varie, 28 ottobre 2011
PALLINATO SU MATTEO RENZI PER IL FOGLIO DEI FOGLI
«I dinosauri non si sono estinti da soli» (slogan della convention Big Bang, organizzata da Matteo Renzi a Firenze lo scorso weekend).
Alla vigilia della tre giorni che si è svolta alla Stazione Leopolda di Firenze e che ha creato un terremoto all’interno del Pd, Matteo Renzi è stato stranamente prudente. Fabio Martini: «“Uno di noi, cioè di ragazzi o ragazze più giovani, dovrà candidarsi alle Primarie” ha annunciato. Ma che vuol dire “uno di noi”? Da un anno il sindaco di Firenze ripete che bisogna rottamare i “brontosauri”; della sinistra italiana e ora, proprio lui che ha fatto della spontaneità la sua cifra, si mette a giocare a nascondino?». Fabio Martini, La Stampa 28/10
«Renzi, il sindaco che la destra ci invidia» (striscione apparso alla manifestazione della Cgil dello scorso 6 settembre).
Da mesi a Roma i vertici del Pd sono terrorizzati da Renzi, «ogni volta spiazzati dall’imprevedibilità e dal coraggio del sindaco, che a differenza dei tanti trenta-quarantenni Pd non ha l’imprinting “unanimista” PciDs: il babbo di Matteo, Tiziano Renzi, ha fatto politica nella Dc e il figlio l’ha fatta nel Ppi, due partiti nei quali lo scontro tra persone e mozioni non era mai mediato. L’anno scorso per oscurare la Leopolda-1, l’entourage di Bersani organizzò l’assemblea dei segretari di circolo, mentre quest’anno a Napoli si riunisce il Forum con i giovani del Sud. E d’altra parte a Roma leggono i sondaggi, in particolare quello settimanale sulla fiducia nei leader “conosciuti” e nel quale Renzi occupa da tempo una delle prime tre posizioni». Fabio Martini, La Stampa 28/10
«Renzi è un riformista in ansia permanente» (Francesco Boccia). Giulia Cerasoli, Chi 12/10
«Matteo Renzi, nato a Firenze l’11 gennaio 1975. Cresciuto nelle giovanili del Ppi. Da pulcino vestiva la maglia dei boy-scout, ora sogna di diventare l’Obama italiano, ma ha serie difficoltà a giocare sulla fascia sinistra. Passa alla Margherita, e con quella maglia conquista la Provincia di Firenze. Esordio in Serie A: quando batte dalemiani e veltroniani nelle primarie per il sindaco. A 33 anni diventa primo cittadino, ora sogna la Coppa Palazzo Chigi. Non riuscirà mai a farsi dimenticare il terrificante titolo del primo libro: Tra De Gasperi e gli U2». Luca Telese, il Fatto Quotidiano 23/10
«Ma Matteo Renzi sarebbe il nuovo? A me sembra un vecchio democristiano molto paraguru» (Aldo Grasso). Aldo Grasso Corriere della Sera 17/9
A 19 anni partecipa alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno e vince 33 milioni di lire, «investiti nell’azienda di famiglia, la Chil, società di marketing. Bacchettone fin da ragazzo (contrario ai rapporti prematrimoniali), ancora devoto (messa la domenica, d’estate in Sardegna esercizi spirituali), molto amato da Cl, Renzi è stato il più giovane presidente di Provincia in Italia». Denise Pardo, l’Espresso 28/10
«Il mio impegno è nato da diverse esperienze personali: lo scoutismo, che è una grandissima educazione al carattere, alla socialità, alla responsabilità. Poi aver fatto l’arbitro di calcio, perché sei costretto a decidere, senza avere paura dei ragazzi più grandi che ti gridano in faccia di tutto su tua madre e tua sorella». Monica Ceci, Gioia 15/10/2010
