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 2011  ottobre 29 Sabato calendario

“Grazie a me siamo tutti più artisti” - Nemo propheta in patria. L’antico detto latino vale sempre e vale anche per il brasiliano Mike Krieger, al secolo Michel, 25 anni, originario di San Paolo

“Grazie a me siamo tutti più artisti” - Nemo propheta in patria. L’antico detto latino vale sempre e vale anche per il brasiliano Mike Krieger, al secolo Michel, 25 anni, originario di San Paolo. Mike è la mente di quello che è diventato in pochi mesi uno degli applicativi più gettonati di iPhone, l’Instagram. Una febbre che si è sparpagliata come un virus in tutto il mondo. 10 milioni di utenti nel primo anno di vita con una media di 100 mila a settimana, 250 mila foto condivise ma soprattutto una minirivoluzione nel linguaggio stesso della fotografia. Grazie a 16 filtri diversi, le foto con Instagram non sembrano più le stesse. Patine speciali con chiaroscuri fortemente marcati, a metà tra l’antico e il postmoderno, cercano di trasformare ogni foto in un prodotto artistico che poi si può condividere con la rete sociale, con tanto di commenti proprio come Facebook. Il Brasile è ora il quarto Paese al mondo a scaricare l’applicativo, ma Mike ha dovuto migrare negli Usa nel 2004 perché il sogno diventasse realtà. Non è stato facile. Ha perfino cambiato nome. «Michel pronunciato in inglese sembra un nome di donna, ho preferito Mike perché mi dessero più retta», dice il giovane imprenditore. Ha studiato sodo presso uno dei centri dell’innovazione americana, la Stanford University. «Nel cuore della Silicon Valley - racconta - mi sono laureato in una facoltà che esiste solo lì, è il corso in Sistemi simbolici, a metà tra informatica, design, psicologia e filosofia». Mike ha poi lavorato per una serie di startup come la Meebo, ma alla fine ce l’ha fatta. «Certo, adesso è ora di monetizzare - dice dal suo ufficio di San Francisco - e incrociare le dita perché anche Instagram diventi un punto forte del mercato. Quel che è certo è che l’applicativo in sé rimarrà gratuito mentre stiamo pensando di trarre profitto da eventuali opzioni aggiuntive che potranno essere acquistate con l’“In-App Purchasing” della Apple». Il suo socio americano Kevin Systrom, 27 anni, conosciuto anche lui nel vivaio intellettuale di Stanford, la pensa allo stesso modo e con Mike lavora, come ama ripetere, «25 ore al giorno». L’équipedel resto è minuscola, appena quattro persone, ma non è forse così che Steve Jobs e Bill Gates hanno cominciato? Mike e Kevin sono partiti con il piede giusto, come nel migliore copione di una storia del genere, con un finanziamento iniziale a fondo perduto di 500 mila dollari di Baseline Ventures e Andreessen Horowitz. Mike dice: «Abbiamo ricevuto proposte di acquisto della nostra società (il gruppo di investimento Sequoia, tra i più potenti negli Usa, avrebbe offerto 20 milioni di dollari) ma noi vogliamo rimanere indipendenti». Il che non è facile in un paradiso tecnologico creato da pochi ma ambito da molti. Di certo il rapporto fortissimo con la Apple potrebbe vedere all’orizzonte nuovi competitor. «Il nostro progetto è crescere ancora di più e sbarcare su Android di Google e su altre piattaforme ma prima dobbiamo ampliare la nostra struttura». La filosofia Apple resta comunque nel cuore come davvero fosse un’eredità per un’intera generazione. «Abbiamo imparato che ciò che conta è portare sul mercato il prodotto il più rapidamente possibile». E il Brasile resta nei suoi pensieri. «Mi piacerebbe in futuro aiutare nuovi giovani imprenditori». Magari in patria i profeti possono di nuovo tornare ad avere voce.