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 2011  ottobre 29 Sabato calendario

ICHINO E QUELLA PROPOSTA «CHOC» SULL’ARTICOLO 18

Quando è stato presentato ha fatto scalpore: un nuovo codice del lavoro, che ha il coraggio di affrontare il tabù dei licenziamenti. Eliminando il reintegro nel posto di lavoro, e quindi la protezione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nel caso di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Cioè quando è legato a motivi economici e organizzativi dell’azienda.

Il disegno di legge, il 1873/2009, ha fatto ancora più discutere in quanto è stato promosso da un esponente del Pd, il senatore Pietro Ichino, giuslavorista che ha scelto di impegnarsi anche nella politica. Agitando le acque a sinistra, dove l’articolo 18 e il tema dei licenziamenti resta ancora per la maggior parte un muro invalicabile.

«I sindacati sbagliano a protestare prima ancora di sapere di cosa si tratta», è stato il commento di Ichino, dopo che sono stati resi noti i contenuti della lettera inviata dal governo alla Ue, che affronta anche il tema della legislazione sui licenziamenti per motivi economici.

Il disegno di legge presentato dal senatore-giuslavorista prevede un contratto unico di lavoro come forma di inserimento (a tempo indeterminato) ma con protezioni crescenti per il lavoratore (eccetto i contratti con contenuto formativo, i contratti a termine per le sostituzioni stagionali o temporanee). È prevista la protezione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma non per quelli legati a motivi economici e organizzativi. In questo caso scatta l’indennità pari ad un mese per anno di anzianità, oltre al trattamento complementare di disoccupazione a carico dell’impresa, su modello scandinavo.

Il disegno di legge non ha avviato il percorso parlamentare. Il 10 novembre dell’anno scorso è stata approvata una mozione di Francesco Rutelli, Api, che impegnava il governo ad procedere nella direzione del disegno di legge 1873, una mozione che non è stata votata da esponenti Pdl, come ed esempio Maurizio Castro, capogruppo del partito in Commissione lavoro.

Un contratto unico a tempo indeterminato, per superare la frammentazione delle varie tipologie contrattuali, accompagnato da una maggiore flessibilità in uscita, «compensata da un indennizzo crescente per chi perde il lavoro» è anche previsto nel testo di Futuro e libertà, presentato nei mesi scorsi a nome Della Vedova e Raisi (l’indennità è pari ad almeno tanti dodicesimi della retribuzione lorda complessivamente goduta negli anni di lavoro moltiplicata per gli anni di anzianità di servizio in azienda).

Sulla flexicurity i partiti di opposizione sono ancora più attivi. È firmato da Anna Finocchiaro e Tiziano Treu il disegno di legge 1110 che riguarda l’indennità di disoccupazione per tutti i lavoratori (è una delega al governo) pensato proprio per allargare le tutele a chi non ne ha con un sistema omogeneo, riducendo i tempi della cassa integrazione. Sempre Treu, insieme ad altri esponenti del Pd, ha firmato il disegno di legge 2419 che riguarda misure per favorire l’ingresso delle donne e dei giovani nel mondo del lavoro. Per le donne si prevedono agevolazioni fiscali a chi assume. Per i giovani si distinguono i casi dei cosiddetti drop out (emarginati) che hanno bisogno di formazione professionale per entrare nel mercato del lavoro; invece si prevedono incentivi per chi assume giovani laureati e precari, oltre a benefici per il lavoro autonomo.

Anche il Terzo Polo, come spiega Gian Luca Galletti, Udc, ha affronato il tema, presentando un emendamento all’ultima manovra economica per destinare le risorse ottenute con i risparmi alle pensione ad un fondo per l’indennità di disoccupazione e una maggiore formazione al fine di ricollocare i lavoratori.