Giorgio Meletti, Alberto Sofia, il Fatto Quotidiano 29/10/2011, 29 ottobre 2011
IL PONTE NON SI FARÀ, MA CI COSTA CON LE PENALI UN MILIARDO DI EURO
Per stimare quanto costerà ai contribuenti italiani la follia del Ponte sullo Stretto di Messina serve la calcolatrice. Come volevasi dimostrare, verrebbe da dire. Qualunque persona dotata di senno, o di buonafede, ha sempre saputo che la demenziale infrastruttura non si sarebbe mai fatta. Però, è noto, in Italia le imprese più redditizie per costruttori, progettisti, burocrati e politici, controllori e controllati, sono le incompiute.
COSÌ, ora che si è preso atto che i soldi per fare il ponte non ci sono, non resta che sommare quante centinaia di milioni di euro si sono buttati. Una follia. Lo dimostra la precipitosa nota emessa ieri da Palazzo Chigi, che vale la pena rileggere integralmente: “La Presidenza del Consiglio precisa che la mozione approvata ieri dalla Camera non cancella la realizzazione del Ponte sullo Stretto. L’opera, infatti, è solo in parte finanziata dall’intervento pubblico. L’onere complessivo dell’infrastruttura prevede anche la partecipazione di capitale privato, l’utilizzo di fondi strutturali e di altre fonti”.
Traduzione: è vero che l’Europa ha negato il finanziamento per il ponte e che adesso anche lo Stato ha deciso attraverso il Parlamento di non sganciare un euro, però non si può dire, da un punto di vista legale, che l’opera è sospesa. Dunque, per adesso gli avvocati non si scatenino, implora il governo, non è ancora scoccata l’ora del contenzioso sulle penali. Infatti da sei anni tutti sapevano che l’unico cantiere aperto intorno allo Stretto era quello dei risarcimenti che la società Eurolink (Impregilo e Condotte i soci principali) avrebbe incassato il giorno che finalmente si sarebbe decretato il game over. Non ci voleva un mago. Tutto è apparso chiaro fin dall’autunno 2005, quando Eurolink si è aggiudicata la gara per la costruzione del ponte offrendo un ribasso sul prezzo base del 12 per cento, impegnandosi così a costruire l’opera per soli 4 miliardi 425 milioni 175 mila 627 euro, virgola ottantacinque centesimi. Che importa che nel frattempo la previsione di costo effettivo sia arrivata a 8-9 miliardi ? Niente, tanto il ponte non si farà.
MA È DAL 2006 che si succedono le stime sulle penali che Impregilo incasserà senza muovere una pietra. Durante il governo Prodi, quando il centrosinistra di fatto bloccò l’infrastruttura, il ministro dei Lavori pubblici Antonio Di Pietro stimò le penali eventualmente dovute, che si stava battendo, a suo dire, per non pagare: 300, 380 e 400 milioni sono le tre cifre fornite in tre occasioni. Nel frattempo il numero uno della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, che è anche il capo dell’Anas, spiegò che in ogni caso per la grande opera si erano già effettivamente spesi 200 milioni di euro. La Stretto di Messina è un capolavoro dell’arte del carrozzone pubblico. Nel 2010 il costo del lavoro è aumentato del 35 per cento, e sono state fatte 19 assunzioni.
Ma sono noccioline rispetto al conto che Impregilo e soci si preparano a presentare. Facciamo la somma. 200 milioni di euro erano già spesi nel 2006. Nel frattempo Eurolink ha proceduto a completare progetto di massima e progetto esecutivo, per i quali era fissato il pagamento rispettivamente di 66 e 56 milioni di euro, 122 milioni in tutto. Ma i lavori sono già iniziati, attorno allo Stretto, con l’operazione più complicata e costosa, l’esproprio dei terreni: sono già state comunicate un migliaio di schede di esproprio. La deputata radicale Elisabetta Zamparutti ha chiesto con un’interrogazione il mese scorso quanto costava l’operazione e non ha ancora ricevuto risposta.
E adesso veniamo ai soldi che Eurolink si appresta a chiedere allo Stato, forte di clausole contrattuali che garantiscono il consorzio senza ombra di dubbio. Lo scorso 26 agosto l’amministratore delegato di Impregilo Alberto Rubegni ha detto agli analisti finanziari: “Se l’opera non dovesse realizzarsi per qualsiasi motivo si dovranno applicare quelle che sono le condizioni contrattuali. Esiste una clausola di salvaguardia”. Il Corriere della Sera ha riferito a proposito delle dichiarazioni di Rubegni di “fideiussioni per circa 400 milioni di euro”, che andrebbero ad aggiungersi al pagamento dei costi sostenuti finora e a una valutazione del mancato guadagno, come da codice civile.
IL CONTO dei 400 milioni, che corrispondono al 10 per cento dell’importo della gara vinto da Eurolink, sono una cifra chiara da sei anni. Sommando le altre voci si arriva a un verdetto terrificante: il “ponte del nulla” alla fine costerà ai contribuenti italiani almeno un miliardo di euro.