Notizie tratte da: Jean-Baptiste Botul # La vita sessuale di Kant # Il melangolo 2011., 29 ottobre 2011
Notizie tratte da: Jean-Baptiste Botul, La vita sessuale di Kant, Il melangolo 2011.Rif. Libro in gocce 1535698Rif
Notizie tratte da: Jean-Baptiste Botul, La vita sessuale di Kant, Il melangolo 2011.
Rif. Libro in gocce 1535698
Rif. Biblioteca 1533440
Nel maggio del 1946 un centinaio di famiglie tedesche si rifugiò in Paraguay dando vita alla comunità di Nuova Königsberg, nella quale ci si vestiva, si mangiava, si dormiva come Kant, rispettando anche la passeggiata pomeridiana del filosofo «in uno scenario riprodotto che evocava le strade di Königsberg».
Jean-Baptiste Botul, ritenendo «la vita sessuale di Kant una delle questioni più importanti della metafisica occidentale», leggeva la Critica della ragion pura come «dramma autobiografico».
“Botulismo”, patologia provocata dal germe botulus presente negli insaccati avariati, da non confondersi con “botulismo”, filosofia di Jean-Baptiste Botul.
«Chiunque prometta all’umanità di liberarla dal giogo del sesso sarà accolto come un eroe» (Freud, Lettera a Ernest Jones).
Offrirono a Kant cattedre a Halle, Jena, Erlangen, Mittau. Rifiutò tutto, restando dalla nascita alla morte a Königsberg.
Giornata di Kant. Il valletto Lampe lo sveglia alle cinque meno cinque, alle cinque in punto è a tavola dove fa colazione con due o tre tazze di tè, fuma la pipa, prepara e poi impartisce lezioni. A mezzogiorno e ¾ beve un bicchiere di vino d’Ungheria. All’una pranza. Dopo pranzo, cammina fino alla fortezza di Friedrichsburg, «facendo sempre lo stesso percorso battezzato dagli abitanti del luogo “il percorso del filosofo”. Non c’era bisogno del campanile per sapere che ora fosse: passava il filosofo… Alle sei, dopo aver letto i giornali, si rimetteva al lavoro nello studio – dove manteneva una temperatura costante di 15 gradi – sedendosi in modo da scorgere le torri del vecchio castello. Tale meditazione fu turbata quando gli alberi crescendo gli impedirono di godere di quella vista. Verso le dieci, un quarto d’ora dopo aver smesso di pensare, andava a dormire nella stanza le cui finestre rimanevano chiuse tutto l’anno, si spogliava, si metteva a letto compiendo una serie di gesti molto particolari che gli permettevano di restare perfettamente coperto tutta la notte. Se, spinto da impellenze urinarie, era costretto ad alzarsi, si orientava grazie a una corda che aveva installato tra il letto e il bagno per evitare di inciampare nel buio».
Kant approvò la Rivoluzione francese.
«Non soggiornò mai in Italia contravvenendo alla tradizione tedesca del “Grand Tour” (Kavaliertour), illustrata nel XVIII secolo da Winckelmann, contemporaneo di Kant e prussiano come lui, senza dimenticare, una generazione dopo, il grande Goethe».
«Non si innamorò mai, restò scapolo tutta la vita, non ebbe né amanti né mogli».
Impassibile davanti a un corpo di donna, come Newton e Robespierre.
Nessuna cameriera in casa, ma solo il domestico Lampe, congedato (pare) quando decise di sposarsi.
Kant, figlio del sellaio Johann-Georg Kant e di sua moglie Anna Regina, nove figli tra cui solo cinque raggiunsero l’età adulta.
Secondo Kant, il filosofo degno di questo nome non si sposa.
«Non piangere, non ridere, ma comprendere» (Spinoza Trattato politico).
«Al tempo in cui era soltanto Magister frequentava le locande, giocava a bigliardo a volte fino a notte fonda. Quando diventò professore titolare e potè comprarsi una casa e permettersi un domestico, Kant prese l’abitudine di offrire ai suoi ospiti pranzi che si protraevano fino al tardo pomeriggio».
«È un vecchio sveglissimo, molto piacevole, un vero e proprio bon vivant, nel senso più nobile. Tanto più riesce a digerire anche i piatti più pesanti, tanto meno il pubblico digerisce la sua filosofia» (J.H.L. Meierotto citato da L. Brunn Lebensbeschreibung J.H.L. Meierotto’s Berlino 1802)
«Questo famoso filosofo è una compagnia tanto vivace e gradevole ed è dotato di un art de vivre così fine che difficilmente gli si attribuisce un animo profondamente meditativo» (Johann Bermouilli, tomo III dei viaggi quando Kant aveva 54 anni).
