MICHELE BOCCI la Repubblica 26/10/2011, 26 ottobre 2011
2 articoli - NEGLI STATI UNITI SONO SEMPRE DI PIÙ LE STAR CHE CORREGGONO LA ROTTA E DICONO NO ALLA SALA OPERATORIA E ANCHE IN ITALIA GLI INTERVENTI DI RINOPLASTICA DIMINUISCONO RISPETTO A TUTTI GLI ALTRI DI CHIRURGIA ESTETICA - Contrordine in sala operatoria: basta nasi rifatti
2 articoli - NEGLI STATI UNITI SONO SEMPRE DI PIÙ LE STAR CHE CORREGGONO LA ROTTA E DICONO NO ALLA SALA OPERATORIA E ANCHE IN ITALIA GLI INTERVENTI DI RINOPLASTICA DIMINUISCONO RISPETTO A TUTTI GLI ALTRI DI CHIRURGIA ESTETICA - Contrordine in sala operatoria: basta nasi rifatti. Finisce l´era delle facce tutte uguali a seconda del periodo in cui i loro proprietari le hanno portate dal chirurgo plastico. Punte alla francese, gobbe alla greca, setti corti alla hollywoodiana sono un ricordo. In clinica ci si entra meno e soprattutto si esce senza darlo a vedere. Oggi nel nostro paese, concordano i medici, va il naso "naturale", cioè molto simile all´originale. Le persone chiedono correzioni non eclatanti, che magari attutiscono i difetti ma non li cancellano. Così quando si guardano allo specchio non si trovano troppo cambiate. I motivi? Stiamo seguendo l´onda che arriva dagli Stati Uniti, dove gli interventi diminuiscono perché molte star sfoggiano in mezzo al viso nasi piuttosto importanti. Tra il 2001 e il 2010 si è passati da 177mila a 133mila rinoplastiche all´anno. Cambiano i canoni di bellezza, i vip "rifatti" non sono più un obiettivo da raggiungere. Sembra un primo passo vittorioso della campagna lanciata quest´estate da Kate Winslet contro i ritocchi estetici che impediscono di invecchiare. Anche da noi si inizia a vedere una flessione tra le donne degli interventi di rinoplastica, che costano tra 4 e 10mila euro. Non è facile avere un dato preciso, perché non esiste un registro per questo tipo di operazioni, che sarebbero circa 55mila all´anno, ma la tendenza è a un calo rispetto ad altri lavori dei chirurghi estetici, 2.500 professionisti, come le protesi alla mammella, che sembrano non conoscere crisi. I nasi rifatti nel 2009 erano il 17% del totale, l´anno scorso sarebbero scesi al 15%. I pazienti hanno cioè preferito altri interventi. Al di là dei dati c´è anche la tendenza a quella che alcuni medici non esitano a chiamare "chirurgia segreta". «Ci chiedono di migliorare l´aspetto ma senza che gli altri capiscano perché», spiega dalla Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica Francesco D´Andrea, ordinario alla Seconda Università di Napoli. «Del resto il naso è tridimensionale - prosegue - avanza rispetto agli altri elementi del viso e non è possibile creare artifici che lo riguardano senza essere scoperti». Il mercato negli ultimi anni è cambiato e i professionisti lo stanno seguendo. «Un tempo c´erano colleghi bravissimi nella rinoplastica - prosegue D´Andrea - ma che facevano sempre la stessa punta, lo stesso naso a tutti. Oggi chi viene nei nostri studi vuole di più: non perdere le proprie caratteristiche, mantenere la naturalezza». Non dipende tutto dalla domanda, anche i medici rivendicano la loro parte. «Abbiamo contribuito ad allontanarle da una chirurgia artefatta - dice il medico - Purtroppo continuano a bussare ai nostri studi molti ragazzini, ma se sei un professionista serio non li operi, li mandi via». Negli Usa il calo della rinoplastica è una tendenza ormai accertata. Rispetto ad un settore che non sente la crisi anche in Italia gli interventi al naso stanno frenando. La Cliniqué è una società che mette a disposizione chirurghi plastici a prezzi concorrenziali in una trentina di strutture private in Italia. Propone tariffe già rateizzate e ha un sistema di sconti per i "last minute". Il punto di osservazione è piuttosto privilegiato perché i casi trattati ogni anno sono tanti. Le rinoplastiche arrivano a 7-800. «La richiesta di questo intervento da parte delle donne è in calo - dice Omar Fogliadini, ad de la Cliniqué Italia - Tra gli uomini questa tendenza si apprezza meno». Anche chi si rivolge a questa aziende ha le idee chiare, vuole un naso "naturale". *** L´intervista Il professor Marco Klinger illustra gli stereotipi degli ultimi decenni "Quelle facce tutte uguali oggi nessuno le vuole più" Il professor Marco Klinger in 25 anni di lavoro ha visto nasi di tutti i tipi e ne ha operati migliaia. Direttore della cattedra di chirurgia plastica all´Humanitas di Milano è uno dei professionisti più richiesti del nostro paese. Quali rinoplastiche venivano fatte un tempo? «Intanto c´erano i nasi anni Sessanta. Iperscavati e con le punte pinzate, come se la paziente fosse stata da poco morsa da un cane. Tutto sommato non stavano male quando venivano messi su una bella ragazza. Il problema arrivava quando quelle signore invecchiavano. L´effetto diventava tragico». Le è capitato di rioperare donne non soddisfatte di quegli interventi? «Qualche volta si, ma visto che il naso era stato molto tagliato non era facile». E gli anni Ottanta? «C´erano degli stereotipi. A tutte veniva fatto un dorso nasale concavo, una punta piccolina e un po´ all´insù. In più doveva essere corto. Non erano brutti ma tutti uguali, le persone avevano scritto sulla fronte che si erano rifatte il naso». E com´era a quei tempi il rapporto con i pazienti? «Sicuramente più sportivo, ora chi arriva da noi è diventato molto esigente. Una volta si fidavano di più del chirurgo plastico, oggi sono tutti preparati, magari male. Resta comunque un dato: la rinoplastica è l´intervento estetico con il più basso indice di contenzioso. I pazienti difficilmente si lamentano dei risultati». E i nasi rifatti oggi? «Naturali. Lo dico sempre alle mie pazienti. Azzecchiamo il risultato quando dopo la mia operazione si sentono dire: "Come stai bene, ti sei tagliata i capelli? Hai fatto un bel viaggio?". La chirurgia non si deve vedere». (mi.bo.)