Dario Di Vico, Corriere della Sera 29/10/2011, 29 ottobre 2011
ORDINE E MENO KEBAB, MEROLA «PERBENISTA»
Il sindaco non lo ammetterà mai ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e accelerare il timing è stato il tendone (invasivo) installato sabato e domenica scorsa in piazza Maggiore dal duo Civati-Serracchiani per la manifestazione dei «giovani» pd. E così il martedì successivo la giunta comunale di Bologna ha approvato un’ordinanza che regolamenterà la concessione delle piazze. Il provvedimento salva spazi non è l’unica iniziativa «perbenista» lanciata da Virginio Merola a cavallo dei suoi primi cento giorni di amministrazione. È in cottura infatti un’altra ordinanza che avrà l’effetto di rallentare drasticamente l’apertura di negozi etnici. L’una e l’altra iniziativa prese da una giunta di centrodestra avrebbero fatto gridare allo scandalo ma a Bologna è sempre un’altra storia. Anche perché il sindaco sembra che abbia chiesto ai suoi collaboratori di essere particolarmente attenti alla «confezione» delle ordinanze per non entrare in conflitto con il sentimento politicamente corretto di una cospicua parte dell’elettorato del Pd e di Sel.
Era almeno da due anni che in città si ventilava l’ipotesi di «chiudere» piazza Maggiore. Si ricorda in particolare una fiera della cioccolata che aveva choccato i petroniani trovatisi con il loro salotto invaso dagli stand a mo’ di fiera paesana. La Ducati e Valentino Rossi avevano poi fatto il bis generando lo stesso sentimento di irritazione. Finora però nessuno aveva avuto il coraggio di intervenire, nonostante i pressanti inviti della Sovraintendenza ai beni culturali preoccupata per un possibile degrado della piazza. Il tendone di Pippo Civati e Debora Serracchiani ha convinto il sindaco a dar corso alla novità e a decidere che piazza Maggiore sia riservata solo a eventi di tipo istituzionale. Che cosa vorrà dire in concreto ancora nessuno lo sa (niente più comizi?) ma intanto una stretta è stata data. Del resto i primi 100 giorni di Merola non è che siano stati una cavalcata trionfale. Il sindaco ha scelto il profilo della concretezza ma nel carniere dei successi c’è poco o niente. La pedonalizzazione di via Rizzoli e via Bassi è stato un esperimento positivo ma la giunta non ha le risorse per renderlo strutturale (servirebbero nuovi parcheggi) e anche l’idea di implementare una lunga procedura di trasparenza per le nomine nelle municipalizzate ha finito per rappresentare più una complicazione che un vantaggio di immagine. E quindi, pur evitando i toni clamorosi del predecessore Sergio Cofferati, Merola ha varato la sua piccola svolta perbenista. Anche le altre piazze del centro, Verdi e 8 agosto, saranno regolamentate con la speranza di restringere gli spazi della movida bolognese giudicata debordante.
Per quanto riguarda i negozi l’ordinanza viene dall’assessore al commercio Nadia Monti che si è studiata puntigliosamente i provvedimenti anti-kebab degli altri sindaci (Forte dei Marmi e Firenze in testa). Anche in questo caso per non urtare la suscettibilità dei Democratici e dei vendoliani non si tratterà di una norma ad hoc bensì verrà riscritto una sorta di piano regolatore del commercio. A undici anni dalla sua approvazione la legge Bersani verrà così imbrigliata proprio in Emilia per evitare la concentrazione nella stessa zona di negozi con merceologia identica. Ergo, non si potranno aprire nuovi kebab nella zona universitaria che già trabocca di bar e locali. A completamento della strategia moderata del sindaco c’è il plauso convinto rivolto da Merola all’arcivescovo Carlo Caffarra. In un’omelia di pochi giorni orsono aveva invitato alla sussidiarietà per integrare il welfare e il sindaco a costo di litigare con gli alleati non aveva dubbi a dichiarare: «La linea del cardinale è la mia».
Dario Di Vico