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 2011  ottobre 29 Sabato calendario

INGIUSTIZIE, RITARDI E CORRUZIONE ECCO PERCHÉ IL POPOLO SI RIBELLA" - «I

moti ieri a Sidi Bouzid? C´era da aspettarselo. L´insofferenza popolare è alle stelle, rinfocolata dai troppi ritardi nella transizione democratica, da ingiustizie e corruzione. E poi, qui da noi, non ci sono i Taliban. Quello spettro è solo nei vostri occhi». Moncef Marzouki, leader del Congresso per la Repubblica, il secondo partito più votato dopo gli islamisti di Ennahda, non condanna i tumulti nel villaggio dove dieci mesi fa è scoccata la scintilla della rivolta, contagiando il Medio Oriente con la sete di libertà. Scrittore e neurologo, 66 anni, esule in Francia fino alla caduta del dittatore Ben Ali, Marzouki è l´uomo che la Tunisia aspettava come il demiurgo di una democrazia laica. Oggi, però, ha fretta. «Soltanto un programma serio di riforme restituirà fiducia alla popolazione. Dobbiamo concordarlo in tempi brevissimi; anzi, subito».
Dottore Marzouki, anziché festeggiare le elezioni, parte della Tunisia è messa a ferro e fuoco. Rispuntano i fantasmi del passato?
«Si è detto che dietro alle violenze ci siano vecchi militanti dell´Rcd, il partito di Ben Ali. E forse questo è in parte vero. C´è anche una questione legale: l´estromissione delle liste di Pétition Populaire in sei circoscrizioni. Su questo si pronuncerà la giustizia. Si tratta di una minima percentuale della popolazione, raggirata da un uomo d´affari con promesse inverosimili di sanità gratuita, di assegni da 500 dinari e occupazione garantiti a tutti. Non è così che si cambia il Paese».
Qual è, invece, la sua proposta?
«Prima, bisogna affrontare il malessere generale: la profonda stanchezza collettiva, l´urgenza di sollevare larghi strati dalla miseria, l´attesa di vere riforme politiche e economiche. Serve la formazione immediata di un governo nazionale, che metta mano a un programma serio. La classe politica deve sbrigarsi».
Lei, che tempi si dà?
«Trenta giorni perché l´Assemblea costituente elegga un presidente, e inizi un colloquio serrato fra i partiti e i cittadini per riformare ogni settore: dalla polizia alla giustizia alla disoccupazione. E altri 30 giorni per sottoporre al Paese il programma. Soltanto così il nostro Paese sarà quel faro delle libertà che il mondo arabo e l´Occidente si aspettano».
La Tunisia, secondo lei, sarà all´altezza di tante aspettative?
«Noi siamo il laboratorio della democrazia araba, l´esempio per 300 milioni di persone. Se riusciremo a costruire uno Stato democratico, privo di corruzione, gli altri Paesi ci seguiranno. Avremo dimostrato che si può abbattere una dittatura, che gli arabi hanno un´élite capace di edificare uno Stato di diritto».
E l´ascesa degli islamisti, che peso ha nelle future libertà?
«A voi occidentali, io vorrei dire questo: il partito Ennahda è l´equivalente della vostra Democrazia cristiana. È una destra ispirata a un islamismo moderato: non è un partito di jihadisti, né di terroristi. E poi, quando sento parlare in Occidente di diritti umani, vorrei ricordare il sostegno dei vostri Paesi ai dittatori della peggior sorte, da Ben Ali a Mubarak. Perciò tante critiche e timori sanno di ipocrisia. Chiedo un po´ di pudore».
Lei, dottor Marzouki, ha già fissato linee rosse per un accordo politico con Ennahda?
«Le mie sono linee invalicabili: la libertà dell´uomo, delle donne, dei bambini, le libertà pubbliche e private, lo Stato laico, la neutralità della religione negli affari politici. Ci arriveremo: qui non ci sono i Taliban. Esistono solo nella vostra immaginazione».