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 2011  ottobre 28 Venerdì calendario

IL CAVALIERE CALA TRE ASSI: FONDI DALLA SVIZZERA SPIAGGE E PRIVATIZZAZIONI


La prima mossa punta alla Svizzera e vale 20 miliardi di euro. La seconda alle spiagge italiane, e può portare 30 miliardi di euro. La terza è un colpo da maestro al debito pubblico, in grado di tagliare in un colpo solo qualcosa come 400 miliardi di euro. Con quelle tre mosse alle spalle che i suoi ministri e i tecnici che li assistono stanno preparando, Silvio Berlusconi potrà anche rischiare di perdere l’ultima sfida, quella sui nuovi contratti di lavoro che derogheranno anche dalle attuali norme sui licenziamenti per motivi economici. Stanno già infiammando opposizione e sindacati, dopo averne rivelato il contenuto nella lettera appena inviata alla Ue, ma prenderanno forma solo a gennaio con la presentazione di un disegno di legge delega alle Camere. A quel punto il premier correrà il rischio di essere battuto in aula proprio sulla legge per le nuove assunzioni flessibili.
Alle spalle però potrebbe avere se non realizzati almeno in rampa di lancio tutti e tre i colpi in preparazione. Il primo, già spiegato proprio su Libero, è quello dell’accordo fiscale con la Svizzera sulla tassazione dei patrimoni italiani restati lassù anche dopo i due scudi fiscali. Giulio Tremonti non ama troppo l’ipotesi, ma all’interno dell’esecutivo sta prevalendo l’idea di chiudere con Berna un accordo alla tedesca (più vantaggioso di quello stipulato dalla Gran Bretagna). Si attende solo il via libera dell’Ocse alle intese già firmate dalla Svizzera con Berlino e con Londra, e poi si pensa di potere chiudere l’accordo già entro la fine di quest’anno. La stima è che siano ancora in Svizzera circa 80 miliardi di euro di depositi italiani non conosciuti dal fisco. Alla Svizzera si chiede di applicare subito una imposta straordinaria del 25 per cento e dall’anno successivo la tassazione ordinaria sui capital gain. Per lo Stato italiano significherebbe dunque incassare subito 20 miliardi di euro e ogni anno successivo circa 1,2 miliardi. Resta ancora da decidere una possibilità alternativa: quella di escludere dalla prima stangata fiscale i conti degli italiani che volontariamente li facessero emergere.
Il secondo dossier all’attenzione del governo è a dire il vero già emerso durante la prima versione della manovra di luglio (quella varata prima del precipitare della crisi): le concessioni delle spiagge di proprietà del demanio. Con la Ue il governo ha avviato una trattativa serrata spiegando il proprio piano e chiedendo una esenzione dalla Bolkestein, la direttiva che costringerebbe l’Italia a mettere in gara ognuna di quelle concessioni. Oggi valgono 950 milioni di euro, ma l’evasione del canone è altissima, e lo Stato incassa circa 350 milioni all’anno. Con gli operatori è stato fatto un discorso chiaro: se pagano tutti, il canone non si ritocca. Ma debbono garantire l’incasso complessivo di un miliardo di euro all’anno. Il piano del Tesoro è quello di riassegnare le concessioni a ciascun operatore per 30 anni chiedendo anticipatamente il pagamento di tutto il periodo. Le imprese balneari chiederebbero l’anticipo dei 30 anni di concessione in banca, consentendo l’ipoteca sulla stessa concessione. Lo Stato così potrebbe incassare subito 30 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati in parte per la riduzione del debito e in parte per pagare opere infrastrutturali (si tratta di entrate in conto capitale, quindi non utilizzabili per la spesa corrente).
Il terzo dossier è più delicato, e sostanzialmente punta a realizzare la proposta principale lanciata da Libero questa estate. Il governo sta pensando alla creazione di un fondo di investimento misto mobiliare-immobiliare in cui inserire partecipazioni del Tesoro e patrimonio immobiliare (anche quello strumentale alle sedi del governo) per un valore complessivo di 400 miliardi di euro. Il fondo verrà poi quotato e il relativo incasso utilizzato per l’ammortamento dei titoli di Stato, a diretta riduzione del debito pubblico. Si sta studiando anche un piano di dismissioni del patrimonio del fondo in grado di remunerare adeguatamente le quote di capitale sottoscritte sia da investitori istituzionali che dal cosiddetto mercato retail (piccoli investitori). Fra le opzioni possibili l’offerta a condizioni particolarmente vantaggiose di quote del fondo agli attuali possessori di titoli di Stato di alcune categorie (quelli a vita più lunga), in modo di operare una riduzione del debito al momento stesso del collocamento.

Franco Bechis