Gianandrea Gaiani, Libero 27/10/2011, 27 ottobre 2011
I RIBELLI IMPLORANO LA NATO DI RESTARE ANCHE L’ITALIA VUOL MANDARE TRUPPE
Domenica ha dichiarato che «la Libia è totalmente libera» ma il presidente del Consiglio nazionale di transizione Abdel Jalil sembra avere ancora molta paura dei seguaci di Gheddafi. Al vertice dei Paesi amici della Libia tenutosi ieri a Doha, in Qatar, Jalil ha infatti chiesto di prolungare la missione alleata “Unified Protector” fino alla fine dell’anno.
La Nato esaminerà la richiesta «insieme all’Onu e al Cnt» ma ha rinviato a venerdì il Consiglio Atlantico che ieri avrebbe dovuto ratificare la fine delle operazioni militari già concordata per il 31 ottobre nonostante la resistenze britanniche. Proprio Londra avrebbe messo in campo forze aeree e incursori dello Special Air Service per eliminare Saif al-Islam Gheddafi, il secondogenito del raìs che ha assunto le redini della resistenza ai nuovi padroni della Libia. Una minaccia credibile poiché nella regione desertica del Fezzan e in molte aree dell’interno della Tripolitania i lealisti controllano ancora molti centri. A Sirte la tribù Ghaddafa ha nominato Saif successore del padre e leader della «lotta di liberazione» contro il Cnt mentre anche la tribù Megraha e alcuni clan dei Warfalla hanno manifestato ostilità nei confronti del nuovo corso.
CACCIA AL FIGLIO
Sfuggito all’assedio di Sirte, Saif viene segnalato in Niger, in Ciad o nel sud della Libia. Fonti d’intelligence britanniche hanno riferito al Daily Mail le difficoltà a tenere sotto controllo i 2.700 chilometri di frontiera libica nel deserto mentre Saif ha diffuso messaggi audio e testi attraverso la rete televisiva siriana al-Rai i siti Internet dei lealisti.
Saif promette di vendicare l’uccisione del padre per la quale la famiglia Gheddafi ha annunciato la denuncia della Nato al Tribunale penale internazionale per crimini di guerra. «Abbiamo superato la linea del non ritorno da tempo. Alcuni vedono che tutto è finito ma la verità è che tutto sta iniziando ora» ha detto Saif. Frasi che rendono improbabili le notizie diffuse dal Cnt circa la disponibilità di Saif e del capo dell’intelligence del raìs, Abudallah Senussi, di consegnarsi al tribunale internazionale dell’Aja.
Che la Libia possa scivolare in un conflitto di tipo iracheno è confermata anche dalla rivendicazione da parte del neo costituito Fronte di Liberazione della Libia dell’esplosione che martedì a Sirte ha provocato la morte di oltre cento persone. «La nostra resistenza ha fatto esplodere un serbatoio di benzina attraverso un ordigno fatto detonare a distanza» si legge in un comunicato diffuso in rete.
Alla richiesta di prolungare la missione della Nato si è aggiunta poi la possibilità che truppe statunitensi possano schierarsi in Libia, «non esclusa» dal numero uno del Pentagono, Leon Panetta. Ieri per il capo di Stato maggiore dell’esercito del Qatar, il generale Hamad ben Ali al-Attiya, ha annunciato che il suo Paese potrebbe guidare una nuova coalizione destinata a rimpiazzare la Nato schierando questa volta anche truppe terrestri. Secondo quanto dichiarato dal generale ad al-Jazira, la coalizione sarà denominata “Alleanza degli amici per il sostegno alla Libia” e sarà composta da 13 Paesi tra i quali Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e gli altri che già partecipano alla missione Nato.
CI SIAMO ANCHE NOI Secondo fonti diplomatiche anche l’Italia (presente a Doha con il Capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate) farebbe parte di questa forza i cui compiti sembrano limitati «all’addestramento militare, raccolta delle armi e integrazione degli ex insorti» ma potrebbero essere ben più ampi se si considerano le fantozziane capacità militari di quelli del Cnt.
Gianandrea Gaiani