Brunella Bolloli, Libero 27/10/2011, 27 ottobre 2011
BOCCHINO GUIDA I QUARANTENNI COL VITALIZIO
Se gli italiani dovranno andare in pensione più tardi, a causa della crisi e del superdebito, per i parlamentari bastano cinque anni per intascarsi un ricco assegno mensile. Italo Bocchino, per fare un esempio, è alla Camera da prima del 2001 e, secondo il complesso meccanismo dei calcoli previdenziali dei parlamentari, nel 2013 potrebbe avere la pensione a soli 45 anni. Tu, chiamali, se vuoi, privilegi della casta. Non un sistema come quello dei comuni mortali, ma assegni per la vita, cioè vitalizi dei parlamentari, che oltretutto si possono accumulare a quelli di chi è stato anche solo una volta consigliere regionale.
Oltre all’assegno di fine mandato, per gli onorevoli scatta il vitalizio, contestatissimo quando si parla di manovre lacrime e sangue e s’invoca la scure sui costi della politica. Secondo il Regolamento approvato nel 1997, «il deputato, dopo 5 anni di mandato effettivo, riceve il vitalizio a partire dal 65esimo anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60esimo anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. L’importo varia da un minimo del 20 a un massimo del 60% dell’indennità parlamentare». Tale pagamento viene sospeso qualora il deputato sia rieletto. Vietato l’accumulo di vitalizi per chi ha cariche pubbliche ben remunerate (come i super manager).
Qualche ritocchino al ribasso c’è stato: scelta quasi obbligata visto che prima bastava essere stato tra i banchi di Montecitorio un solo giorno per portarsi a casa i denari. Gli aggiustamenti, però, valgono solo per gli eletti dal 2001. Come ha ricordato Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, è accaduto che nel 2008 Antonio Martusciello e Alfonso Pecoraro Scanio hanno maturato il diritto a riscuotere la “pensione” a 46 e 49 anni. Tra 19 mesi, cioè alla fine dell’attuale le legislatura, il finiano Bocchino potrà passare all’incasso a 45 anni, Giovanna Melandri a 51, Alessandra Mussolini a 50, Alberto Giorgetti a 45, Daniele Molgora a 51, il senatore Lucio Malan a 52 anni. Bocchino fa sapere che non è sua intenzione mollare il Palazzo e insiste affinché il governo accolga «la proposta del Pd, Enrico Letta, per equiparare il trattamento previdenziale dei parlamentari a quelli dei lavoratori dipendenti». Neppure il Pdl Malan ha in programma la pensione in tempi rapidi e sui vitalizi spiega:«Non sono regole che ho fatto io, ma sono regole che ho contribuito a cambiare». Infatti prima si arrivava a riscuotere anche il 100% dello stipendio lordo e i contributi versati erano a carico della Camera e del Senato. Un passo avanti, ma non abbastanza se è vero che l’Idv Antonio Borghesi ha proposto l’abolizione del vitalizio e solo in 22 (contro 498) hanno votato sì. Ancora più scandaloso l’accumulo di vitalizi per chi ha avuto anche un seggio in Consiglio regionale. E proprio qui ci sono le prime rinunce. Giacomo Bugaro, Pdl e vicepresidente del consiglio regionale marchigiano, ha formalizzato la sua rinuncia al “bonus”. Idem Giancarlo D’Anna (ex Pdl ora nel Misto), che però avverte: contenziosi in arrivo.
Brunella Bolloli