Max Cassani, La Stampa 28/10/2011, 28 ottobre 2011
Ora anche lo sci è diventato “slow” La crisi cambia il modo di vivere la neve. Si riscoprono le più economiche località di valle, fondo e fuoripista MAX CASSANI Disoccupazione, precariato, aumento delle tasse, delle bollette
Ora anche lo sci è diventato “slow” La crisi cambia il modo di vivere la neve. Si riscoprono le più economiche località di valle, fondo e fuoripista MAX CASSANI Disoccupazione, precariato, aumento delle tasse, delle bollette. Persino dell’età pensionabile. La crisi picchia duro e gli italiani - non è una novità - non hanno più soldi da sprecare. Non li hanno per iscrivere i figli all’asilo, figuriamoci per farsi la settimana bianca a Cortina come il cumenda e la Sandrelli in «Vacanze di Natale». I consumi sono ridotti all’osso, specie quelli costosi e superflui come lo sci. Il settore del turismo invernale ne risente già da tempo. La scorsa stagione, pur prodiga di fiocchi, si era chiusa con un calo di presenze sui monti del 4,5% (-5,1% di fatturato). Peggio è andata a negozianti e marchi tecnici, che hanno dovuto fare i conti con perdite tra il 30 e il 40%. È questo lo scenario dipinto anche dall’osservatorio montano di Skipass, la fiera del settore in scena a Modena da sabato al 1˚ novembre, da sempre indicatrice delle nuove tendenze. Dunque, per quest’anno niente sci? Tutti al mare d’inverno? Non esageriamo. Semplicemente, a fianco allo stile classico, stanno emergendo nuovi modi di vivere la neve, condizionati appunto dal periodo di austerity. Sciare costa carissimo, dallo skipass all’albergo? Ecco che la gente non prenota più in anticipo, men che meno in agenzia di viaggio. Preferisce cogliere le offerte e le occasioni last-minute su Internet, con cui si può risparmiare fino al 30% sui pacchetti: lo ripetono in coro un po’ tutte le Atp di montagna, dal comprensorio della Via Lattea alle Alpi Friulane. E pure Trademark Italia, società di consulenza specializzata nel turismo di montagna, che aggiunge: «Le vacanze sono sempre più spezzettate: si riduce la permanenza, si scia per meno tempo, si spende meno nel dopo-sci, dal ristorante allo shopping». Altra novità: si è sciolta l’alta stagione e la classica settimana bianca, a favore dei weekend lunghi. «Fatta eccezione per Capodanno, i turisti di montagna stanno imparando a diluire le proprie vacanze sulla neve lungo tutto l’inverno», sottolinea l’osservatorio di Skipass. Non è un caso che le prenotazioni per il periodo natalizio (il più caro) si sono dimezzate o giù di lì. La tendenza più marcata per quest’inverno sarà però l’allargamento della forbice tra località top e piccole stazioni di valle. Un fenomeno già evidenziato l’anno scorso, e che quest’anno conoscerà la consacrazione. «Sarà lo stress della vita moderna, sarà che c’è bisogno di rallentare, che ci si è stancati del caos e delle piste affollate come un supermercato la vigilia del dì di festa. Sarà soprattutto perché le nostre tasche sono sempre più vuote che si sta imponendo un nuovo stile di vivere la neve. Più consapevole, più ecologico, più slow», recita il manifesto degli slow skier, un movimento di appassionati che intende lo sci in maniera più lenta e sostenibile. E così, mentre lo sci da discesa perde praticanti (-3,5%) sono in aumento tutte le altre attività sulla neve: dallo sci di fondo (+5%) al fuoripista e allo scialpinismo (+9%), dalle economicissime escursioni con le racchette da neve al nordik walking. A costo zero (o quasi) offrono il massimo contatto con la natura. Meglio ancora se in località «cordless», senza impianti, lontano dal chiasso e dall’inquinamento dei grandi caroselli. È vero, le stazioni più grandi e blasonate - da Courmayeur a Cortina a Campiglio - sono chic e internazionali. Sono in grado di offrire strutture, servizi e chilometri di piste che i piccoli borghi non hanno. Ma il fatto è che la maggior parte della gente non può più permettersi il lusso di spendere oltre 40 euro per uno skipass giornaliero. Né una coppia con figlio al seguito sborsare 800-900 euro solo per l’hotel durante il ponte dell’Immacolata (stima: Skipass). Ecco allora che le località no-global si stanno prendendo la rivincita. Non fanno parte di alcun comprensorio, magari hanno una seggiovia e tre skilift in tutto ma possono ancora considerarsi autentiche e a misura d’uomo. Posti dove agli impianti ci arrivi a piedi, senza dover impazzire anche per il parcheggio. Dove lo skipass non costa una fortuna e puoi mangiare una polenta in rifugio (buona) senza dover staccare un assegno.