Conduceva lui la conversazione, era in grado di parlare di qualsiasi cosa, del resto veniva interpellato su tutto: nel 1774, dovendosi montare un parafulmine sulla chiesa di Königsberg, si chiese l’aiuto di Kant.
Entrate di Kant: un piccolo stipendio versato dal re come aiuto bibliotecario, poi il pagamento delle lezioni private da parte degli allievi. Al piano terra della casa c’era un auditorium, dove teneva lezione o che, in caso di necessità, affittava. Kant lavorava a casa. Materie: geografia, poesia, artiglieria, astronomia. La filosofia non era la sua materia d’insegnamento principale. «La vita non era facile. Alcuni allievi non pagavano. Altri, figli di amici, dovevano essere accolti gratuitamente».
Kant, una vocetta flebile e a malapena udibile.
Non oltrepassò mai Pillau, a 40 chilometri via mare da Königsberg.
Jachmann, suo biografo autorizzato, gli mandò un questionario in cui era compresa la domanda: «Ci fu mai una cameriera che godette dei favori del filosofo?». Kant non rispose nemmeno.
Kant era alto un metro e cinquanta e aveva la spalla sinistra un po’ troppo bassa. La madre lo chiamava “Manelchen”, “ometto”. «Non appena ebbe un po’ di soldi comprò qualche completo come si deve, addirittura di una certa eleganza».
Sul corteggiamento di Marie-Charlotte Jacobi nata Schwink, vedi pagina 28. Ella gli annuncia di attenderlo domani pomeriggio e intanto gli sta cucendo una dragonne, cioè una correggia per la spada. Intanto però gli dice: «nell’attesa darò la corda al mio orologio» allusione (forse) al passo del Tristram Shandy in cui il pastore, ogni volta che adempie al suo dovere coniugale, dà di corda all’orologio. Vedi però l’allusione sessuale successiva.
«Alla fine del XVIII secolo, prima che i pantaloni sostituissero le mutande, tutti gli uomini di un certo rango portavano le calze. Per impedire che cadessero e per evitare che la tradizionale giarrettiera tirata al di sopra delle ginocchia facesse effetto garrota, Kant aveva messo a punto un sistema per consentire al sangue di circolare liberamente. Il filo che teneva le calze era inserito nella cassa di un orologio fissato ad entrambe le cosce e munito di una molla. Il filosofo così poteva regolare con precisione la pressione del filo senza comprimere le arterie».
Kant, domestico a sua volta.
Borowski sostiene che «due ragazze a modo» manifestarono interesse per Kant.
Principio della morale kantiana: «Agisci come se la norma della tua azione dovesse diventare, per tuo volere, una legge universale».
Lampe era un ex militare che aveva combattuto la guerra dei Sette anni. Lo svegliava gridando col suo vocione: «È l’ora!».
Esempio di lezione di geografia di Kant (notizie tratte in genere dai giornali d’epoca): «In America c’è una nazione dove ai bambini viene conficcata la testa nelle spalle a tal punto che sembra non abbiano più collo […] La sporcizia [degli Ottentotti del Capo di Buona Speranza] va al di là di tutto. Si sente il loro odore da lontano. Cospargono i neonati con escrementi di vacca e li espongono al sole […] Quando [gli Eschimesi] invecchiano, i genitori organizzano un banchetto e si fanno strangolare dai figli, ma non si tolgono mai la vita da soli» (tratto da Kant Geografia fisica Leading, Bergamo 2004).
Kant, ipocondriaco malinconico.
Kant: «Una donna che conosce il greco o che disserta in modo approfondito, potrebbe benissimo avere la barba», «Stento a convincermi che il gentil sesso possa praticare la logica», «Molte donne abusano dell’autorizzazione all’ignoranza che è stata loro concessa» (citazioni tratte da “Osservazioni sul sentimento”, “Antropologia”).
Gli Epicurei e i Cinici erano contro il matrimonio.
«Nei suoi “Discorsi” Epitteto fa una lista detestabile dei doveri matrimoniali: scaldare l’acqua nella pentola, accompagnare i figli a scuola (impossibile mandarceli da soli a causa dei pederasti), fare piaceri al suocero, procurare alla moglie la lana, l’olio, un letto e un calice. Marmitte e marmaglia! Sfido chiunque a praticare la filosofia! Per non parlare della sessualità coniugale… Poiché il corpo del marito appartiene alla moglie, ma non viceversa. E al desiderio femminile non si transige».
