Enrico Benzing, il Giornale 29/10/2011, 29 ottobre 2011
Il rogo di Lauda diventa film «Vi racconto come è andata» - Decisamente, quella del 1976 è stata una stagione misteriosa, oltre che commovente, vertiginosa e sorprendente, sia agonisticamente, sia tecnicamente
Il rogo di Lauda diventa film «Vi racconto come è andata» - Decisamente, quella del 1976 è stata una stagione misteriosa, oltre che commovente, vertiginosa e sorprendente, sia agonisticamente, sia tecnicamente. Nemmeno la più fervida fantasia di un grande romanziere potrebbe mettere insieme tanti fatti automobilisticamente così notevoli. Eppure, nei miei ricordi prevalgono le commozioni. Mi rivedo a Monza, il giorno delle prove. Il dramma del Nürburgring era già lontano e superato, fra mille sofferenze. Cominciava il dopo-Lauda, con interrogativi enormi. Aspettavo Niki. Volevo guardarlo negli occhi. Con quale coraggio tornava così precipitosamente in pista? Conqualeforza? Luichediqueste doti era stracarico. Si capiva il mondiale. Si capiva l’esigenza di una sua sostituzione, dopo due passaggiangoscianti, aZeltwegeaZandvoort, tuttosullespallediRegazzoni. Ma come, la “T2” non era una gran macchina, erede della “312-T” del miracolo-1975? Così si precipita dall’Olimpo all’inferno della Formula 1. Avevo previsto il peggio: Niki non farà una bella figura. Meglio aspettare un mese ancora e provarci in Canada. Intanto, era arrivato Carlos Reutemann, liberatosi dagli impegni, per salire sulla sua macchina e proiettarsi nel 1977 da pilota titolare. La mia sorpresa è stata enorme, quando, a fine qualifiche, l’ho visto aggiudicarsi il quinto miglior tempo, “leader” del Cavallino. Reutemann in quarta fila, Regazzoni in quinta. Lo aspettavo nel box- allora si poteva! - e gridavo i miei commenti al caro Ingegner Forghieri. Appena sceso di macchina,l’ho visto togliersi il casco. La testa fasciata. Le bende intrise di sangue. Una commozione devastante. Faticavo a parlare. Elogi, frasi circostanza, il consiglio di non correre. «Io no, io bene, io corre!», in risposta. Che eroe! Vera epopea da film. Altro che Frankenheimer, conosciuto e ammirato dieci anni prima. E che gara. Quarto, dopo la bella ripresa di Clay, secondo, ma nettamente davanti a Reutemann, non più così arrogante. Di nuovo le bende del capo insanguinate. Le ustioni che lo sfiguravano. Gli occhi sofferenti, in mancanza di lacrimazione. Ammirazione enorme. Logico tornare a quel primo agosto all’Eiffel.Non avevo mai creduto alla sua deconcentrazione. Sì, spesso sbadigliava ai box, e lo canzonavo. Ma appena saliva in macchina era il robot che tutti ammiravano. La causa era ben diversa. Tecnicamente, avevo cercato di risolvere il mistero. La sua guida computerizzata aveva spiazzato tutti. Non poteva finire nel rogo, da cui Merzario ha cercato di sottrarlo, solo per una cattiva digestione. E tutto quel clamore. «Non si è fatto niente», mi assicuravano tecnici e meccanici al box, appena finito il gran premio. «Un po’ di scottature in fronte e sull’orecchio. È andato direttamente in ospedale, a farsi medicare. È stato fortunato!». Allora, torno subito a Milano. Vado a Koblenza e prendo il vagone-letto, per essere in sede al più presto, giacchéal“Giornale” (non usciva ancora di lunedì) c’erano grandi commenti in vista. Nonl’avessimaifatto! Altro dramma nella notte. Lauda aggravato a Ludwigshafen. Lauda in punto di morte. I fumi aspirati l’avevano portato sotto la tenda ad ossigeno. Stampa e televisioni mobilitate. Un medico tedesco mi disse che era tutta una esagerazione, per guadagnarsi il meritodi aver salvato un personaggio famoso. MaEnzoFerrarimiassicurava che era stato veramente male. Tutto dimenticato. Dopo Monza, l’idea fissa era il mondiale. Diavolo d’un Lauda! Brillante, ma sfortunato a Mosport; terzo a Watkins Glen, con quel freddo. Restava il Fuji: quarto in griglia, poteva farcela, contro James Hunt. Se non che il maltempo prendeva il sopravvento. Brutta pista, pericolosa con la pioggia. Ma quale paura, per entraresubitoaibox! Nehannoraccontate di tutti i colori. Di sicuro, Niki non conosceva paura. La verità fu che non aveva ancora fatto l’operazione all’occhio. In quelle condizioni, non ci vedeva bene, sempre schiavo della lacrimazione. E, poi, è vero che i piloti di vertice si erano accordati, per fermarsi in caso di diluvio. Lui si è fermato per primo. Hunt ha continuato e si è laureato campione per un punto. Tutti a giurare che non c’era nessun accordo. Invece, Mario Andretti, grande campione anche di lealtà, mi ha dato tutte le assicurazioni che cercavo. Chissà se tutti questi drammi saranno rievocati correttamente, con la migliore ricerca della verità.