Marco Dolcetta, Saturno-il Fatto Quotidianon 28/10/2011, 28 ottobre 2011
I CANNIBALI GENTILI E LA “CARNE SALATA” DELL’OCCIDENTALE
Questa estate ho deciso di passare l’intero mese di agosto in giro fra le varie e tante isole della Polinesia francese. Non avrei mai immaginato che da li a qualche settimana si sarebbe consumato un delitto ancestrale di antropofagia, in voga da quelle parti fino ai primi dell’Ottocento, poi caduto in disuso. È di questi giorni la cronaca che due cittadini, della comunità europea, che erano li in viaggio di piacere nelle isole Marchesi, sono stati aggrediti da un polinesiano di passaporto francese e uno dei due è stato poi addirittura mangiato da questo.
La prima isola da me raggiunta è stata quella di Autoa, dove ho potuto visitare la tomba di Jacques Brel, il cantautore che decise di morire, dopo una lunga e tormentata malattia, in quello che lui definiva il posto più bello del mondo, dato che aveva vissuto tutta la sua vita nel Plat Pays, sulle spiagge grigie del-l’Europa del nord. A qualche miglio di distanza poi ho raggiunto l’isola principale dell’arcipelago delle Marchesi: Nuku Hiva. Qui approdò nel 1842 Herman Melville l’autore di Moby Dick. Ci ha accolto il capo della tribù dei Taipi così come fece il suo antenato con Herman Melville. Nei due racconti dello scrittore, (Typee e Omoo), lui racconta di aver rischiato più di una volta di essere mangiato da alcuni membri della tribù ospitante. Devo dire che lo stesso vago timore ha assalito anche me, questa estate al mio arrivo in quelle zone, ricordando quanto era accaduto appunto ad Herman Melville. Ma io e il mio amico Didier Donneaux, che era con me, ed entrambi provenivamo dalla Nuova Caledonia, era arrivato fino là per promuovere la vendita delle batterie ecologiche “Green energy” alimentate dal solare e dall’eolico, al fine di portare energia elettrica anche in quelle isole lontane.
SIA IO CHE LUI stando a contatto con alcune persone di quei luoghi e culture, non eravamo così tranquilli. Confidammo i nostri timori a Constantine Taipi, l’anziano capo tribù, ma lui ci rassicurò in merito e sorridendo ci disse queste testuali parole: “Ufficialmente l’antropofagia è estinta come pratica alimentare rituale dalla Polinesia da tre generazioni”. Sempre allo scopo di rassicurarci ci informa che l’antropofagia era esercitata al fine di alimentarsi di grassi e di proteine animali visto che fino all’arrivo delle navi che venivano dalla terra ferma non esistevano altri animali domestici. L’unica fornitura di carne rossa era quella delle enormi tartarughe del peso di 300 chili circa che venivano catturate dai nuotatori, inseguendole per ore fino al totale esaurimento delle energie di queste, che venivano poi issate sulle barche dopo che uno dei pescatori le aveva bloccate mettendole due dita negli occhi e avendo la massima attenzione nell’evitare di prenderle per la coda dato che sarebbe potuto essere stritolato, vista la straordinaria forza di questi animali. Tutto questo ho avuto occasione di vederlo in prima persona, in quanto oggi si può catturare la tartaruga solo in occasione di una festività comune a tutta la Polinesia e alla Melanesia, durante la festa del’ignam ovvero la raccolta di questa specie di patata che è l’alimento primordiale di questi popoli. Per loro questa festa è come una specie di capodanno. Qualcosa di simile, qualcuno forse lo può ricordare avendo visto il vecchio film “Tabou” di Murnau, girato negli anni ‘30 proprio da quelle parti. Constantine Taipi, l’anziano capo tribù aggiunge anche: “Ma voi bianchi non dovete aver paura, perché siete salati… probabilmente dipende da quello che mangiate, noi preferiamo mangiarci tra cugini, siamo più dolci e quando mangiamo il cuore rinforziamo lo spirito della nostra stirpe”. Probabilmente non la pensava così, qualche giorno fa Henri Haiti, uno dei giovani della tribù Nuku Hiva, che lavorava come guida locale nella sua isola e che molto probabilmente ha pensato bene di rinverdire le tradizioni ancestrali della sua famiglia, uccidendo e mangiando l’aitante turista tedesco 40enne Stefan Ramin che viaggiava tra le isole con il suo catamarano, prima o dopo aver violentato la sua compagna di viaggio Heike Dorsch.