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 2011  ottobre 29 Sabato calendario

Così la giostra del debito può mandare ko l’Italia - Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno»

Così la giostra del debito può mandare ko l’Italia - Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno». Basta andare a cercare nella saggezza che è di tutti, quella dei cartelli appesi in salumeria, per trovare il bandolo di questa crisi del debito sovrano. L’Italia di novembre 2011 non è molto diversa dall’Italia di novembre 2010, eppure allora il rendimento dei titoli di Stato era oltre due punti percentuali più basso di ieri. Capita ormai perfino al bar di sentir parlare in scioltezza di spread, la differenza tra gli interessi pagati dal bund tedesco (considerato il più solido d’Europa e quindi preso a riferimento) e il Btp italiano. Duecento punti significa che paghiamo il debito il 2% più caro dei tedeschi, poi trecento, poi addirittura quattrocento. Ecco perché lo spread è diventato così importante. Questione di fiducia. I mercati guardano ai dati fondamentali di un’economia per fare la loro prima valutazione. Ma quando chiudono un’operazione la chiudono sulla base di ciò che pensano accadrà. Sei credibile, rimborserai il denaro che prendi in prestito? Il tuo spread cala e indebitarti ti costerà di meno. Non lo sei? Lo spread sale e paghi di più. Il debito pubblico italiano vale 1900 miliardi di euro. La spesa annuale per interessi, ad oggi, supera i 90 miliardi l’anno. Quando lo spread sale, si innesca un meccanismo pericoloso: un’impennata di 20 punti (cioè dello 0,2%), se si consolidasse lungo un anno intero, ci costerebbe 3,6 miliardi. Il giudizio negativo di un’agenzia di rating può sortire effetti ben più pesanti. Nel giro dell’ultimo anno lo spread è salito di quasi 200 punti: se questa cifra dovesse cristallizzarsi per i prossimi dodici mesi, ne verrebbe fuori un conto da 36 miliardi. Qualche cifra aiuta a riportare sulla terra la portata di queste somme stratosferiche: la manovra d’emergenza varata da Giulio Tremonti ad agosto valeva 58 miliardi. Il salvataggio della Grecia costerà, nella peggiore delle ipotesi, 444 miliardi di euro. E nel corso del 2012 l’Italia prevede - così ha spiegato il direttore generale del debito pubblico del Tesoro Maria Cannata - di emettere titoli di debito per 430 miliardi, una decina più di quelli emessi quest’anno (il che non significa che il debito aumenterà dello stesso importo, perché nel frattempo lo Stato rimborserà altri bond emessi in passato). Il problema è che lo spread non riflette per forza fatti concreti e immediati. Quando è esploso il caso Grecia ce n’erano: appena preso il posto di premier, nel dicembre 2009, George Papandreou spiegò al mondo che i conti inviati da Atene a Bruxelles erano taroccati. Ma quando poco dopo la sindrome della corsa dei rendimenti ha contagiato la Spagna alla fine Zapatero si è dimesso - numeri falsi non ce n’erano. Né ne sono saltati fuori dai rendiconti italiani. Resta il fatto che i mercati devono giocare in anticipo. Dei 1900 miliardi di debito pubblico che abbiamo accumulato - oltre 30 mila euro a testa, anziani e bambini compresi - 1600 sono in titoli di Stato. Una semplice simulazione può aiutare a capire perché le Borse ci vanno piano e chiedono sempre più denaro per prestarci denaro. Per salvare la Grecia bisognerà che gli investitori si adattino a un taglio del 50% del valore nominale dei titoli. Nel caso italiano sarebbe come bruciare 800 miliardi di euro. Le banche spagnole hanno 8 miliardi di titoli nostrani, quelle francesi 74, quelle tedesche 36, quelle italiane 159, ed ecco perché i timori crescono esponenzialmente. Allo stesso modo, ecco perché prendere misure concrete ed incisive sulla crescita e sul rigore del bilanci pubblico, alla fine, fa la differenza nei conti dello Stato su un doppio fronte. Da un lato la spinta all’economia e il miglioramento del deficit (la differenza tra quanto lo Stato incassa e quanto spende), dall’altro l’iniezione di fiducia nei mercati, che di conseguenza renderanno meno oneroso il peso del debito. L’Italia non può permettersi di trovarsi un giorno a chiedere denaro e vedersi sbattere in faccia l’altro cartello, quello appeso in tabaccheria: si fa credito solo ai novantenni accompagnati dai genitori.