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 2011  ottobre 28 Venerdì calendario

Per Unicredit 7,3 miliardi In regola Intesa Sanpaolo - Oltre sette miliardi di capitale aggiuntivo per Unicredit, tre miliardi per Mps, 2,8 per il Banco Popolare e quasi 1,5 per Ubi Banca

Per Unicredit 7,3 miliardi In regola Intesa Sanpaolo - Oltre sette miliardi di capitale aggiuntivo per Unicredit, tre miliardi per Mps, 2,8 per il Banco Popolare e quasi 1,5 per Ubi Banca. Tra le cinque grandi del credito in Italia la sola a uscire indenne dal round di ricapitalizzazioni prospettato dall’Eba, l’Autorità bancaria europea, è Intesa-Sanpaolo che, scrive in un comunicato, «non presenta un fabbisogno di ulteriore capitale». Eppure, il non lieve conto complessivo - per le italiane sono 14,77 miliardi - viene salutato ieri da una salva di muscolosissimi rialzi in Borsa: +7,49% Unicredit, +5,11% Mps, +6,71% Ubi, +4,89% il Banco Popolare, addirittura un balzo del 10% per Intesa-Sanpaolo. E’ il segnale che il mercato non si attende aumenti di capitale e conta sui negoziati in corso tra gli istituti e le Autorità di vigilanza per trasformare una serie di strumenti convertibili in modo che siano digeribili anche per lo stomaco delicato dell’Eba. Molto meno ottimismo in ambienti governativi: dalle parti del ministero dell’Economia si è convinti che serviranno nuovi strumenti di sostegno alle banche, come quei Tremonti-bond il cui rimborso potrebbe adesso slittare, specie per i gruppi meno grandi. L’Autorità europea, spiega Bankitalia, chiede «laddove necessario, la costituzione di un buffer di capitale temporaneo per far fronte al rischio sovrano date le attuali condizioni di mercato». L’Eba chiede che tutte queste banche arrivino a metà 2012 ad avere un Core Tier 1 un indicatore che in sintesi esprime quanti euro di patrimonio ci sono per ogni 100 euro impiegati dalla banca - del 9%. Il livello deve prendere in considerazione anche l’eventuale svalutazione dei titoli di Stato che le banche hanno in portafoglio. I calcoli si basano sui valori dei titoli di Stato a fine giugno. Le banche dovranno rifare l’esercizio calcolando quei valori a fine settembre e quindi solo per metà del mese prossimo si avranno i valori esatti del capitale richiesto a ciascuna di esse. In Italia chi ha bisogno di maggior capitale è l’Unicredit. La stima preliminare della banca - che ieri come tutte le altre ha reso note le sue valutazioni su richiesta della Consob - è che servano 7,379 miliardi, anche se l’importo dovrà per l’appunto «essere rivisto sulla base dei dati di fine settembre». Significa che Unicredit dovrà varare un aumento di capitale? La reazione della Borsa ieri non lo conferma e la stessa banca ricorda che i miliardi potrebbero esere tre di meno se per calcolare il Core Tier 1 si tiene conto dei Cashes, ossia degli strumenti ibridi che aveva emesso nel 2009. I Cashes sono oggi all’esame della Banca d’Italia, che deve decidere se equipararli o meno al capitale «puro». L’ad di Unicredit Federico Ghizzoni, comunque, non si scompone: «La cifra non ci sorprende; 7,3 miliardi senza considerare i Cashes, e quindi gestibile» spiega - dicendo anche che «i nostri piani non cambiano». All’estremo opposto c’è Intesa-Sanpaolo, che ha già fatto un aumento di capitale da 5 miliardi. Al 30 giugno, spiega un comunicato, il Core Tier 1 del gruppo era del 10,2%. Il valore scenderebbe al 10% applicando alcuni criteri più restrittivi richiesti dall’Eba. Inoltre IntesaSanpaolo fa già l’esercizio di valutare l’esposizione ai titoli di Stato ai prezzi del 20 settembre e ne ricava che il suo Core Tier 1 «risulterebbe pari al 9,2%, valore superiore al 9% richiesto». Meno tranquilla è la situazione tra le altre banche. A partire da Mps, che secondo l’Eba ha bisogno di 3,09 miliardi aggiuntivi, ma che contesta i criteri di valutazione dell’Autorità. A Siena, infatti, vorrebbero computare nel capitale 950 milioni di Freshes - stumenti finanziari convertibili - emessi nel 2008, che probabilmente andranno cambiati per venire incontro all’Autorità. Non condividono inoltre la decisione dell’Eba che, oltre valutare il rischio della banca sul debito sovrano a 1,2 miliardi, contabilizza anche la componente negativa di 1,8 miliardi che viene dai contratti di copertura per rischio tassi. Il Banco Popolare, che dovrebbe trovare 2,8 miliardi, ritiene comunque che «non dovrà far ricorso al mercato», usando un prestito convertibile, nuovi modelli interni per il rating dei clienti e azioni di gestione del capitale. A Verona hanno già messo le mani avanti preparandosi a modificare un prestito obbligazionario da circa un miliardo per poterlo eventualmente convertire in capitale. Infine per Ubi Banca servono, secondo l’Eba, 1,48 miliardi. L’istituto dice di essere fiducioso «di soddisfare il nuovo requisito di Core Tier 1 del 9% senza ricorrere al mercato», usando al riserva costituita da un prestito convertibile e attraverso altre azioni.