Giorgio Ponziano, Italia Oggi 28/10/2011, 28 ottobre 2011
LA FERRARI HA SCELTO DI SCIOPERARE
La Ferrari si ribella a Luca di Montezemolo.
Scioperi, blocco degli straordinari, assemblee: l’azienda del cavallino rampante non è mai stata tanto turbolenta. Ai cancelli lo striscione: «Facciamo il pit-stop».
Il suo presidente e probabile, futuro leader politico si trova incastrato tra l’incudine e il martello: da un lato Susanna Camusso e i sindacati gli chiedono di avviare le trattative per il contratto integrativo, dall’altro Sergio Marchionne non vuole alcuna deroga all’accordo di Pomigliano firmato con Cisl e Uil che ridisegna tutta la normativa contrattuale.
Non solo.
Emma Marcegaglia gli ricorda che è stato presidente di Confindustria e lo invita a non consentire che la Ferrari, costola del gruppo Fiat, esca dall’organizzazione, ma è ancora Marchionne a imporre che dal 31 dicembre anche la Ferrari sbatta la porta in faccia all’organizzazione imprenditoriale.
Pressioni opposte che rischiano di travolgerlo e che si intrecciano coi deludenti risultati sulle piste della Formula Uno e coi dipendenti della fabbrica di Maranello in subbuglio, tanto da avere già programmato entro la fine dell’anno altre 40 ore di sciopero, cioè quasi un’intera settimana lavorativa.
Il fatto è che i sindacati hanno deciso di sospendere la trattativa «a causa delle mancate risposte», dice il leader modenese della Fiom, Giordano Fiorani, «da parte dell’azienda su quale sarà il contratto nazionale di riferimento a partire da gennaio prossimo.
Sarà applicato il contratto nazionale di Federmeccanica o quello di Pomigliano, che obbliga i dipendenti a lavorare 15 sabati? E su che base tratteremo l’integrativo se non abbiamo l’accordo di riferimento? L’azienda si ritroverà con una riduzione del 30-40 % della produzione».
I primi scioperi già realizzati hanno avuto, secondo i sindacati, il 90 % di adesioni. Il contratto aziendale è scaduto dal dicembre 2008, è stato prorogato fino al 2011 e a dicembre giungerà a scadenza. «Per questo», dice Alessandro Borghetti, segretario locale dell’Italia dei valori, «sosteniamo e appoggiamo gli operai che si mobilitano, non si può vivere in un regime di incertezza e precarietà. Che ne è delle parole di Montezemolo quando dichiara che bisogna ’preparare il futuro della ricostruzione di domani’ e che ’ognuno deve fare la sua parte’? Non ci sembra che questo sia il modo giusto».
Sono intervenuti anche Pd, Sel, Lega, associazioni cattoliche. Tutti a fare le bucce al Montezemolo politico, quello che sta dalla parte degli indignati («La protesta dei giovani indignati è per molti aspetti comprensibile, non c’è dubbio che il problema dei giovani oggi sia ’il’ problema di questo paese»), che si rivolge ai giovani («La questione giovani rappresenta un tema fondamentale e dobbiamo affrontarlo poichè un paese che non investe nei giovani è un paese che si assume una grandissima responsabilità verso il futuro»), ma in azienda entra in conflitto coi sindacati.
Gli scioperi sono unitari, indetti da Cgil-Cisl-Uil, in occasione di uno di essi centinaia di lavoratori in corteo spontaneo si sono spostati verso il museo Ferrari per spiegare a chi stava facendo shopping le ragioni della lotta.
Poi hanno incontrato il sindaco di Modena e quello di Maranello per chiedere che anche le istituzioni appoggino l’azione sindacale e quindi ampliare il fronte del dissenso.
La Ferrari produce quasi 7mila vetture l’anno, nel terzo trimestre l’azienda ha registrato un margine (risultato operativo su vendite) del 16,6%, mentre quello della Fiat è stato dell’1,3%.
Nel modenese i lavoratori Fiat sono 5.000 (Cnh, Maserati e Ferrari), su un totale di 30.000 metalmeccanici e la Fiom ha deciso di coinvolgere tutte le tute blu nella mobilitazione contro Montezemolo e Marchionne: «Per l’importanza della presenza Fiat sul territorio provinciale», dice Fiorani, «e per le ricadute che la decisione del gruppo potrà avere sull’intero settore, azioni di sciopero saranno estese a tutti i lavoratori metalmeccanici dell’industria».
Da parte sua Luca di Montezemolo non ha finora voluto commentare, nonostante le sollecitazioni, quanto sta accadendo a Maranello.
Solo una nota ufficiale affissa in bacheca all’interno dello stabilimento: «Chi parla di licenziamenti alla Ferrari non solo sbaglia ma dice il falso. Ferrari ha proposto ai sindacati un piano per mantenere l’occupazione salvaguardando il posto di lavoro anche a 100 lavoratori con contratto flessibile puntando su questi giovani per il futuro».
Intanto il tribunale del lavoro ha annullato un provvedimento disciplinare comminato a un dipendente e rappresentante sindacale Fiom (due giorni di sospensione) perche si sarebbe rifiutato di svolgere l’addestramento utile al fine di un abbinamento di mansioni. «Sono passati solo quattro anni da quando la Ferrari fu eletta «miglior posto in cui lavorare», i sindacati annuivano e Montezemolo era il super-presidente.