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 2011  ottobre 28 Venerdì calendario

CINA, BAVAGLIO PIÙ STRETTO AL WEB

La Cina vuole mettere un bavaglio più stretto a internet e alle tv satellitari. A fini «morali» e di stabilità sociale.

Alcuni giorni dopo la riunione plenaria del Partito comunista cinese dedicata alla «riforma culturale», le autorità di Pechino hanno annunciato un rafforzamento del controllo sul web (peraltro già sotto stretta sorveglianza) e sui programmi in onda sulle tv satellitari, con l’obiettivo di preservare la «sicurezza» e ampliare l’«influenza» della cultura cinese.

Come spiega il comunicato del Pcc pubblicato sul Quotidiano del Popolo, Pechino «rafforzerà la sorveglianza e la gestione dei servizi sociali su internet e regolamenterà la diffusione delle informazioni».

Nel mirino delle autorità ci sono soprattutto i siti di microblogging e in particolare Weibo, il Twitter cinese.

Non a caso: secondo stime ufficiali, il numero di utilizzatori di questi siti è triplicato dalla fine del 2010 e a fine giugno ha superato i 195 milioni. E anche il numero di internauti cinesi ha superato la soglia dei 500 milioni.

Alcuni fatti, come il disastro ferroviario dello scorso luglio, hanno convinto Pechino che la situazione stava sfuggendo di mano, con una pericolosa perdita di controllo sull’opinione pubblica, anche perché internet è ormai diventato il canale privilegiato da numerosi cinesi per esprimere la rabbia contro abusi e ingiustizie. Così le autorità hanno annunciato recentemente che gli internauti che postano «rumors o false informazioni» saranno puniti severamente. Detto, fatto. Alcuni sono già finiti in prigione. Come uno studente dello Yunnan, reo di aver diffuso false informazioni su un omicidio. E un cittadino di Shanghai, accusato di aver messo online documenti fiscali falsificati.

Mercoledì inoltre è stata pubblicata una direttiva dell’amministrazione di stato per la radio, la televisione e il cinema, che ordina di limitare la trasmissione di reality show e altri programmi leggeri che si sono moltiplicati sui 34 canali satellitari del paese. Questi programmi, la cui «volgarità» è comparabile a quella delle trasmissioni in onda in molti paesi occidentali, dovranno essere rimpiazzati da documentari culturali o notiziari.

Anche l’industria culturale è richiamata all’ordine: secondo le autorità, essa deve promuovere i «valori centrali socialisti», mentre i dirigenti dei canali tv sono invitati a focalizzarsi sul «campo etico». Il documento ufficiale esorta infine a rigettare «il culto del denaro, l’edonismo e l’individualismo estremo».

Dietro queste parole si ritrova la recente e tragica vicenda della piccola Yue Yue, la bimba di due anni investita da due camion e lasciata morire senza soccorsi nell’indifferenza dei passanti. L’episodio ha suscitato una viva emozione nell’opinione pubblica, mentre gli internauti si interrogano sulla crisi morale della società cinese. Una riflessione che il partito al potere non può permettere si spinga troppo oltre.