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 2011  ottobre 28 Venerdì calendario

I DESTINI COMUNI DI MATTEO E FLAVIO


Chiamateli i Dioscuri dell’Italia operosa. I Castore e Polluce in fascia tricolore. I gemelli diversi della rivoluzione. I Bo e Luke che “non cercano un trofeo/ma trasformano in rodeo ogni prato libero ad Hazzard” (sarebbero i cugini del telefilm Hazzard: tutti quelli della loro generazione capiranno...).
Chiamateli come diavolo vi pare. Ma oggi Flavio Tosi e Matteo Renzi vivono la loro vita politica come una convergenza parallela di memoria morotea. Solido come un mulo alpino il veronese, ronzante come una libellula il fiorentino, i due sindaci più amati d’Italia (col 67,6% delle preferenze Tosi e col 65,9% Renzi) si trovano nella condizione di scardinare i rispettivi partiti sostenuti da elettori stremati dalla vecchia politica; o di morire nel tentativo. Per strano arabesco del destino entrambi trottano in equilibrio sul filo di appuntamenti nodali, osteggiati da (gran) parte della propria dirigenza. Per Renzi il “Big Bang” dalla furia rottamatrice alla stazione Leopolda, potrebbe essere il viatico alla ribalta nazionale. «Uno o uno di noi, cioè di ragazzi più giovani dovrà pur candidarsi: non si potranno fare le primarie del Pd solo con Bersani, Vendola, Di Pietro e basta!», afferma Matteo, classe ’75. Ma sa bene, il ragazzo, che, di fatto, l’unico “giovane in lizza” è lui. Specie grazie ad una congiunzione astrale favorevole: il casino genetico del Pd – un “quadro di Hieronymus Bosch” dice qualcuno; e il sostegno di brontosauri resuscitati dal senso dello Stato come i prodiani Parisi e Santagata, col silenzio/assenso di D’Alema («è un giovane brillante»); e il divorzio neanche troppo sofferto da Pippo Civati e la Serracchiani anch’essi giovani sì, ma invecchiati per sortilegio all’incontrario come nel “Curioso caso di Benjamin Button” del racconto di Scott Fitzgerald.
Per Tosi, classe ’69, il crocevia del sogno è l’incontro odierno con Bossi che gli aveva dato dello “stronzo” in una sfumatura semantica anch’essa magica, ma nel senso del “cerchio magico”, l’assise padana ostile a Maroni che vorrebbe il veronese crocifisso all’Arena. Quello “stronzo” di Tosi, col suo sorriso triste da italiano in gita, è preoccupato. Ma non più di tanto. Dismessi i panni del populista che passeggiava in Bra con tigre al guinzaglio (“El leon magna el teròn”), è oramai ben visto dalla base; e rispettato dagli avversari e da Napolitano; e, perfino, ritenuto dal diplomatico Usa Ben Wohlaure “affidabile e regolarmente disponibile a rafforzare i suoi legami con gli Stati Uniti e ad incontrarne i diplomatici”, a detta dei dispacci segreti di Wikileaks. Non a caso Tosi, in questo momento a Calgary per fitta azione diplomatica, non si è presentato subito a via Bellerio per il faccia- a-faccia col segretario. E non a caso, come nulla fosse, ha già prenotato una serata a Lendinara nel rodigino a fianco del ministro dell’Interno, affogato nell’ oceano di maroniani doc. Certo, essendo un mulo, Tosi difende la linea del Capo: «Bossi ha perfettamente ragione. Basta qualche parlamentare per essere l’ago della bilancia e la Lega ne ha molti. È chiaro che se la Lega toglie il supporto si va a votare». Ma sa perfettamente di essere egli stesso, oggi, l’ “ago della bilancia” del Carroccio. Si sussurra, infatti, che in caso d’espulsione dal partito una “lista Tosi” presentata alle amministrative veronesi del 2012 potrebbe stravincere, far implodere il partito e destabilizzare tutti gli equilibri del centrodestra in Veneto. L’ultima cosa di cui la Lega ha bisogno. Tosi e Renzi, dunque, vivono destini molto più comuni di quanto si pensi. Hanno fatto entrambi il liceo classico della città; però, di mattina presto li trovi a parlare in dialetto nei mercati per risolvere i problemi di marciapiedi rotti e di ritardi tranviari dei concittadini. I comandanti dei vigili rischiano sempre d’accasciarsi esausti sul proprio senso del dovere.
Tosi e Renzi non sono politici improvvisati, vengono dalla gavetta. Tosi a 25 anni, è stato Consigliere comunale da allora è sempre stato capogruppo del gruppo consiliare della Lega Nord, consigliere provinciale e assessore regionale; Renzi è stato consigliere comunale a vent’anni, ha contribuito alla nascita dei Comitati Prodi e alla fondazione del Partito Popolare Italiano come segretario provinciale della Margherita fiorentina, prima che questa perdesse i petali. Tosi e Renzi possiedono anche una robusta dose di paraculismo moroteo (giustappunto) che consente loro di avere il sostegno delle chiesa, delle banche e del popolo; e di apparire più inediti di Obama alle Presidenziali del 2008. Farli fuori, insomma, sarà durissima...

Francesco Specchia