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 2011  ottobre 28 Venerdì calendario

Come mettere tutto (ma anche niente) dentro un’enciclopedia - C’è un’ammirazione chenascedall’irrita­zione

Come mettere tutto (ma anche niente) dentro un’enciclopedia - C’è un’ammirazione chenascedall’irrita­zione. È quella che provo di fronte ai li­bri di Charles Dantzig, di cui ora esce Enciclopedia capricciosa di tutto e di niente (Archinto, pagg. 572, euro 30). Cinque o sei anni fa era stata la volta del Dictionnaire égoïste de la littérature française , vertiginoso compendio che dalla A di Aragon alla Z di Zola costruiva una personalissima storia della let­teratura nelle quale nove volte su dieci si facevano a pezzi scrittori che amo e nella stessa percentuale si elogiavano scrittori che detesto, ma sempre però con una grazia sti­­listica e una profondità che, nel ma­­ledirlo, mi facevano mormorare: «E se avesse ragione lui?». L’ Enciclopedia è costruita allo stesso modo, però sono le liste a es­serne il soggetto: liste di luoghi, cit­tà, viaggi, popoli, sentimenti, per­sone, cose, solitudini e consuetudi­ni, attori e pittori, nomi, fatti, persi­no scemenze. Quando c’era ancora in Italia la Prima repubblica, il settimanale Cuore lanciò fra i suoi lettori l’elen­co delle dieci cose per cui valesse la pena vivere. Al primo posto si impo­se, se non ricordo male, «la f...» e questo fa capire come la sinistra al­lora fosse berlusconiana senza sa­perlo e come ora sia ipocrita senza ammetterlo. Più recentemente, in un programma tv di successo, non ricordo più se Fabio Fazio o Rober­to Saviano, o tutti e due, hanno stila­to a loro volta un decalogo dei desi­deri e fra molta retorica e buoni principi c’è stato anche il posto per la mozzarella di bufala...Ecco, l’ En­ciclopedia di Dantzig sta a questi elenchi come una nazionale di cal­cio sta a una squadra di periferia: non c’è niente di velleitario o di rac­cogliticcio, ma c’è la curiosità,il me­stiere e l’ostinazione dello scritto­re, il gusto della frase e delle idee, la consapevolezza che le parole han­no un peso. Dantzig è un innamorato del­l­’Italia, tant’è che nella Lista di per­sone di cui è meglio diffidare ci so­no anche «quelle a cui non piaccio­no gli italiani». Siccome l’auto-de­nigrazione è il nostro sport nazio­nale, quella dichiarazione ci mette in imbarazzo, come ogni elogio che riteniamo immeritato. Vor­remmo dirgli che lui presta all’Ita­lia tutto ciò che non trova in Fran­cia (facciamo così anche noi, del re­sto, esterofili per indigena stan­chezza), ma perché togliere delle il­lusioni a chi scrive che le nostre donne sono le più belle, le più ele­ganti e le più simpatiche del mon­do? Oddio, dice anche che a Mila­n­o ci sono pochi motorini e pochi ri­storanti, ma è anche vero che, visto da Parigi, tutto sembra più piccolo. Su un punto però vorremmo dis­­sentire, ed è quando Dantzig scam­bia Casanova per «un puttaniere» e l’omonimo film di Fellini per un capolavoro. Ora, nella realtà e det­to senza offesa, il puttaniere vero era il regista romagnolo, non l’av­venturiero veneziano. Fellini ave­va del sesso una visione da casino complicata dal cattolicesimo, co­me fu per molti della sua generazio­ne, un piacere di cui vergognarsi, pentirsi per poi ricascarci. Gli pia­cevano le tette grosse, le amanti­mamme, le Anitone, le Sandroc­chie, le Saraghine-Saragone, dete­stava i belli, i «seduttori», perché avevano naturalmente ciò che lui aveva faticosamente. Il sesso come la morte, intellettuale, sociale, la sua «lugubre insaziabilità» di cui parla Dantzig, non riguarda Casa­nova, le cui Memorie sono del resto uno straordinario affresco della vi­ta, intellettuale, sociale, politica, del suo tempo. Per amore dell’Ita­lia, Dantzig fa di Casanova un fran­cese... Solo che se poi, come egli stesso scrive, «la carne rallegra», non si capisce di cosa si stia parlan­do... Sul dandismo e sullo snobismo, sul «narcisismo travestito da esoti­smo » di tanta, troppa letteratura di viaggio, ci sono nell’ Enciclopedia capricciosa considerazioni esem­plari, ma l’autore è consapevole di muoversi su un terreno minato, perché dietro ogni lista, ogni prefe­renza e ogni disprezzo, sono in ag­guato il dandy e lo snob subdola­mente nascosti dentro di noi. «È im­portante scherzare con lo snobi­smo, perché appena lo si prende sul serio, sia per vantarsene (nien­te di più ridicolo), sia per criticarlo (niente di più tronfio), si diventa stupidi. Ciò che conta sono i nostri piaceri. “Snobismo”è spesso il no­mechediamoaipiaceriincompre­si ». A volte, in un libro di quasi 600 pa­gine, può scappare il luogo comu­ne politicamente corretto. Davve­ro con l’attentato alle Twin Towers «è finito il regno del desiderio?». Al­tre, l’eccesso di sintesi non aiuta: «Il bello è democratico» scrive in una lista per spiegare come marke­ting, pubblicità e popolarità im­pongano volti esteticamente me­diocri. Sarà anche così, ma è la bel­lezza a non essere democratica, e basta guardarsi in giro per capir­lo... «Dietro i vetri. È un po’ la defini­zione della mia vita» troviamo scrit­to nella Lista della pioggia, eppure allo spettatore Dantzig della vita non sfugge niente. Viaggia molto, frequenta molto, annota molto. «La tristezza sottovuoto dei Paesi comunisti. Credo di non aver cono­sciuto nulla di più deprimente dei Paesi dell’Est prima della dissolu­zione dell’Urss. Povertà e dittatura formano una combinazione parti­colarmen­te tetra quando sono gui­date dalla stupidità». La «definizio­ne dell’amore» gli suggerisce un «non ho visto niente di Venezia» strepitoso, il perdersi negli occhi al­tr­ui e non accorgersi di ciò che ti cir­conda, per magnifico che sia... Let­tore accanito, al momento di com­pilare la lista dei libri che salvereb­be da un incendio, finisce per com­mentare: «Farei in tempo a morire bruciato». E com’è vera l’afferma­zione che «i personaggi dei roman­zi sono gli amici dei libri», altrettan­to vivi e quindi reali delle persone che conosciamo. Anche a me, invi­tato a cena, è capitato di risponde­re: «Non posso, sono ospite della si­gnora Bovary»... Nella sua Enciclopedia, Dantzig prende per mano il lettore, lo fa di­vertire e lo commuove, gli presen­ta la propria orgogliosa solitudine e i trucchi per poter affrontare una vita che «finirebbe per ucciderci, se la lasciassimo fare».