Francesco Merlo, Il Venerd? 28(10/2011, 28 ottobre 2011
IL VERO STUPIDO È INTELLIGENTE PER QUESTO PUÓ ESSERE FATALE
Il vero cretino è intelligente. Se è di sinistra, non sente il bisogno di leggere Gramsci perché gli basta vedere Santoro o Fazio, se è di destra quando gli prendono la multa reagisce come Berlusconi: «I vigili mi perseguitano ». È l’intelligenza l’arma micidiale del cretino, che non è mai troppo ignorante ed è ben vestito, proprio come ai tempi di Flaubert, che oggi aggiornerebbe il dizionario con «i telefonini sono odiosi e volgari, suonano dappertutto», «non esistono più i sapori di una volta», «io mangio solo biologico», «è andato in paradiso il grande Steve Jobs che ci ha insegnato a vivere». E il cretino intelligente ovviamente conosce l’inglese, pronunzia giunior il latino junior, dice network, family, cool, friendly, e il secchione sfigato è nerd, il fanatico del computer è geek. Se è raffinato intercala pure rendezvous, maquillage, savoir-faire, maître. E, quando può Geist,Weltanschauung, e per lui la delizia delle disgrazie altrui è sempre Schadenfreude. Anche se l’intercalare più intelligentemente cretino rimane of course inglese (of course, per esempio).
Si spaventava, Carlo Cipolla, che trattando della stupidità degli altri potesse meritarsi il titolo di stupido. Non voleva finire come quel matto che, andando contro senso in autostrada, pensava che tutti gli altri automobilisti fossero matti. Il suo saggio sulla stupidità si chiude con una raffica di grafici e suddivisioni in sottospecie e quadranti e frazioni che sistematizzano il tema della contaminazione ben oltre la stupidità dell’intelligente sino al vero problema dell’umanità, all’intelligenza dello stupido, alla «stupidità sostenuta» secondo la definizione che ne diede Robert Musil nel terribile 1936: «Se la stupidità non rassomigliasse perfettamente al progresso, al talento e alla speranza di miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido». Insomma, se non fosse anche intelligente, il cretino non sarebbe cretino. Il cretino-cretino infatti non esiste se non nella patologia, nell’insufficienza tiroidea, e va curato come tutti i malati, protetto e abbracciato come un fratello sfortunato, cretino in senso filologico, dall’antico provenzale crétin, cristiano, povero cristo e non, come prescrive Carlo Cipolla, «il tipo di persona più pericolosa che esista». È come il povero che vive in miseria perché non ha. Altra cosa è il miserabile, che è ricco, ma sceglie di vivere nell’avvilimento del povero di spirito. Sceglie, appunto. È responsabile di sé. Cretino per colpa. E magari per mestiere.
Il saggio di Cipolla è preceduto da un piccolo capolavoro sul ruolo del pepe e delle spezie nella storia che della teoria della stupidita è lo svolgimento pratico. Cipolla dimostra – senza dirlo – che l’Accademia degli storici e degli economisti storiografi, alla quale con molti titoli apparteneva, è un’accademia di stupidi, ovverossia di cretini intelligenti. Sostituisce infatti a tutti i loro studi, alla sapienza delle cattedre, alle teorie sugli Stati e sulle religioni, agli istogrammi sul progresso, insomma a tutto lo sforzo conoscitivo dei professori stupidissimamente intelligentissimi, i bisogni primordiali: la tavola, le spezie, il vino. L’Occidente, per esempio, decadde perché senza l’afrodisiaco pepe i maschi non si eccitavano abbastanza tenendo dunque bassa la natalità e alta la mortalità. L’impero romano crollò «per avvelenamento da piombo». E il vescovo di Brema inventò l’imperialismo «perché era ghiotto di miele e di selvaggina e sapeva che l’Oriente ne era ricco». E i vichinghi stavano sempre in giro a conquistare il mondo «per sfuggire alle loro donne che erano particolarmente infide e non si lasciarono mai sottomettere». E Pietro l’eremita ideò la Prima Crociata e sconfisse i pepatissimi musulmani perché «viveva di solo pesce e vino ma aveva un debole per i cibi pepati».
È ovvio che Cipolla, il quale aveva il nome adatto a una storiografia di indigestioni, condimenti e lacrime, temesse la reazione dei cretini intelligenti: «Spero che leggendo queste pagine non si convincano che lo stupido sono io». Conosceva il rischio di frasi come questa: «L’Inghilterra ha sempre avuto un clima piovoso e non è un caso che a inventare l’ombrello sia stato un inglese ». Per pudore e per timore scrisse dunque per pochi amici e in quell’inglese che – lo abbiamo visto – in Italia è ora la lingua del cretino intelligente. Cipolla lo sapeva già?
Di sicuro Cipolla è il profeta del cretino di oggi e della sua «prevalenza», per dirla con Fruttero e Lucentini, del cretino che usa concetti, ha facoltà di intendere e pratica la lettura, sia pure solo in bagno (e la sua cultura ne trattiene gli odori). E spesso il cretino intelligente dice di non avere troppo tempo per i libri e dunque «approfitterò dell’estate per leggere un po’».
Cretino cognitivo è la definizione migliore. Credevo che l’avesse usata Sciascia, sicuramente l’ha usata Domenico Starnone, ma ne rivendica il copyright, probabilmente a ragione, Daniela Maddalena, che nel 1997 scrisse Il Cretino cognitivo (Carabà Edizioni).
Ed è un tema comico ma anche tragico, come aveva ben capito Musil negli anni del consenso di massa a Hitler. Cipolla dedica pagine lucidissime sia al potere della stupidità sia alla stupidità del potere. Al primo si inscrive per esempio il mostro norvegese, Anders Behring Breivik, l’autore della duplice strage di Oslo e di Utoya, in cui morirono 76 persone. Breevik si è rivelato alla fine come uno spaventoso, fantasmagorico, tragico, colossale cretino che – attenzione – leggeva Kafka e Orwell e Machiavelli e la Bibbia. E le sue ossessioni erano le tipiche banalità del cretino cognitivo di destra, quello che «Oriana aveva capito tutto dell’Eurabia» e «il relativismo e l’Islam a braccetto stanno distruggendo il Cristianesimo e l’Occidente». Del resto è un cretino anche quel black bloc incappucciato che ha scritto con lo spray su una camionetta della polizia la parola loser (perdente), tipica del cretino cognitivo americano.
Se poi passiamo alla stupidità del potere il luogo ideale è l’Italia, innanzitutto quella dei grandi investigatori. Hanno scambiato le patate per il dna di Amanda, hanno accusato dell’omicidio di Yara un povero marocchino solo perché lo avevano sentito invocare il perdono di Allah, hanno bruciato ad Avetrana una strega al giorno, e via elencando. Tutto questo nel Paese che produce un’enorme quantità di (pessima) letteratura poliziesca: si calcola che su ogni 25 italiani c’è un cretino cognitivo che scrive gialli.
Nella politica si va dalla casa a sua insaputa di Scajola, a Brunetta ministro fantuttone, alla Gelmini che ha dovuto ritirare ben mille quiz dagli esami per preside… sino al voto della maggioranza dei deputati per confermare che davvero Rubi era stata scambiata da Berlusconi per la nipote di Mubarak. Ecco: neppure Cipolla era arrivato a immaginare l’Italia come la prima Cretinocrazia Cognitiva della storia.
Francesco Merlo