Giuliano Aluffi, Il Venerd 28/10/2011, 28 ottobre 2011
Leggete questo articolo: sbadiglierete in almeno tre casi su dieci - C’è ancora del mistero intorno allo sbadiglio, un evento comune a tutti i vertebrati che si verifica almeno 250 mila volte nella vita di ognuno di noi
Leggete questo articolo: sbadiglierete in almeno tre casi su dieci - C’è ancora del mistero intorno allo sbadiglio, un evento comune a tutti i vertebrati che si verifica almeno 250 mila volte nella vita di ognuno di noi. Fino a qualche anno fa si pensava servisse a incamerare, attraverso la bocca spalancata che risucchia aria, grandi quantità di ossigeno da mandare al cervello attraverso il sangue, e che questo servisse a tenerci svegli resistendo all’incombere del sonno. Ora la cosiddetta "teoria classica" è al tramonto. "Abbiamo smentito quest’ipotesi osservando che, se si respira una mistura di aria contenente più anidride carbonica del normale, aumenta la frequenza dei respiri, perché siamo in cerca di ossigeno, ma quella degli sbadigli rimane immutata" dice Robert Provine, docente di psicologia della University of Maryland, allievo di Rita Levi Montalcini negli anni Settanta. "Lo sbadiglio in realtà serve a raffreddare il cervello che, proprio come un computer, per lavorare al meglio non deve surriscaldarsi" sostiene Andrew Gallup, psicologo alla State University of New York e autore di uno studio sulla contagiosità dello sbadiglio pubblicato a settembre su Evolutionary Neuroscience. "Come l’abbiamo scoperto? Osservando che la frequenza dei nostri sbadigli varia col variare della temperatura. D’inverno, quando la temperatura esterna è inferiore a quella corporea e quindi sbadigliare permette di cedere calore, il 45 per cento delle persone che vedono uno sbadiglio in foto risponde con uno sbadiglio. In estate invece a farsi contagiare è solo il 24 per cento. Controprova: se appoggiamo sulla fronte una borsa dell’acqua calda, ossia se il cervello diventa più caldo della temperatura esterna, diventiamo più sensibili al "contagio" dello sbadiglio rinfrescante (che in questo caso avviene nel 41 per cento dei casi). Se la borsa è piena di ghiaccio, invece, il contagio scatta solo nove volte su cento". Si comincia a sbadigliare già a dodici settimane di vita, ma fino a circa cinque anni gli sbadigli altrui ci lasciano indifferenti, forse perché le capacità empatiche non sono ancora del tutto sviluppate. E lo sbadiglio è il massimo dell’empatia: James Anderson, docente di psicologia della Stirling University (Scozia), ipotizza che nel corso dell’evoluzione sia stato utile come segnale sociale per indicare rapidamente a tutti quelli che si hanno intorno la necessità di stare svegli nonostante la sonnolenza, magari per essere vigili contro i predatori. Servirebbe poi per sincronizzare il comportamento di gruppo: quando il leader di un gruppo sbadiglia, gli altri lo imiterebbero per mostrargli rispetto e dichiararsi pronti a intraprendere una nuova attività, quella che deciderà il capo. Del resto c’è chi usa lo sbadiglio come un vero mezzo di comunicazione: "I membri della popolazione brasiliana dei Bakairi sono soliti segnalare la fine delle loro conversazioni serali con uno sbadiglio rituale che passa per ogni componente del gruppo" dice Provine. "L’aspetto più curioso è che questa specie di socialità è "programmata" nel cervello senza dover passare per la coscienza: non si sbadiglia per il desiderio conscio di imitare qualcuno che sta sbadigliando, ma succede tutto automaticamente. Il fatto che il nostro sistema nervoso riesca a gestire in modo mirabile un segnale sociale come lo sbadiglio, indica che in qualche modo il sistema nervoso "sa" che cosa sia la socialità. E questo è straordinario. Così come è affascinante che qualsiasi cosa associata con lo sbadiglio provochi questo riflesso automatico, compreso leggere un articolo sul tema: in un esperimento abbiamo visto che in cinque minuti di lettura di un articolo di questo tipo, il 30 per cento dei soggetti sbadiglia e il 70 per cento dichiara di essere tentato di sbadigliare, mentre solo l’11 per cento del campione sbadiglia leggendo un articolo su un altro tema". La prima immagine che viene in mente pensando a chi sbadiglia è una bocca spalancata: basta questo, quindi, a causare sbadigli a catena? No, serve l’espressione intera della faccia. "Al punto che la foto di una persona che sbadiglia rimane contagiosa anche se cancelliamo la bocca. Al contrario, mostrare solo una bocca aperta a "O" non ha effetto" sottolinea Provine. E, per sbadigliare, basta anche solo pensarci. "E questa è la cosa più incredibile: il fatto che un fenomeno legato a un’area del cervello molto primitiva, il tronco encefalico (lo sbadiglio è un comportamento comune a tutti i vertebrati), sia collegato in qualche modo misterioso a funzioni cognitive di alto livello, che hanno il potere di scatenarlo" dice John Sarnecki, docente di filosofia della scienza alla University ofi Toledo (Ohio) e autore dello studio Content and contagion in yawning: "Lo starnuto è un altro comportamento involontario elementare, ma non è contagioso. Solo nello sbadiglio succede che le stesse aree cerebrali siano stimolate allo stesso modo sia da una percezione sensoriale (elaborazione automatica di basso livello) che da un’idea (elaborazione cognitiva di alto livello)". Ed è qualcosa che condividiamo con un numero sterminato di viventi: "Vedere un cane, un cavallo e un uomo che sbadigliano mi fa riflettere su come tutti gli animali siano costruiti secondo una sola struttura" annotava Charles Darwin nel 1838 sul suo taccuino. E perfino tra uomo e animale scatta il contagio: secondo uno studio della School of psychology di Birbeck (Londra) il 72 per cento dei cani che vedono il padrone sbadigliare fa altrettanto.