Paolo Conti, Corriere della Sera 28/10/2011, 28 ottobre 2011
«PETRUZZELLI, IL ROGO MI ROVINO’. ORA RIPARTO CON UN FESTIVAL» —
«Quando ho letto la frase di Steve Jobs ho pensato: anch’io ho avuto il clic che mi ha cambiato per sempre la vita. Avevo quarant’anni, ero nel pieno delle forze fisiche e intellettuali. La sera del 26 ottobre 1991 ero un uomo di successo. La mattina del 27 ero un disperato». Ferdinando Pinto è tuttora un attivo manager culturale, pieno di progetti legati ai giovani e alla sua Puglia, e poi vedremo quali.
Il clic risale all’alba del 27 ottobre 1991 quando lo storico Petruzzelli di Bari, quarto teatro italiano per dimensioni, inaugurato nel 1903, vanto culturale non solo della Puglia ma dell’intero Sud, andò in cenere per un incendio doloso. Ferdinando Pinto era dalla metà degli anni 70 il gestore: «Mi telefonarono, corsi lì, vidi lo scempio. Da allora, ogni 27 ottobre quell’alba si ripete. Anno dopo anno». Un lampo negli occhi, una sistemata all’impeccabile gessato grigio scuro: «Non sono mai riuscito a entrare nel Petruzzelli ricostruito. Quando mi trovo lì fuori, mi tremano le gambe. Anche la capacità di rimuovere ha un limite».
Il dramma cominciò due anni dopo, il 7 luglio 1993. Pinto venne arrestato con l’accusa di aver commissionato l’incendio e di concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso: «In provincia basta saper gettare nel posto giusto la scintilla della calunnia, e poi tutto va avanti. Rimasi in carcere sedici giorni. Capii che l’attacco era a me, al progetto che stavamo mandando avanti». Per ritrovare dignità, Pinto dovette aspettare il 15 gennaio 2007 quando la Cassazione, con una seconda sentenza, lo scagionò da ogni accusa: «Il giorno più bello fu quando il procuratore, proprio in Cassazione, disse che il processo non sarebbe mai dovuto nemmeno cominciare». Cosa prova il manager di un teatro quando viene accusato di aver ordinato la sua distruzione? «Un’infamia nefanda, quasi come l’accusa di aver ucciso un figlio. Per fortuna ho potuto contare su una solidissima famiglia, mia moglie, le mie tre splendide figlie. Una ora vuole tentare il concorso per diventare magistrato. Pensa tu».
Il rapporto tra il Petruzzelli e Pinto risale al 1973 quando a 26 anni, produttore esecutivo del film Polvere di stelle, organizzò i sopralluoghi con Alberto Sordi e Monica Vitti: «La sala era usata solo come cinema, la conoscevo fumosa e notturna. Una mattina i tecnici aprirono il cupolino ed esplose la luce del sole, non voglio apparire retorico ma fu un innamoramento». Da allora cominciò un’avventura con altri giovani («Eravamo, cito sempre Jobs, folli e affamati, la prosa era diretta da Guido Pagliaro che aveva 22 anni, la danza da Gianna Griffi, appena 19») Cominciò una stagione irripetibile: Riccardo Muti nel 1982, l’approdo di Nureyev, il Macbeth con la regia di Luca Ronconi, il confronto tra Il Barbiere di Siviglia di Paisiello con la regia di Maurizio Scaparro e le scene di Lele Luzzati con Il Barbiere di Siviglia di Rossini per la regia di Dario Fo, grande amico e sostenitore di Pinto anche nelle ore oscure. «C’è stato un momento magico in cui mezzo mondo ci chiedeva produzioni, al marchio si aggiungevano costi bassi». Poi il clic: «Per anni il mio vero lavoro è stato difendermi». Rancori? Desiderio di vendetta? «Non mi crederà nessuno, ma non ci riesco. In generale ho adottato la linea del silenzio. Atteggiamento che non ha certo accresciuto la schiera degli innocentisti».
Ma oggi è oggi, siamo nel 2011 e Pinto è pieno di progetti: «Invece di guardarmi indietro mi preoccupo del domani, dei giovani, del Sud. Varerò presto "Stagione Puglia/ innovazione futuro", libero movimento di opinione diretto soprattutto ai giovani. Poi battezzerò la "Twenty Philarmonia", un’orchestra-stage rigorosamente per ventenni che verrà diretta da un grande nome mondiale della musica classica. Una sorpresa». E poi c’è il sogno: «Presenterò presto a Milano "Festiva a Egnatia", festiva sta per festival che dura un’estate, dal 20 giugno al 20 settembre, tutto allestito nella magnifica città preromana e poi tra i vicoli della moderna Fasano, grazie al suo sindaco Lello Di Bari e all’assessore regionale della Puglia Fabiano Amati. Teatro d’avanguardia, musica, danza, cinema, spazi per bambini. La prua di una nave per l’orchestra. La pista ciclabile musicale più lunga d’Europa, tre percorsi per folk, classica e pop, tappe con luoghi di ristoro per bere, mangiare, dormire. La Puglia si merita il più moderno e creativo appuntamento culturale estivo d’Italia». Il rogo del Petruzzelli non è ancora rimosso. Ma sicuramente è lontano.
Paolo Conti