Alle primarie per il sindaco di Firenze del 2009 ha battuto i candidati di Bersani e D’Alema presentandosi come outsider. Fabio Martini: «È l’unico trentenne del Pd che abbia avuto il coraggio di sfidare la nomenclatura di partito. L’ha battuta, anzitutto, per gli effetti di uno spregiudicato sistema di autopromozione: da presidente della Provincia, Renzi aveva autorizzato la spesa di tanto denaro pubblico per propagandare eventi che talora erano costati meno di quanto investito per pubblicizzarli. Alle Primarie Pd, Renzi ha azzeccato il messaggio: l’anti-casta sono io. Il tutto condito da un linguaggio diverso da quello autoreferenziale dei big della sinistra. Come la battuta con la quale ricorda la vittoria: “Non ho vinto perché io ero un ganzo, è che gli altri erano fave!”». Fabio Martini, La Stampa 23/6/2010
«Questa giovane generazione, che oggi per andare sui giornali deve parlare di me, è loffia» (Massimo D’Alema). Andrea Garibaldi, Corriere della Sera 9/9
Eletto sindaco di Firenze nel giugno 2009, dopo aver sconfitto il candidato del Pdl Giovanni Galli, «molto democrat nel modo di fare, in città gira anche in bici, quasi tutte le mattine jogging alle Cascine, una memoria formidabile per nomi e facce, dote molto berlusconiana, al sindaco, candidatosi contro tutto il partito, viene prima di tutto riconosciuto il gran colpo di aver smantellato la cupola di potere sedimentata in dieci anni di amministrazione di Leonardo Domenici». Denise Pardo, l’Espresso 28/10. Guadagna quattromila euro al mese: «Che va bene, ma è meno di quel che prende il capo segreteria di un consigliere regionale». (Monica Ceci, Gioia 15/10/2010)
La volta che un amico giornalista telefonò a Renzi per leggergli la statistica secondo cui la maggior parte dei ragazzi ha provato droga e sesso proprio nei boy scout: «O bischero, eri in minoranza anche lì». Sara Faillaci, Vanity Fair 16/2
Non ama le conferenze stampa «E non risponde ai giornalisti. A quelli che fanno domande, almeno. “No, figurati, di questa cosa non abbiamo parlato neppure con il Corriere della Sera e Repubblica”, è solito dire al cronista, con molta cortesia, il portavoce di Renzi. Alle conferenze stampa, poi, guai a uscire dal tema, perché il boy scout che crede in De Gasperi e negli U2 prende le sembianze dell’ex ct Marcello Lippi: “Mi chiedi se voglio rispondere a questa domanda? La risposta è no. Passiamo a un’altra domanda”». Giampiero Calapà, il Fatto Quotidiano 25/8/2010
«Insopportabile, mi sembra un furbetto, l’anti-partito d’azione per eccellenza. Condanno il suo modo di essere italiano» (Giorgio Bocca). Gabriella Colarusso, Lettera43 24/4
Veloce di testa, piglio da guascone, «ironico ma non autoironico, efficace in tv anche se non precisamente telegenico, sempre attaccato al suo iPad e ai social network, da sindaco, Renzi ha anche tirato fuori connotati caratteriali (è permaloso, centralizzatore) e di spessore che hanno incoraggiato perplessità alle quali dà corpo Peppino Caldarola, già direttore dell’Unità, che ha scritto su Linkiesta: “Dà l’impressione di non aver mai letto un libro”, “mi appare tremendamente privo di contenuti”». Fabio Martini, La Stampa 28/10
È salito alla ribalta nazionale come il “rottamatore” nell’agosto 2010, quando in un’intervista a Umberto Rosso di Repubblica attaccò i dirigenti del Pd: «Se vogliamo sbarazzarci di nonno Silvio dobbiamo liberarci di un’intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D’Alema, Veltroni, Bersani... Basta. È il momento della rottamazione. Senza incentivi. […] Ma li vedete? Berlusconi ha fallito e noi stiamo a giocare ancora con le formule, le alchimie delle alleanze: un cerchio, due cerchi, nuovo Ulivo, vecchio Ulivo... I nostri iscritti, i simpatizzanti, i tanti delusi che aspetterebbero solo una parola chiara per tornare a impegnarsi, assistono sgomenti ad un imbarazzante Truman show. Pensando: ma quando si sveglieranno dall’anestesia? Ma si rendono conto di aver perso contatto con la realtà?». Umberto Rosso, la Repubblica 29/8/2010
«Nome: Matteo. Cognome: Renzi. Soprannome: Veltroni» (Jena, La Stampa 28/10).