«Un amico pianista un giorno mi disse: “Quando smetto di suonare per un giorno me ne rendo conto solo io. Quando smetto di suonare per due giorni se ne rende conto il pubblico».
Obbligo del celibato per i filosofi. «Conoscete la storia dell’amore tragico di Eloisa per il filosofo Abelardo. Sapete che questo pensatore del XII secolo ’”inventore del Quartiere Latino” dove radunava allievi e ammiratori, si giocò una brillante carriera il giorno in cui s’innamorò della bella e intelligente Eloisa, di vent’anni più giovane di lui. Abelardo ebbe un’idea piena di buon senso: fare l’amore con questa ragazza era una cattiva idea, era meglio sposarla. Eloisa fu entusiasta della prima idea e scandalizzata della seconda. Sposarsi? Rifiutò chiamando in causa San Girolamo, San Paolo, Teofrasto, Cicerone. Una severa lezione che pone il Socrate dei Galli – così era soprannominato Abelardo – di fronte ai propri doveri. “Quanto sarebbe sconveniente e deplorevole vedere un uomo che la natura sembra aver generato per il bene di tutti, asservito ad una sola donna e schiacciato sotto il peso di un giogo infamante?” s’indigna Eloisa, che non è misogina, ma ha una visione pessimistica della coppia (“Le donne sanno solo portare gli uomini illustri alla rovina”)».
«Va bene una compagna, ma a condizione che sia ottusa! D’accordo la coppia, ma senza figli da educare!».
Erano scapoli: Cartesio, Spinoza, Pascal, Leibniz, Malebranche, Gassendi, Hobbes, Hume, Voltaire, Kant, Schopenhauer, Nietzsche, Kierkegaard. Si sposarono Diderot, Hegel, Fichte, Schelling, Comte, Marx, Alain, Bergson, Bachelard. «Sartre e Simone de Beauvoir professano tutt’oggi il motto di Abelardo ed Eloisa: sì alla filosofia no al matrimonio!»
«Alain, pseudonimo di Emile Chartier (1868-1951), non volle sposarsi con la sua compagna Monique Morre-Lambelin. Nel 1945, a 77 anni, dopo la morte di Monique, sposerà Gabrielle Landormy. A proposito di Lagneau, maestro di Alain, un testimone afferma: “Avrebbe voluto che il professore di filosofia praticasse il celibato come i preti”».
«Una volta i filosofi europei che non avevano origini aristocratiche (Montaigne, Montesquieu, d’Holbach) venivano considerati “bastardi della società”. Né poveri né abbastanza ricchi per fondare una famiglia. Se erano di origine popolare – come Kant, il cui padre era un artigiano sellaio – erano costretti a farsi assumere da ricchi principi o borghesi benestanti in qualità di segretari, bibliotecari, precettori. Era difficile che si sposassero. Per le ragazze di buona famiglia non rappresentavano un buon partito. Muniti di scarsi patrimoni, erano dotati di una ricchezza intellettuale il cui valore cominciò a crescere nel XIX secolo. Prendiamo l’esempio di Hegel, all’inizio era precettore, cioè domestico, poi “si sposa bene”. Anche se modesto direttore del liceo di Norimberga, ottiene – non senza difficoltà – la mano di una ragazza nobile, Maria von Tucher. L’”investimento” dei signori von Tucher si rivelò fruttuoso poiché Hegel fu nominato professore all’università di Berlino. Compiacendosi di tale percorso, Hegel scrive ad un amico: “Ho raggiunto il mio obiettivo terreno poiché con una cattedra ed una moglie da amare non ho bisogno d’altro a questo mondo”. Parole che fanno rabbrividire! Dov’è finita la grandezza del filosofo?
«Kant con eleganza si sottrae a questa fine. Nessuna moglie, né suoceri, né amanti, figli legittimi o illegittimi. Si tiene alla larga da Toinette, Thérèse, Caroline, Régine e le altre. Sfugge all’orribile disagio del giovane sposo Hegel, costretto a terminare in fretta e furia la stesura de “La Scienza della Logica” per mantenere la famiglia. Si risparmia di impegnare la biblioteca come fece Diderot presso Caterina II quando la figlia Angelica domandava una dote. Preferirei evitare di parlare della prole di Karl Marx che impose al grande pensatore la consapevolezza degli assilli materiali [sposato con Jenny von Westphalen, Marx ebbe sette figli e nessuno stipendio fisso]».
