila copie l´anno, finora tutte di carta. Ma l´edizione 2012 sarà molto, molto speciale. Sarà un libro eyes-up, occhi in alto, non sprofondati nella pagina scritta ma fissi sulla Lim, la lavagna multimediale che lentamente, faticosamente sta sostituendo quella di pietra nelle scuole della Repubblica. Doveva accadere, sta per accadere: il libro elettronico, il manuale augmented, il cyber-testo scolastico già familiare ai professori di materie scientifiche, ora sfonda fragorosamente la porta più resistente delle aule umanistiche.
Storia, filosofia, letteratura italiana: tra pochi giorni Pearson Italia, il gruppo editoriale che ha in portafoglio sigle storiche della "scolastica" come Paravia e Bruno Mondadori, insegnerà a quattromila insegnanti di tutta la penisola, nelle trentacinque tappe del convegno itinerante dal titolo "La forza delle idee", come maneggiare questi oggetti didattici ancora non identificati, questi libri-più il cui impatto rischia di essere, per le tradizioni didattiche nazionali, molto più dirompente dell´effetto che hanno avuto i testi elettronici di matematica o fisica. Perché da noi, si sa, la linea fra le due culture divide anche due pedagogie e due didattiche. Storia, filosofia, letteratura sono il recinto ancora inviolato dell´approccio idealistico, crociano, storicistico, sono materie a impianto narrativo, testuale, lineare, e i manuali di studio ne sono stati finora la fedele versione editoriale.
Ma guardateli adesso questi blasonati e anche navigati testi, l´Abbagnano-Fornero di filosofia, il De Bernardi-Guarracino di storia (25 anni di onorato servizio e un terzo del gradimento degli insegnanti), il Baldi di Letteratura (140 mila copie l´anno, in carriera dal ´93), guardateli "dopo la cura": all´apparenza sembrano gli stessi, sono libri, hanno pagine, ma non si usano più come prima. Non li userà più come prima lo studente, che assieme al libro acquisterà una password per accedere online a filmati, immagini, musica, esercizi interattivi. Ma soprattutto non li userà più come prima l´insegnante, che disporrà del libro in formato dvd, carico di ore ed ore di materiali "animabili" da utilizzare in classe, a portata di un clic.
Per la storia, è facile immaginare quali: lezione sulla Seconda guerra mondiale, si naviga tra un discorso di Hitler, un commento di Primo Levi, la mappa animata delle annessioni tedesche, uno spezzone di Salvate il soldato Ryan, i cinegiornali. Ma anche in letteratura esplodono i "contenuti", non più "aggiuntivi", ma primari.
Lezione su Ungaretti: ecco il poeta a Parigi nel ´13, sconvolto dal suicidio dell´amico Sceab, è lui stesso a rievocarlo in un filmato ripescato dalle teche Rai. E poi eccolo soldato sul Carso, interventista sconvolto dall´orrore della guerra, come il suo coetaneo dall´altra parte delle trincee, Otto Dix: i versi de La Veglia fluiscono sullo schermo messi a confronto con la sanguigna Trincea del pittore, la grafica addita somiglianze e riferimenti, ma se vuoi, con un dito il testo smette di scorrere e ogni singolo verso si "apre" e svela schede di analisi linguistica, metrica, retorica, stilistica.
Questa, è chiaro, non è più la lezione umanistica con cui sono cresciute intere generazioni di liceali italiani: il dolce o severo fluire del sapere sotto forma di parole sonanti, all´alto della cattedra verso il basso dei banchi. Rinati in veste multimediale, i nuovi libri di testo inevitabilmente "tirano" la didattica verso il modello anglosassone, il laboratorio hands-on, dove l´impero romano o l´Illuminismo vengono costruiti come i composti nell´aula di chimica, assemblando ingredienti diversi e facendoli reagire.
Come reagirà il ceto insegnante "umanista" italiano? «Nessuna rivoluzione, solo opportunità in più», ridimensiona Emilio Zanette, direttore editoriale Pearson: «il testo scritto non scompare affatto e ogni insegnante ha la libertà e la competenza per usare i materiali nuovi come preferisce». Certo, l´insegnante vecchio stile potrà ancora limitarsi a usare qualche gadget e a rifugiarsi poi nel più classico "per sabato portate da pagina x a pagina y".
Ma la classe docente italiana è più aperta di quel che i luoghi comuni la fanno, e poi gli strumenti finiscono sempre per cambiare i contenuti. E la direzione è chiara: già in via d´estinzione nelle materie scientifiche, il manuale come lo conosciamo resterà, in quelle umanistiche, un testo di riferimento per lo studio a casa. In classe, l´insegnante sarà il concertatore, il regista, l´alchimista di una quantità variabile di ingredienti di volta in volta evocati e fatti interagire davanti alla classe.
Siamo alla didattica "fai-da-te", e al testo come semplice repertorio di attrezzi utili? In fondo, gran parte dei "materiali multimediali", con un po´ di pazienza, si trova già in Rete: è l´inizio della fine del "manuale"? No, questo no, reagisce Roberto Gulli, amministratore delegato di Pearson, una vita passata a creare libri e nessuna intenzione di dismettersi come editore: «Un buon testo è, e lo sarà sempre, un percorso consapevole di organizzazione del sapere che presuppone un autore».
Da questa convinzione la scelta, non solo per prudenziale marketing, di innestare i nuovi contenuti sulla solida base dei manuali classici e ben avviati, invece di creare testi radicalmente nuovi. Forse per questo, dove si può, l´autore stesso si presenta in video, con la sua faccia, la sua voce, e spiega di persona, e tutti vedono che dietro un testo in fondo c´è sempre un uomo, e che un manuale non è la tavola della legge ma una proposta, da accogliere eyes-up, ad occhi ben aperti.