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 2011  ottobre 28 Venerdì calendario

HEDY, LA DONNA CHE INVENTÒ I FILM EROTICI


Una giovane donna, Eva, è costretta a sposare un uomo molto più vecchio di lei, Emil, ricco, volgare e impotente. Eva non ci sta, lo lascia e torna alla fattoria paterna. Urge tonificante bagno nella natura. Complice un laghetto, dove si immerge, nuda, sotto le stelle. Peccato che il suo cavallo si imbizzarrisca e corra via, portandosi dietro i vestiti della nuotatrice. Che esce sgomenta dall’acqua come mamma l’ha fatta. A placarne l’angoscia interviene un ingegnere, Adam, che lavora nei dintorni. La festa dei sensi è d’obbligo. Seguono il suicidio del povero marito e la decisione di Eva: rinuncio ad Adamo, voglio la mia libertà.
Questa la trama di Estasi, il primo film a luci (quasi) rosse della storia del cinema. Lo girò, nel 1932, il regista ebreo- boemo Gustav Machaty, che quattro anni prima si era segnalato per Erotikon, un’altra storia ad alto tasso di sensualità. Ad interpretare il personaggio di Eva fu una diciottenne viennese, anche lei di famiglia ebraica, alto-borghese, colta e con amicizie importanti: Hedwig Kiesler. Destinata, qualche anno dopo, a diventare una diva di Hollywood col nome di Hedy Lamarr. A tracciarne un compiuto ritratto biografico è ora Ruth Barton, docente di cinema al Trinity College di Dublino, con Hedy Lamarr. La vita e le invenzioni della donna più bella della storia del cinema (Castelvecchi, pp. 376, euro 18, 50, in libreria nei prossimi giorni). Certo, tutto comincia da Estasi e del resto la Lamarr ne era talmente consapevole che, nel 1966, ormai da anni lontana dalla luce della ribalta, intitolò Ecstasy and Me la sua autobiografia.
Il film, uscito nel 1933, suscitò un grande scandalo. Era un inno alla sessualità femminile (anche le donne hanno diritto al piacere), sull’onda emozionale del processo per oscenità, intentato tre anni prima all’Amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence; mostrava una donna giovane, forte e indipendente che sceglie e decide la sua vita. Ovvio che i benpensanti gridassero alla pornografia, anche perché in un suggestivo primo piano il volto di Hedy simulava un orgasmo.
Successo colossale
Le conseguenze? Un sacco di spettatori alla première viennese del film, applausi e fischi di fronte alle scene più osé, la critica divisa. Proibito in diversi Paesi, Estasi fu sottoposto a censura in Germania e negli Stati Uniti. Nell’Italia fascista non comparve nelle sale cinematografiche, ma andò al Festival di Venezia e fu premiato. Il Duce se lo fece proiettare a Villa Torlonia. Gli piacque. Intanto, Eva-Hedy aveva capito tutto: Estasi aveva, al tempo stesso, creato e rovinato la sua reputazione. Tanto è vero che il suo primo marito (ne ebbe sei), Fritz Mandl, ricchissimo fabbricante d’armi ungherese di origine ebraica, amico di Mussolini e del leader fascista austriaco Ernst Rüdiger von Starhemberg, si affannò a cercare tutte le copie in circolazione del film per distruggerle. Inutilmente.
Intanto, per gli ebrei variamente occupati, dunque anche per quelli impegnati nel cinema, i tempi stavano cambiando. Con Hitler al potere e il sempre più diffuso antisemitismo, tirava una brutta aria. Ed ecco che Peter Lorre, Ernst Lubitsch, Otto Preminger, Fritz Lang, Josef von Sternberg, Billy Wilder, insieme alla ariana ma antinazi Marlène Dietrich, emigrano alla volta di Hollywood. È anche il destino di Hedy. Ruth Barton la racconta film dopo film, marito dopo marito, tra curiosità, pettegolezzi, trionfi e tonfi. Su tutto il moralismo di Hollywood: il cinema voleva Hedy perché aveva fatto Estasi, ma voleva anche che lei se ne dimenticasse. Agisse come credeva nella vita privata, ma i suoi film non dovevano far nascere brutti pensieri negli spettatori wasp. La bellezza senza sensualità? Mica facile se giri film come Un’americana nella casbah, La signora dei Tropici, La sirena del Congo, Venere peccatrice, Disonorata, Sansone e Dalila... «Quando entrava in una stanza», ricorda il suo collega di lavoro George Sanders, «tutti smettevano di parlare (...). Quando parlava, uno non la stava ad ascoltare, si limitava a guardare la sua bocca che si muoveva e si stupiva delle squisite forme che assumevano le sue labbra. Veniva, di conseguenza, piuttosto frequentemente fraintesa».
Uomini e soldi
In ogni caso, lei – che, mariti a parte, di storie d’amore ne ebbe tante, dallo scrittore sciupafemmine Erich-Maria Remarque all’attore, sciupafemmine anche lui, Jean-Pierre Aumont – non è che si preoccupasse molto di essere fraintesa. Dotata di robusti appetiti sessuali, non lo nascondeva. Era spregiudicata, ambiziosa, le piacevano i soldi, i gioielli. E gli uomini generosi. Confidò a Zsa Zsa Gabor: «Se un uomo mi manda dei fiori, vado sempre a guardare se tra i boccioli è nascosto un bracciale di diamanti. Se non c’è, non vedo l’utilità dei fiori».
Di Hedy, che negli anni Sessanta fu anche arrestata per furto in un negozio, si è detto di tutto. Addirittura che sia stata l’amante di Hitler. Vero, falso? Può darsi che Hedy avesse il dna dell’avventuriera senza scrupoli, ma di sicuro non era un’oca.

Mario Bernardi Guardi