Secondo Kant (“Critica del giudizio”) «sarebbe arduo dimostrare che le persone che hanno raggiunto un’età avanzata sono rimaste a lungo sposate».
Kant: «Io a causa del mio petto alto e stretto che lascia poco spazio disponibile per il moto del cuore e del polmone ho una naturale disposizione all’ipocondria che negli anni giovanili confinava al disprezzo della vita».
Nell’Antropologia Kant chiama l’ipocondria Grillenkhraneit, letteralmente mallattia dei grilli. Un ipocondriaco è un Grillenfänger cioè un cacciatore di grilli. In Prussia le cicale non ci sono.., il grillo non abita fuori ma esclusivamente all’interno del camino, al caldo. Il suo verso stridente è un vero calvario per chi soffre d’insonnia. Questo grillo tedesco nel camino mi fa pensare al pipistrello inglese nel campanile o al ragno francese sul soffitto [to have a bat in the belfry, avere un pipistrello nel campanile, in inglese significa essere pazzi. In francese avere un ragno nel soffitto].
«La mattina evacuo così a stento e così poco che le feci trattenute, accumulandosi, sono la causa, a mio avviso, dell’annebbiamento che si impossessa della mia mente» (lettera a Marcus Herz).
Sempre malato ma all’apparenza sempre sano.
In un’altra lettera a Marcus Herz alla fine del 1773, all’epoca della redazione della “Critica della ragion pura”, evoca le «frequenti indisposizioni di cui soffre e che [lo] obbligano a continue interruzioni».
Kant maturo a 60 anni, a tre quarti della vita ha realizzato solo la metà delle sue opere. La terza parte della sua Storia Universale e teoria del cielo (non firmata) contiene un saggio comparativo tra gli abitanti dei vari paesi.
Acedia, cioè una tristezza che si declina secondo San Gregorio in “malicia, rancor, pusillanimitas, desperatio, torpor, evagatio mentis, vale a dire disprezzo del Bene, ribellione contro i Buoni, ristrettezza di spirito, disperazione, scoraggiamento, vaneggiamento. Kant: confusione mentale, delirio, eccesso, alienazione.
«Nei manicomi sono le donne, per via della loro tendenza a chiacchierare, ad essere maggiormente predisposte alla malattia mentale» (Kant)
«Sonnolenza postprandiale e sonno profondo sono nemici del filosofo. Bisogna difendersi, Per combattere contro il torpore pomeridiano l’unico rimedio è la passeggiata. Kant non inventa niente. Sin dal tempo dei greci, la passeggiata è un’attività indispensabile per il filofo. Pensate a Socrate che accompagnava Fedro nella campagna ateniese, pensate ad Aristotele e ai peripatetici che potevano riflettere soltanto camminando. Dimmi come deambuli e ti dirò che filosofo sei… La passione per la passeggiata di Hobbes, uomo sportivo che visse su questa terra fino a novant’anni, non è la stessa di Rouseeau o di Nietzsche […] Kant è molto attento a regolare la respirazione, il passo, la sudorazione (bandita) […] Per Kant camminare è un esercizio di recupero delle forze mentali (pag. 60)
«Bisogna temere particolarmente il passaggio dalla veglia al sogno, il momento in cui ci si addormenta. Kant aveva una tecnica rodata. Ripeteva il nome di Cicerone come un mantra. Sprofondando nel sonno come in un nulla salvifico. Kant non parla mai dei suoi sogni. Il sonno corrisponde ad un enorme vuoto di pensieri. Ma attenzione al risveglio, perché il ritorno alla dimensione umana può essere una trappola. Alcuni sostengono che proprio quell’ora incerta è il momento di più alta ispirazione. Cartesio amava dormire fino a tardi e vagabondare con la mente. Sciocchezze, direbbe un kantiano! Occorre sradicare il risveglio come un erbaccia, abbandonare il sonno senza por tempo in mezzo. E cinque minuti dopo essere già al lavoro».
