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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

SILVIO E UMBERTO, ADDIO MITO DECISIONISTA LA MAXI SCENEGGIATA DEI "LADRI DI PISA"

La strada è stata individuata, guarda caso cinque minuti prima dei tg, ma Bossi resta pessimista. Perfetto. Mentre il presidente Berlusconi è, come sempre, speranzoso. Ma chissà.
Se il Senatùr fosse nato in Puglia quelli come lui lo chiamerebbero «levantino», o peggio. Se fosse di Reggio, Cosenza o Catanzaro tirerebbero in ballo i mercanti della «Calabria saudita». Nel caso di Napoli o della Sicilia, figurarsi; e per quanto riguarda Roma, lasciamo perdere . Ma il punto vero è che ben al di là di qualsiasi pretesa implicazione etnica, nazionale e anche internazionale che sia, Bossi si è confermato ieri uno dei due più formidabili tappetari della scena pubblica.
L´altro è appena un gradino sopra nella gerarchia delle istituzioni. L´uomo che in passato nemmeno voleva sentire parlare di «vertici» e che alla guida della Fininvest aveva addirittura inventato le riunioni all´impiedi, cioè senza sedie per evitare inutili perdite di tempo, beh, ieri il Cavaliere è rimasto inchiodato dalla mattina alla sera attorno a un tavolo di Palazzo Grazioli, e quando attorno a lui tra ministri, dignitari e notabili del centrodestra erano già 12 o 13, a un certo punto ha chiamato pure Moffa e Viespoli.
L´interminabile consesso ha prodotto una situazione apparentemente e sostanzialmente contraddittoria che si risolve in un esito dal sapore abbastanza retrò: l´intesa c´è, ma il governo rischia. Ancora (come ai tempi di Ciriaco e Bettino). A sua volta, l´ossimoro dovrebbe trovare forma e contenuto in una misteriosa lettera, cosiddetta «d´intenti», che il presidente Berlusconi dovrebbe oggi illustrare ai leader dell´Unione europea.
Il grado di fiducia di questi ultimi nei suoi confronti è apparso evidente nello sketch delle risatine franco-tedesche. E tuttavia, anche dando per scontata l´ambiguità della inconclusa proposta, se non la furba evanescenza dell´intero pacchetto pensioni con il suo turbinio di numeri, l´unica certezza è che Berlusconi non avrà alcun ritegno a reclamizzare la più grande riforma previdenziale della storia europea, eccetera. O almeno, è sicuro che ci proverà.
Se il ministro Bossi infatti, pur con tutti i suoi malanni, resta uno sperimentato incantatore di serpenti e un prezioso specialista dell´ammuina, il modello evoluto che Berlusconi ha interpretato per anni rientra perfettamente nelle antiche parti e tecniche dei teatrini ambulanti che Guy Debord, il profeta de La società dello spettacolo, ha posto a fondamento dell´odierno potere: protettore, seduttore, illusionista e imbonitore. E se pure con il tempo, con il decadimento fisico, il bunga bunga e la crisi economica, la figure del padre, quella del seduttore e quella dell´illusionista sono venute decisamente meno, il Cavaliere rimane pur sempre uno straordinario venditore, o piazzista.
Con il che la sceneggiata previdenziale lumbard conosce l´ennesima replica, ma a Bruxelles. La trama, d´altra parte, sembra ripetersi secondo logiche e risorse narrative abbastanza simili. C´è di solito un evento esterno: un provvedimento economico necessitato, un´emergenza cui fare fronte, una spedizione militare da finanziare, un deputato da spedire o meno in galera. A questo punto la Lega mette il viso dell´armi e fa finta di piantare la grana: altrimenti è crisi, elezioni, e intanto Bossi fa pernacchie e gestacci per la strada, i maroniti fremono, Calderoli frena e così via. Allora Tremonti sparisce, Berlusconi si rinserra nel bunker di palazzo Grazioli e media, con la partecipazione eccezionale di Gianni Letta.
E´ già accaduto per un paio di manovre, per un paio di finanziamenti in Iraq e in Afganistan e per le sorti dell´onorevole Milanese. Il colmo è che sovente lo stesso Berlusconi, in vano estro barricadero, designa tutto questo «il teatrino della politica». In realtà, anche senza deprecare una politica finita prigioniera dello spettacolo, al Cavaliere e al Senatùr si adatta magnificamente l´arcana espressione dei ladri di Pisa: «che il giorno leticano - si legge sul Dizionario della Crusca - e la notte vanno a rubare insieme». Soddisfatti e preoccupati nel più complice disaccordo fasullo.