[WEI GU], La Stampa 28/10/2011, 28 ottobre 2011
Dare una mano all’Europa è nell’interesse della Cina - La Cina ha buoni motivi per aiutare l’Europa senza condizioni
Dare una mano all’Europa è nell’interesse della Cina - La Cina ha buoni motivi per aiutare l’Europa senza condizioni. Il mese scorso, il premier Wen Jiabao aveva affermato che un impegno del fondo cinese potrebbe dipendere da certi benefici, ossia che l’Europa garantisca al Paese lo stato di «economia di mercato». Ma in quanto maggiore beneficiario del commercio globale, è nell’interesse della Cina fare il necessario per aiutare l’Eurozona a tornare alla stabilità. Secondo l’ufficio di statistica dell’Ue, a luglio la Cina ha superato gli Stati Uniti ed è diventata il più grande partner commerciale dell’Unione europea. Con i legislatori statunitensi che stanno discutendo se imporre tariffe sulle esportazioni cinesi, la Cina è costretta a sostenere le sue esportazioni verso l’Ue. Gli europei in difficoltà compreranno meno dalla Cina e potrebbero essere più propensi a unirsi agli Stati Uniti nella ricerca di un capro espiatorio in Oriente. Pechino ha già acquistato obbligazioni emesse dal Fondo europeo di stabilità finanziaria, con rating di tripla A. Ma questo non è abbastanza. Il presidente francese Nicolas Sarkozy dovrebbe parlare con la sua controparte cinese il 27 ottobre, mentre il responsabile dell’Efsf (Fondo europeo di stabilità finanziaria) dovrebbe andare in Cina il giorno dopo. Entrambi potrebbero chiedere alla Cina di investire una parte dei suoi 3,2 trilioni di dollari di riserve valutarie in uno speciale veicolo per il debito in sofferenza. Con una posizione così debole dell’Ue, Pechino potrebbe insistere per ottenere maggiori benefici. La Cina potrebbe impossessarsi di porti e risorse direttamente, ma se la Cina fa troppa pressione, i Paesi dell’Eurozona potrebbero impuntarsi, svalutare l’euro e arrangiarsi da soli. Inoltre, offrire aiuto senza condizioni avrà il vantaggio di far accettare prima o poi Pechino come economia di mercato: la Cina sta già diversificando la sua economia riducendo le esportazioni, il che ha diminuito la sua eccedenza della bilancia delle partite correnti dal 5,2% del Pil nel 2010 al 2,8% nel primo semestre del 2011.