«Kant non sudava. O comunque pochissimo. Jachmann racconta: “D’estate camminava molto lentamente per evitare anche la minima sudorazione”. Waslawski lo conferma: “Kant non sudava mai, né di giorno né di notte […] l’abito leggero di cui ho già parlato che gli permetteva di uscire e muoversi in piena estate non poteva scongiurare del tutto la sudorazione. Ma Kant cercava di evitarla restando all’ombra, come se aspettasse qualcuno, fino a che il sudore non si fosse asciugato. Se in una notte particolarmente calda notava la minima traccia di sudore sul suo corpo ne parlava come di un incidente increscioso”. Inoltre bisognava trattenere la saliva. Sputare è un vero spreco. Questo prezioso umore, spesso trascurato, ha le virtù di una medicina. Per esempio può servire comne coadiuvante per la digestione: “Quest’abitudine di respirare a labbra ermeticamente chiuse, almeno quando si è da soli e non si è occupati a discorrere, ha il vantaggio seguente: che la saliva, la quale con la continua secrezione inumidisce la gola, agisce contemporaneamente anche come mezzo digestivo (sztomachale) e forse anche (se inghiottita) come mezzo purgativo se si è abbastanza fermi nella decisione di non sprecarla, per cattiva abitudine” (“Il conflitto delle facoltà”, Morcelliana, Brescia 1994).
«Per guarire dalla tosse dobbiamo: 1. non inspirare e non espirare dalla bocca 2. Lasciare accumulare la saliva 3. Deglutire.
Su bacio umido e bacio asciutto vedi 63.
«Vivere a lungo era una delle sue ossessione». Morto poi a 80 anni. Era conscio del fatto che ogni rapporto sessuale fosse un suicidio.
«Lo spreco è sempre da recriminare. La masturbazione è una pratica quasi suicida. Non si tratta di salute ma di salvezza. Un’indicibile porcheria. “L’idea stessa di questo vizio suscita una tale ripugnanza che è persino considerato immorale chiamarlo con il suo proprio nome” scrive Kant in un testo in cui il termine masturbazione non appare nemmeno una volta, tanto forte è l’aberrazione che suscita in lui anche la sola parola.»
Una colpa più grave del suicidio, temibile specie per gli adolescenti. Kant (“La pedagogia”, La Nuova Italia, Firenze 2008): «Dobbiamo fare in modo che appaia chiaro ai loro occhi quanto ripugnante sia quell’atto (in ihren ganzen Abscheuligkeit), dir loro che praticamente si dimostrano inutili nel processo di riproduzione della specie, e soprattutto che tale atto distruggerà le loro risorse fisiche, che li condurrà verso un invecchiamento precoce e che il loro intelletto ne pagherà le spese. Si possono evitare pericolose pulsioni esercitando un’attività intensa, rinunciando a indugiare più del necessario a letto e nel sonno. Bisogna allontanare tali idee praticando un’attività poiché se l’oggetto perdura, anche solo come fantasia, le risorse vitali si deteriorano».
Diogene e i Cinici, predicatori della masturbazione.
«Quel ragazzo era nel pieno di una crisi, non ci vedeva più […] Aveva il colorito terreo, la lingua tremante, gli occhi scavati, i denti scalzati, le gengive ricoperte di ulcerazioni prodromi di una degenerazione scorbutica. La morte sarebbe stata per questo ragazzo la lieta fine di lunghe sofferenze» (“Dictionanaire des sciences medicales”, XIX secolo, a proposito di un masturbatore).
«Il cervello è solo midollo. Cos’è il midollo se non una riserva di sperma? Diogene Laerzio parlando di Pitagora definiva lo sperma come “goccia di cervello”. Platone ci aveva avvertiti: “I legami vitali attraverso i quali l’anima è incatenata al corpo si attaccano al midollo per radicare la specie mortale” (Timeo). Conservare il proprio sperma significa preservarsi come una pianta, slanciata verso il cielo, secondo l’asse sesso/colonna vertebrale/cervello. La continenza ci mantiene retti. L’incontinenza ci sradica e ci affloscia. Coloro che espellono il proprio umore midollare soffrono di problemi alla schiena […] Tissot riteneva che grazie alla castità lo sperma è ripompato nel sangue, “la circolazione è più viva, il nutrimento più equilibrato, tutte le altre funzioni rispondono con esattezza”. Conservare lo sperma significa immergersi regolarmente nella fontana della giovinezza. Come diceva il dottor Francois-Mercure van Helmont nel XVII secolo: “Se il seme non si disperde si trasforma in forza spirituale”. Kant pensa la stessa cosa. Gli umori si riciclano. Non ci avvelenano, anzi, ci sostentano, anche i più umili. Saliva, sudore, sperma: non si butta niente. Conservare lo sperma fa bene alle corde vocali, lo sanno tutti. Agli oratori romani si sconsigliava di fare l’amore alla vigilia di un concorso di eloquenza, di un processo o di un’assemblea politica. Ora, cos’altro è la filosofia se non questo confronto quotidiano con il pensiero altrui, l’argomentazione permanente? Per lavorare alla “Critica della ragion pura” tutti i giorni c’è bisogno almeno della stessa energia che è necessaria per una gara di eloquenza. Fare l’amore il giorno prima è fuori discussione».