Dentro al partito Renzi può contare sull’appoggio dei veltroniani e «raccontano che anche Romano Prodi stia seguendo con molto interesse le mosse del “giovane” Renzi, benché abbia deciso di non partecipare alla manifestazione, per evitare polemiche dentro il Pd». (Maria Teresa Meli, Corriere della Sera 27/10) Fuori dal partito, «da fiorentino, è amico di Lorenzo Bini Smaghi, Pierluigi Vigna, ha buoni rapporti con Diego Della Valle, anche se per il momento le maggiori gratificazioni gli sono venute da uomini dello star system. Il ct della Nazionale di calcio Cesare Prandelli (potrebbe passare dalla Leopolda) ha definito Renzi “un fuoriclasse”, mentre Lorenzo Jovanotti durante un concerto, si è lanciato: “Se fai cose che ci piacciono, ti veniamo tutti dietro”». Fabio Martini, La Stampa 28/10
«Giulio Andreotti venne una volta in Provincia e lo feci sedere alla scrivania per firmare il libro d’onore, come si usa, e lui mi chiese: “Di chi è questa poltrona?”. Dissi che era mia. E lui: “Posso darle un suggerimento? Non la ceda mai, neanche in prestito”». Monica Ceci, Gioia 15/10/2010
D’Alema non lo sopporta, «di Renzi dice che “è brillante e bravo”. Poi aggiunge: “Abbiamo molti giovani bravi nel Pd, sono una ricchezza per il partito e hanno grandi responsabilità”. Una “carineria” quella dell’ex presidente del Consiglio. Che però sembra voler dire: di Renzi in giro ce ne sono tanti... Il segretario Bersani si limita a dire: “È una risorsa”. Fioroni ironizza: “Ai tempi della Dc dire che uno era una risorsa significava che non avrebbe fatto strada”. Ma Bersani puntualizza: “Io ero di un’altra parrocchia”. Orlando Sacchelli, il Giornale 26/10. Con Rosy Bindi l’odio è reciproco e manifesto. «Se Rosy Bindi quest’estate ha avuto il tempo per rileggere lo statuto del Pd non può non aver visto che c’è una norma che impedisce di candidarsi per più di tre legislature. Lei è alla sesta», le rispose dopo che il presidente del Pd gli ricordò che per presentarsi alle primarie avrebbe prima dovuto dimettersi dal Pd perchè, in base allo statuto del partito, «per il Pd l’unico candidato è il segretario». il Giornale 4/9
«Non mi piace la sinistra post-sessantottina che adora il lavoro degli operai quando gli operai sono altri». (Sara Faillaci, Vanity Fair 16/2)
Oggi il suo avversario principale nella sfida allla segreteria sembra essere Nicola Zingaretti, «46 anni, dieci più di lui, il suo esatto contrario (cioè volutamente dimesso e nell’ombra, attento e riflessivo, excursus politico ortodosso), e con il quale, nonostante un amichevole e molto mediatico caffè di pochi giorni fa, non si sono mai piaciuti. Figuriamoci adesso che Zingaretti, vista l’aria, potrebbe virare la barra del timone finora fermo in direzione del Campidoglio verso il Palazzo nazionale. Per questo Renzi vuole chiamarlo alle armi delle primarie insieme a Enrico Letta (incontrato anche lui come Parisi in separata sede). “Bravo! Loro si scontrano e tu vinci” ha commentato con lui un amico giornalista che lo conosce bene». Denise Pardo, l’Espresso 28/10