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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

IL MERCATO DELL’AUTO TORNA AL ’96

Dopo l’uscita da Confindustria il gruppo Fiat lascia anche l’Anfia, l’associazione delle aziende autoveicolistiche: l’annuncio è stato dato ieri all’assemblea della stessa Anfia da Eugenio Razelli, presidente di quest’ultima e numero uno della Magneti Marelli. «Troveremo il modo di lavorare insieme nell’interesse del settore», ha detto ieri Razelli, il quale ha dato le dimissioni dalla presidenza di Anfia. «Una scelta che abbiamo valutato con grande serietà e che non ha nulla a che vedere con ragioni politiche», ha detto ieri Sergio Marchionne, numero uno di Fiat e di Chrysler, nel suo discorso all’assemblea. Con l’uscita non solo di Fiat ma anche della stessa Marelli e di Iveco, l’associazione si riduce a un gruppo di aziende medio-grandi, pur prestigiose (dalla Pirelli alla Brembo alla Sogefi) e a una miriade di fornitori di piccola taglia: il comparto della componentistica comprende 2.300 imprese con 169mila addetti, un fatturato di 42,2 miliardi di euro e un export di 16,4 miliardi. Dal punto di vista economico, le società che fanno capo al Lingotto pesavano per il 63% dei contributi associativi ad Anfia.

Il settore auto in Italia sta attraversando un momento difficilissimo: secondo Razelli il 2011 potrebbe chiudersi con 1,74 milioni di auto vendute contro gli 1,96 dell’anno precedente. «A settembre la raccolta ordini è risultata in calo del 6,5% rispetto a settembre 2010» e «molto probabilmente il 2012 chiuderà con immatricolazioni ancora ridotte sul 2011». La filiera dell’auto - che dà «il contributo più significativo alle entrate fiscali dello Stato, con quasi 68 miliardi di euro nel 2010» - ha visto un ulteriore aggravio nel 2011: dagli aumenti delle accise su benzina e gasolio all’incremento dell’Ipt, al rialzo dell’Iva. Secondo Razelli la sommatoria degli interventi porterà a un gettito addizionale per lo Stato di 1,2 miliardi quest’anno e 2,4 nel 2012. Questo carico fiscale aggiuntivo - ha osservato - «non farà che deprimere ulteriormente il mercato, facendo perdere alle casse dello stato l’extra-gettito Iva derivante dalla vendita di nuove vetture». L’Anfia chiede al governo (attuale o futuro) l’abolizione dell’Ipt, l’imposta provinciale di trascrizione; tasse di circolazione e polizze assicurative rimodulate secondo il principio "chi inquina paga"; un credito d’imposta strutturale per la ricerca; la defiscalizzazione degli utili reinvestiti per l’acquisto di veicoli innovativi.

Quanto agli altri mercati dell’auto, l’Europa (-1,1% nei primi nove mesi del 2011) è esposta alle conseguenze della crisi del debito sovrano, anche se Marchionne dice di non credere agli scenari più negativi. Va bene invece l’America - il manager si è detto fiducioso che «il Pil americano inizierà a riprendere la curva di ascesa già nel 2012 - e grazie ai paesi emergenti le vendite globali di auto toccheranno quest’anno il record di 75 milioni per poi salire a 83 (80 nelle ipotesi più prudenti) nel 2012. Mai come in questo caso, dunque, si può parlare di più velocità. Marchionne cita Bruce Springsteen, uno dei suoi autori preferiti: «Siamo a metà strada dal paradiso ma solo a un miglio dall’inferno». Ovvero, «stiamo andando nella direzione giusta, abbiamo scampato il peggio, ma non ne siamo ancora abbastanza lontani». L’America ha risolto i suoi problemi dopo la crisi del 2009, adattando la capacità produttiva alla domanda, ma in Europa «non possiamo dire lo stesso». Anzi, «nulla è cambiato da allora». Il manager invita «capi di governo e costruttori di auto ad affrontare e risolvere la mancanza di competitività del sistema».

In un settore destinato - ha ripetuto Marchionne - a essere dominato da 5-6 grandi gruppi, Fiat ha scelto la strada dell’alleanza con Chrysler che la porterà a vendere 4,2 milioni di auto nel 2011 con un target di 5,9 nel 2014. Chrysler contribuirà già dal terzo trimestre 2011, i cui risultati verranno resi noti venerdì, con un utile quasi doppio di quello della stessa Fiat. Marchionne - che dal primo gennaio assumerà la presidenza dell’Acea, l’associazione europea dei costruttori - ha ribadito gli impegni a investire in Italia, senza però fornire più dati di quanti diffusi finora; proprio venerdì si dovrebbe sapere quali informazioni il Lingotto ha fornito alla Consob in risposta alla lettera dell’authority dei mercati.