«Agostino racconta di essersi convertito al cristianesimo leggendo il vangelo in un giardino di Milano. Rousseau fu ispirato per il suo “Discorso sull’origine della disuguaglianza” da un colpo di sole sulla strada del castello di Vincennes. Cartesio ebbe la rivelazione della sua vocazione filosofica una notte trascorsa in una stanza nei dintorni di Ulm. Nietzsche ebbe la rivelazione dell’Eterno ritorno sulla riva del lago di Sils-Maria nei Grisoni».
La vulva, come sublime sessuale.
«Pensiamo alla dea Demetra in lacrime per la scomparsa della figlia Persefone. Prostrata vede arrivare la vecchia Baubo che, sollevandosi la gonna, le mostra la vulva. La madre in lutto scoppia a ridere. Cambiamento di umore. Il sublime è un potente convertitore».
«Come il sublime, così l’osceno annuncia la perdita di sé».
«Nel noumeno di Kant c’è un feticismo della “cosa” piuttosto sorprendente. La Cosa è il Sesso. Non c’è dubbio. Kant ci avverte, non possiamo non conoscere la cosa in sé […] C’è colpa perché c’è desiderio: vogliamo vedere la cosa così com’è. Questa pulsione (Trieb), questo modo di guardare sotto la gonna della Realtà è un’ossessione del filosofo. La “critica” è una terapia inventata dal dottor Kant per frustrare – non potendolo sradicare – il desiderio voyeurista. Ora questo velo steso sulla Cosa è l’apoteosi dell’erotismo».
Sull’ascetismo dei filosofi: «Conosciamo bene il rovescio di tale ascetismo: il bordello. La Verità che vorremmo tutta nuda attraverso l’esperienza e la speculazione, la contempliamo alla fine tra le gambe delle prostitute, professioniste della “cosa in sé” […] Il filosofo kantiano è un cliente molto speciale [del bordello]. Paga per la cosa, ma non la tocca neanche».
«L’unico liquido fecondante è l’inchiostro, succedaneo della bile nera» ossia della malinconia.
Modo di Kant di andare a letto: «Innanzi tutto si sedeva sul letto e vi scivolava dentro, poi tirava un lembo della coperta al di sopra della spalla, dietro la schiena, fino all’altra spalla, sotto di lui e fino alla pancia. Così, avvolto come in un baccello, attendeva il sonno» (L.E. Borowski R.B. Jachmann E.A.Ch. Wasianski “La vita di Immanuel Kant narrata da tre contemporanei” Laterza, Bari 1969)
«Kant è una bomba che fa di tutto per non esplodere»
Indirizzo di Kant: in via Prinzessinen, Königsberg
Il grande Schopenhauer adorava le sedute di spiritismo
Il noumeno kantiano non è poi così distante dalla fantascienza
«Spero di essere riuscito a mostrarvi che la sessualità kantiana non appartiene alla sua sfera esistenziale ma alla sua opera. La cosa importante è affrontare la cosa in sé».
TAGLI
Tiene legato a ciascuna coscia un orologio, nella cui cassa passa la giarrettiera che gli regge le calze, la cui tensione regola segretamente con una molla in modo da non impedire mai la circolazione sanguigna. Ha approvato la Rivoluzione dell’Ottantanove. S’intende di qualsiasi cosa e viene interpellato su tutto. Nel 1774, dovendosi montare un parafulmine in cima alla chiesa, vennero a chiedergli istruzioni.
Geografia Esempio di una lezione di Geografia: «In America c’è una nazione dove ai bambini viene conficcata la testa nelle spalle a tal punto che sembra non abbiano più collo […] La sporcizia [degli Ottentotti del Capo di Buona Speranza] va al di là di tutto. Si sente il loro odore da lontano. Cospargono i neonati con escrementi di vacca e li espongono al sole […] Quando [gli Eschimesi] invecchiano, i genitori organizzano un banchetto e si fanno strangolare dai figli, ma non si tolgono mai la vita da soli» (tratto da Kant Geografia fisica Leading, Bergamo 2004).