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 2011  ottobre 28 Venerdì calendario

La casa italiana di Amazon “Non soltanto ebook: siamo il negozio più grande” - Immaginate un aeroporto, l’Ikea e il laboratorio di Babbo Natale

La casa italiana di Amazon “Non soltanto ebook: siamo il negozio più grande” - Immaginate un aeroporto, l’Ikea e il laboratorio di Babbo Natale. Shakerate dentro un parallelepipedo grigio e blu nel mezzo della campagna piacentina e avrete un’idea approssimativa di quel che è il centro di distribuzione Amazon di Castel San Giovanni. È il primo in Italia e va ad aggiungersi agli altri 60 nel mondo, unito in network a quelli dell’Europa occidentale, da Parigi a Lipsia a Swansea nel Galles, e chiamato in codice MPH1, dalla sigla della Malpensa. Ma dentro quei 25 mila metri quadrati non figuratevi soltanto libri: pensate anche alle Barbie, ai Lego, alle scarpe da ginnastica, alla macchina per il pane e agli attrezzi per il giardinaggio. Un domani, anche ai generi alimentari e a tutto quello che può contenere un supermercato: pronto per essere catalogato, imbustato, spedito a domicilio nel giro di tre-cinque giorni. Uno, se siete impazienti e scegliete la fast track delivery. L’impero di Jeff Bezos, che da Seattle alla Val Tidone si autodefinisce «il negozio più grande del mondo», pensa al futuro. Siete affezionati alla vecchia libreria-nonvirtuale e temete che, dopo averle detto addio, vi dovrete disabituare anche al supermarket sottocasa? Il country manager Martin Angioni rassicura: «C’è posto per tutti. È sbagliato demonizzare gli e-books perché è provato che chi li acquista, per esempio sul mercato americano, legge di più e continua a comperare il cartaceo. Allo stesso modo, non serve allarmarsi se affrontiamo altri generi merceologici. Anzi, noi alziamo la marea e facciamo galleggiare meglio anche le barche degli altri». Si comincia, sotto l’albero di Natale, con le macchine fotografiche, i videogiochi scontatissimi, le stampanti: sono questi i primi oggetti del desiderio per il cliente Amazon, che ormai compra libri, dischi e dvd solo in ragione del 43 per cento. Quanto al kindle, l’e-reader di casa, in commercio da un paio di mesi in Germania e da qualche settimana pure in Francia, sembra che per i regali di fine anno non sarà pronto: anche se è questione di poco, fa capire Angioni, e sarà l’ingresso anche per Amazon Italia nel paese degli e-book. Qui, intanto, ci si attrezza al «peak», cioè al superlavoro natalizio, che si traduce pure, e di questi tempi è una manna, in occupazione. Gli impiegati sono già 150, assunti direttamente da Amazon o in regime interinale, ma per i prossimi mesi si vuol arrivare a quota 350. Carlo Giovanni Capelli, sindaco del paese: «Hanno scelto la nostra zona perché ha infrastrutture ed esperienza nel campo della logistica, hanno promesso di assumere donne al 50 per cento e questo è un sollievo visto che nell’area prevale l’industria pesante che le donne non le voleva». Il megamagazzino è sorprendentemente silenzioso, tutt’intorno corrono tre chilometri di scaffalature per i libri e i dvd, ma non immaginatevi torri che arrivano fino al cielo: «Quello lo fanno i nostri colleghi giapponesi - spiega Stefano Perego, general manager della logistica - E invece più si sta in pianta e meglio è: scaffali bassi, più comodità, più sicurezza». Ecco l’area dedicata agli oggetti ingombranti, ecco quella per i libri da riassortire con maggior velocità: «Per esempio l’autobiografia di Steve Jobs, che va via come il pane». Seduto al tuo computer (o sempre più spesso dal cellulare: rispetto agli altri, gli ordini dallo smartphone sono in crescita tripla) schiacci il pulsantino dell’acquisto e il tuo ordine cade nelle spire ordinatissime di un complesso sistema informativo: ti troveranno il libro in magazzino, lo appiccicheranno al tuo nome e al tuo indirizzo, lo impacchetteranno, lo affideranno ai corrieri. In qualsiasi momento, nella pancia del bunker piacentino, ricostruiranno dov’è un certo titolo, grazie a una pistola a radiofrequenza che legge i codici a barre. E per le poche pecorelle smarrite? Ci sono dei cestini appositi, e il bello è che li chiamano «Amnesty bin». Tradotto dall’amazonese, significa depositi dell’amnistia.