Tobia De Stefano, Libero 27/10/2011, 27 ottobre 2011
LA FREGATURA FINALE DI LEHMAN
La saga dell’obbligazionista tradito. All’inizio ci furono i tango bond, 430 mila risparmiatori italiani coinvolti nel fallimento del Paese sudamericano. Poi è stata la volta dei pelati dai titoli Cirio, altri 35 mila, e dei sommersi, ancora 120 mila, dai buoni del latte messi sul mercato da Tanzi e compagni. Oggi, invece, tocca a chi si è fidato della Lehman Brothers. La più importante banca d’affari americana caduta in default nel settembre del 2008. Con quel crac non è crollato solo il castello di carte finanziarie messo su con i mutui subprime, ma anche lo stock di obbligazioni legate a uno dei gruppi considerati più solidi e affidabili al mondo. E sotto chi ci troviamo? Ancora una volta una bella fetta di risparmiatori italiani: circa 200 mila per un importo vicino ai quattro miliardi di euro (due miliardi di titoli classici e altri due di polizze linked che avevano come sottostante i bond della Lehman). A questo popolo di investitori traditi è stato offerto, come da copione, un piano di ristrutturazione volontaria. Hanno tempo fino al 4 di novembre per aderire alla proposta dalla società che gestisce il fallimento. E, secondo una recente inchiesta di stampa, chi si è avvalso dell’insinuazione collettiva al passivo tramite le banche dovrebbe portare a casa il 27,8% del credito entro il 2014, mentre chi ha scelto il “fai da te”, quasi tutti i titolari di bond inferiori ai 50 mila dollari, potrebbe ottenere intorno al 30%. Tanto per intenderci: se la procedura, molto complicata, dovesse andare per il meglio – e la cosa non è scontata – non si supererebbero i rimborsi previsti per i bond argentini.
Insomma, occhio. Perché c’è anche un’altra strada percorribile: fare causa alle banche che hanno messo i titoli Lehman sul mercato. In teoria c’è la possibilità di recuperare il capitale, gli interessi legali e la rivalutazione. Il percorso l’ha tracciato, e non è la prima volta, l’avvocato Angelo Castelli di Formia. Il legale – uno dei massimi esperti del risparmio che può vantare 185 successi in tribunale sulle obbligazioni argentine, Cirio e Parmalat – ha ottenuto il primo rimborso in Italia sui titoli Lehman (contro banca Network investimenti).
E chiarisce: «Apparentemente la banca americana, a differenza dello Stato argentino, aveva un rating molto alto, tripla A, e quindi potrebbe sembrare più difficile la via giudiziaria, ma così non è». Perché? «Perché nel periodo di agonia 2007-2008 gli istituti di credito che hanno collocato i titoli avrebbero dovuto comunicare ai clienti l’evoluzione in negativo della situazione economica della Lehman e invece non l’hanno fatto». Ma chi ha più possibilità di successo? «Sicuramente chi ha acquistato i bond tra il 2007 e il 2008. Perché in quel periodo c’erano i Cds (assicurazione sull’insolvenza dell’emittente) che schizzavano su a dimostrare lo stato di difficoltà del gruppo americano». Ma non solo. «Da ricordare – continua Castelli – che le banche che hanno aderito a “Patti Chiari” aveva - no degli obblighi informativi aggiuntivi verso la loro clientela che non hanno rispettato».
Le due opzioni non sono comunque in contrasto. Anche chi aderisce al piano di ristrutturazione può andare in giudizio per la parte restante del credito vantato. «Attenzione però – conclude il legale – perché molte banche oltre al modulo di adesione fanno firmare ai risparmiatori una liberatoria con la quale gli viene preclusa ogni possibilità di fare causa all’istituto».
Tobia De Stefano