ROB PARENTEAU* , la Repubblica 27/10/2011, 27 ottobre 2011
AUSTERITà IN GRECIA UNA POLITICA SUICIDA
Venerdì, è trapelato un documento della Troika (Ue, Bce, Fmi) destinato a costituire la base dei negoziati sulla ristrutturazione del debito greco. In esso si ammette, addirittura nella prima pagina, che il «consolidamento fiscale espansivo» (Cfe), in Grecia almeno, si è dimostrato una contraddizione in termini.
Tra il 2009-2010, i cittadini dell´eurozona sono stati convinti ad accettare aumenti consistenti e pluriennali delle tasse e tagli alla spesa dello Stato come corollario di un consolidamento fiscale che avrebbe avuto effetti espansivi. Una disamina storica più approfondita suggerisce tuttavia che il consolidamento fiscale può essere espansivo solo date certe condizioni. Nello specifico, occorre che sia accompagnato da una diminuzione del tasso di cambio, per rafforzare il contributo del commercio estero alla crescita, e una diminuzione dei livelli dei tassi di interesse per stimolare la spesa sensibile al tasso di interesse di famiglie e aziende.
Nessuna di queste condizioni è automatica né è stata presente nell´eurozona nel periodo recente. Nella periferia i tassi di interesse sono saliti anche drammaticamente, e l´euro ha continuato ad apprezzarsi. Inoltre, il settore privato considera spesso una priorità la riduzione del debito e la ricostruzione del valore netto e tende quindi a risparmiare, abbassando in maniera anormale la sensibilità ai tassi di interesse del privato riguardo agli investimenti.
La Troika, oltre ad ammettere che il Cfe non ha dato in Grecia risultati, riconosce che quando si abbina al consolidamento fiscale pluriennale uno sforzo per svalutare sostanzialmente l´economia, ossia i redditi nominali per abbassare i costi e migliorare le prospettive del commercio, si mina la possibilità di incrementare gli introiti fiscali e dunque di raggiungere gli obiettivi fiscali. I flussi del Pil nominale in Grecia si sono già contratti di più del 7% dalla fine del 2008. Chi avrebbe immaginato che ciò avrebbe condizionato la raccolta fiscale?
Il documento della Troika non arriva al punto di ammettere che i politici greci sono richiesti di uccidersi da soli con politiche che, generando una deflazione del debito, stanno facendo implodere l´economia greca, ma ammette che il Cfe non funziona, perché sta avendo effetti contrattivi, mentre l´obiettivo di svalutare l´economia aggraverà la situazione generale nel breve-medio termine e comprometterà la capacità della Grecia di raggiungere gli obiettivi fiscali. Gli economisti della Troika non sono soliti fare questo tipo di ammissioni e quindi siamo inclini a considerarle serie.
La Grecia non è un caso speciale, ma un buon esempio di quel che può succedere quando si tenta un consolidamento fiscale in un Paese con rapporti debito privato/Pil alti, con una forte tendenza al risparmio privato e con deficit delle partite correnti ostici (condizioni che valgono anche per la Francia). Il Cfe richiede condizioni particolari. Una svalutazione interna svolta parallelamente al consolidamento finanziario farà sì che quest´ultimo sia condizionato negativamente dalla deflazione dei redditi. Non possiamo che concludere che l´approccio della Troika sia stato un fallimento (alla stessa conclusione sembra essere arrivata la Troika da sola). È imperativo che si esplorino nuove direttrici politiche, prima che le altre economie dell´eurozona siano messe in ginocchio da politiche della Troika basate sulla speranza e piene di difetti.
*Ricercatore associato
dell´Economics Institute del Bard College
Traduzione di Guiomar Parada